Responsabilità sociale d'impresa

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“Milioni di persone affidano i risparmi a fondi pensione, fondi d’investimento e assicurazioni. Enti che di rado badano alle conseguenze sociali delle loro strategie finanziarie. Per uscire dalla crisi occorrono nuove forme di regolazione dell’economia”. (Luciano Gallino)

 

Introduzione

Il tema della Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI) sta guadagnando, nel post crisi economica, la priorità nell'agenda politico istituzionale. L’interesse ad un percorso etico, non avido, attento ad una sostenibilità di sistema e non particolare ha origini culturali legate agli anni' 70 con la diffusione dei temi di responsabilità sociale in molti contesti.

Oggi, in quasi tutto il mondo industrializzato si possono trovare luoghi, centri studio ed esperienze di RSI che ancor faticano di fronte a decenni di edonismo (massimo utile nel più breve termine) ed al disinteresse diffuso di ciò che accade con gli investimenti oltre mare. La finanziarizzazione dell’economia è guidata da un solo principio: la massimizzazione del rendimento del capitale investito. Se gli investitori scoprono che una grande impresa forestale offre rendimenti pari o superiori al 15% sul capitale procederà all’acquisto di titoli di quell’impresa nonostante sia impegnata nella deforestazione dell’Amazzonia dalla quale tutti noi traiamo ossigeno.

La Responsabilità Sociale d'Impresa, ancor’oggi su base volontaristica, vorrebbe porre un freno a questa deregulation. É stata definita dal Libro Verde della Commissione Europea (in.pdf) del 2001 come “un'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là, investendo nel capitale umano, nell'ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate”.

Si afferma cioè un diverso modo di guardare all'impresa, la quale deve assumere nuovi ruoli, non più solo determinati dal rispetto degli obblighi giuridici ma anche di quelli umani, ambientali e sociali. Ciò ha portato il management aziendale ad assumere maggior consapevolezza riguardo l’ interdipendenza tra i risultati economici e i risultati sociali.

Affermando la loro responsabilità sociale e assumendo di propria iniziativa impegni che vanno al di là delle esigenze regolamentari e convenzionali alle quali devono comunque conformarsi, le imprese adottano una visione globale, che tenga conto anche dello sviluppo sociale, della tutela ambientale e del rispetto dei diritti fondamentali.

Sostanzialmente si tratta di una forma di responsabilità volontaria che le imprese tendono ad assumere nei confronti dei loro interlocutori sociali, in conseguenza del fatto che esse comprendono l'importanza della fusione delle componenti sociali e ambientali con quelle economiche.

 

Un pò di storia

La prima matrice della RSI è tipica dell’ambiente anglosassone che va dal contrattualismo di Hobbes fino all’utilitarismo di Bentham. L’altra invece è italiana e trae origine dall’umanesimo civile (XV° secolo); il suo riferemtno teorico – filosofico è l’etica delle virtù, tratta prima da Arisotele e poi da Tommaso d’Aquino.

Per Stefano Zamagni la prima differenza attiene alla concezione della natura umana che è fortemente pessimistica. Vi sono 2 detti latini che ne fanno triste sintesi: "Homo homini lupus" e "Mors tua vita mea".

La concezione che deriva dal nostro umanesimo civile parte invece da una considerazione antropologica opposta ove l’uomo tende al bene ed il mercato diviene il luogo idealtipico per umanizzare i raporti interpersonali. I primi banchieri, fondatori dei Monti di Pietà, si rifacevano a questo umanesimo.

La seconda differenza è altrettanto radicale. Nella concezione anglosassone l’impresa è una merce (this firm as a commodity) di breve periodo mentre nella matrice umanistica è un’associazione, una comunità di lungo periodo.

La terza differenza riguarda il bene. Per gli anglosassoni trattsi del “bene totale” mentre per gli umanisti nostrani del “bene comune”. La RSI abita lo spazio tra le ultime due concezioni; in sintesi tra il “dare per avere” ed il “dare per dovere”.

