Quei giovani che di sera vanno ad ascoltare poesie

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Immagine: Lipslam.it

In un periodo dove si parla di isolamento, di paura e di morte, la poesia orale sta aggregando, rassicurando e accendendo, attraverso l’annunciazione di versi, fede verso la vita. A raccontarcelo è Gloria Riggio, una studentessa di lettere prossima alla laurea, nonché giovane poetessa siciliana. Gloria ci spiega che in questi giorni a Parigi si stanno svolgendo i mondiali di Poetry Slam, una competizione fra giovani poeti che salgono su un palco per annunciare ognuno le proprie poesie.

Il poetry Slam “è uno spettacolo di poesia orale in formato di competizione che nasce”, spiega l’intervistata, “nel 1987 a Chicago ad opera del poeta Marc Kelly Smith con l’idea di portare, o riportare, la poesia tra la gente”.

“Nel 1984 Smith decide di andare in un Jazz Club per leggere le sue poesie ad alta voce e iniziare la sua esibizione poetica”, racconta Gloria Riggio, “chiedendo un feedback al pubblico che poi, nel 1986 cambierà nella richiesta di un voto”. Questo, sottolinea la giovane poetessa, “è un passaggio importante perché il voto stesso serviva al poeta per comprendere come la poesia riusciva a parlare alle persone”. 

In Italia il Poetry Slam, sebbene alla fine degli anni Ottanta fosse già in atto qualche evento che “chiedeva alla poesia di andare fra la gente per capire cosa la poesia potesse dire”, arriva nel 2001 “per mezzo”, racconta la studentessa, “di Lello Voce il quale invitando poeti non del tutto affermati, dà una prima apertura a questo modo di fare poesia”. A seguire, nel 2013 nasce la LIPS (Lega Italiana del Poetry Slam) “la quale ne formalizza il coordinamento a livello nazionale e regionale”. 