 

L'impresa socialmente responsabile nell'epoca della globalizzazione

L'esplosione dell'interesse nei confronti della Responsabilità Sociale d'Impresa è dovuta a molteplici ragioni, ma in modo particolare è riconducibile al cambiamento culturale che si è sviluppato negli ultimi anni. Tale mutamento è connesso al fenomeno della globalizzazione e alle trasformazioni che essa ha apportato nel ruolo dell'impresa nella società. In conseguenza dell'enorme influenza economica, politica e sociale che possono assumere le attività delle imprese transnazionali, ci si è chiesti se la “mera ricerca del massimo profitto” non sia un concetto superato e se non vadano ricercati nuovi criteri per misurare il successo dell'impresa.

Con la globalizzazione sempre più aziende operano attraverso i confini, innescando una corsa al ribasso per i diritti dei lavoratori. Spesso le multinazionali che controllano il sistema produttivo mondiale hanno grandi responsabilità sulle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni influenzate dalla loro produzione e raramente sono tenute a rendere conto legalmente delle loro azioni negli Stati in cui si verificano le violazioni più elementari dei diritti dei lavoratori o del patrimonio ambientale.

Le comunicazioni sempre più transnazionali dovrebbero aiutare l’opinione pubblica riguardo le implicazioni sociali e ambientali delle scelte manageriali delle imprese transnazionali. Dovrebbero aiutare il consumatore a discernere in base ai comportamenti i suoi acquisti. Acquistare un paio di scarpe anzichè un altro può influire sulla salvaguardia del patrimonio naturale.

Quindi, la contemporanea azione dei fenomeni di globalizzazione dei mercati e di trasparenza nei flussi d'informazione sull'attività delle aziende offre l'opportunità a gruppi di pressione e attivisti di ricordare alle imprese le loro responsabilità più generali, non solo di tipo economico.

Tra i criteri d'acquisto di questa nuova generazione di consumatori iniziano ad assumere sempre maggior importanza l'integrità e l'etica aziendale. Si tratta prevalentemente di criteri immateriali quali la reputazione, la trasparenza e la credibilità. Il valore sociale risulta essere sempre più integrato nella creazione del valore economico, in vista di una crescita a lungo termine basata sulla tutela dell'ambiente, sullo sviluppo sostenibile e sulla giustizia sociale.

 

La Tripple Bottom Line

Le strutture di governo nazionali non sempre possiedono la capacità di trovare un equilibrio adeguato tra l'interesse pubblico e gli interessi dei privati. Per questo è importante il ruolo di raccordo che viene svolto dalle strutture intermedie quali le imprese, le associazioni e le organizzazioni dei consumatori. Infatti, ora che parti importanti della vita sociale ed economica degli Stati non sono attribuibili con certezza né al settore pubblico né a quello privato, queste entità intermedie diventano sempre più importanti per la gestione e la creazione di uno sviluppo sostenibile.

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato definito nel rapporto della Commissione Brundtland del 1987 come “ciò che soddisfa le necessità del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze”. La linea guida che sta alla base di tale definizione è la salvaguardia della crescita e dello sviluppo economico, attraverso meccanismi e approcci metodologici finalizzati alla difesa dei principali diritti sociali ed ambientali.

La Dichiarazione di Rio del 1992 (in. pdf) identifica tre dimensioni fondamentali di sostenibilità: sociale, ambientale ed economica. Condurre le imprese verso la sostenibilità richiede un cambiamento radicale nel loro modo di concepire e misurare la propria performance, poiché significa ragionare in termini di Triple Bottom Line, cioè di prosperità economica, qualità ambientale e giustizia sociale. Ciò comporta lo sviluppo di un'economia sostenibile globale. Oggi le imprese sono le sole organizzazioni con le risorse, la tecnologia, il campo d'azione e la motivazione per realizzare l’inversione di tendenza.

 

Il quadro normativo internazionale

Le multinazionali in quanto entità economicamente imponenti, tecnologicamente dotate e geograficamente diffuse ed hanno quindi la capacità di mobilitare più risorse di quanto non possano fare gli stessi Stati che le ospitano. Proprio per il potenziale di cui sono dotate, le organizzazioni internazionali hanno adottato una serie di iniziative per regolare la condotta delle multinazionali orientandole ad intraprendere comportamenti socialmente responsabili.

È possibile suddividere tali iniziative in due distinte categorie.

La prima è rappresentata dalle dichiarazioni di principi generali, ovvero documenti non vincolanti ai quali le multinazionali dovrebbero ispirare la propria condotta come nel caso dei 10 principi del Global Compact (in. pdf). Si tratta di un'iniziativa adottata dalle Nazioni Unite volta a fornire un quadro completo a tutela dei diritti umani (principi 1-2), del lavoro (principi 3-6) dell’ambiente (prinicipi 7-9) e contro la corruzione (priniciio 10). Il documento si rivolge alle grandi imprese, alle organizzazioni non governative, alle organizzazioni dei lavoratori e in genere a tutti gli attori della società civile.

In quest'ottica si inquadrano anche le Norme sulle Responsabilità delle Compagnie Transnazionali riguardo ai diritti umani promosse dalle Nazioni Unite (in. pdf), le quali delineano un'esauriente lista di obblighi per le imprese in materia di diritti umani, evidenziando buone prassi e diverse modalità di monitoraggio e attuazione.

La seconda categoria è costituita dagli Standard, anch'essi non vincolanti, ma più precisi nello stabilire una serie di parametri e fissare dei modelli di comportamento con cui confrontarsi come nel caso delle Linee Guida per le imprese multinazionali dell'OCSE (in. Pdf) e della Dichiarazione tripartita dell' OIL (in. pdf). La finalità principale di questi strumenti è quella di costituire degli orientamenti per il legislatore, i governi e le imprese in materia di responsabilità sociale d'impresa.

Anche l'Unione Europea ha mostrato una particolare attenzione al tema del comportamento sociale dei governi e delle imprese, ma il concetto di responsabilità sociale d'impresa assunto in sede comunitaria è legato solo in senso migliorativo rispetto agli obblighi di legge e non sostitutivo a questi. Quindi, anche la prospettiva europea è orientata a vedere la responsabilità sociale come una scelta volontaria per le imprese e non come un'opzione vincolante.

A livello italiano è stata condotta un’interessante ricerca dal centro ICSR – Italian center for Social Responsability. Trattasi di uno studio il cui scopo consiste nel delineare lo stato dell’arte delle politiche di incentivazione messe a punto dalle autorità pubbliche sia a livello europeo che a livello nazionale per perseguire la RSI.

 

La società civile

L'interesse della società civile nei confronti delle questioni relative alla responsabilità sociale d'impresa ha iniziato a crescere in modo considerevole a partire dagli anni Ottanta, quando numerose organizzazioni non governative hanno iniziato a mobilitarsi attorno a temi quali il lavoro minorile, i diritti dei lavoratori, il commercio equo solidale e la tutela ambientale.

Tali organizzazioni hanno sviluppato diverse forme di attivismo nei confronti delle multinazionali:

· “l'attivismo da guardia”, orientato ad identificare la negligenza e le cattive abitudini delle imprese e portato avanti da organizzazioni come Greenpeace e Human Rights Watch;

· “il movimento del commercio equo”, promosso da associazioni come Efta, volto a creare un commercio internazionale che garantisca ai produttori e ai lavoratori un trattamento economico e sociale equo e dignitoso.

· “l'attivismo nelle cause transnazionali”, ovvero organismi come l'International Labor Rights Fund che si attivano per intentare cause contro le multinazionali che portano avanti pratiche non virtuose;

· “la ricerca critica e la pubblica educazione”, ovvero organizzazioni, quali Amnesty International, che si occupano di informare l'opinione pubblica, ma anche quella accademica sull'importanza dell'impatto che le azioni delle multinazionali possono avere sia nell'ambito dei diritti umani che in quello ambientale.

Ma la società civile non è protagonista solamente attraverso le attività svolte dalle organizzazioni. Infatti, si occupa anche di promuovere molte campagne importanti sia a livello italiano che europeo sulla responsabilità sociale d’impresa, intesa come necessità del rispetto dei diritti da parte delle imprese e non come semplice filantropia.

In particolare, iniziative quali la Campagna Meno Beneficenza Più Diritti che vuole promuovere regole vincolanti che inducano le imprese ad adottare comportamenti socialmente responsabili in tutto il mondo e la Clean Clothes Campaign, una campagna internazionale costituita per migliorare le condizioni di lavoro nel settore dell'industria tessile mondiale.

Il Centro Nuovo modello di Sviluppo cerca di smascherare da anni il maquillage delle imprese con la faccia pulita e gentile dei benefattori dietro alla quale si celano politiche non sempre corrette. A tal fine ha creato il portale “Imprese alla sbarra” per monitorare il comportamento di grandi famiglie, società, marchi, settori e sistemi di certificazione.

Un esperimento interessante è Veneto Responsabile, associazione nata nel giugno 2003, che costituisce uno dei primi tentativi italiani di riunire, intorno allo stesso tavolo, e quindi di fare rete tra gli attori economici sociali ed istituzionali di un territorio, per promuovere un processo di sviluppo della Responsabilità Sociale d’Impresa anche attraverso l’attivazione di nuove modalità di relazione tra i diversi attori in gioco.

Tra le iniziative che cercano di diffondere alla cittadinanza e presso tutti gli attori sociali una cultura della Responsabilità Sociale d'Impresa sono nate va ricordata la fiera del sociale Terra Futura, una mostra convegno internazionale dedicata alle buone pratiche di sostenibilità. Va segnalato inoltre "Dal dire al fare", il salone italiano dedicato in maniera esclusiva alla Responsabilità Sociale d’Impresa, giunto nel 2009 alla sua quinta edizione, che si propone come un luogo di scambio e di incontro tra pubblico, privato e non profit, dove promuovere le iniziative di responsabilità sociale e favorire lo sviluppo di comportamenti sostenibili dal punto di vista economico e sociale.

Ma anche sul web possiamo trovare dei canali interessanti volti a diffondere una cultura orientata alla responsabilità. Dai percorsi formativi di Impresa solidale al primo social network italiano delle realtà equo sostenibile, un vero e proprio spazio pensato per lo scambio di idee tra produttori, consumatori, imprese e pubbliche amministrazioni.

Importanti attività correlate d’informazione vengono svolte da appositi osservatori. L’Osservatorio sulla finanza fornisce un’informazione critica sul mondo bancario e finanziario mentre il sito delle banche armate aggiorna riguardo gli istituti di credito che finanziano il comemrcio d’armi.

A livello europeo l'European Coalition for Corporate Justice cerca di monitorare, all'interno dell'Unione Europea, le tematiche legate alla Responsabilità Sociale d'Impresa.

 

Conclusioni

Oggi, dopo dieci anni di dibattito, la volontarietà da parte delle imprese di adottare pratiche socialmente responsabili è l'unica scelta possibile, poiché non esistono ancora standard codificati e condivisi sulla RSI. Ma l'autogestione etica delle imprese non funziona. Le reti di ONG impegnate in tutto il mondo chiedono che la materia venga regolata dal diritto internazionale, poiché in un'economia globale le sole legislazioni nazionali non sono sufficienti, in quanto non prevedono l'intervento sul comportamento dell'impresa all'estero.

 

Bibliografia

Bagnoli L., “Quale responsabilità sociale per l'impresa?”, Franco Angeli, Milano, 2004

Lucchini M., Molteni M., “I modelli di responsabilità sociale nelle imprese italiane”, Unioncamere Centro Studi, Milano, 2004

Valentini S., “Responsabilità sociale d'impresa e globalizzazione. Verso un'internazionalizzazione sostenibile”, Franco Angeli, Milano, 2004

 

Documenti utili

Il glossario di Valore Sociale (in pdf)

La ricerca dell’ICSR (in pdf)

(Scheda realizzata con il contributo di Daniela Bortolotti)

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Video

RSI: intervista a Lorenzo Sacconi, direttore di Econometica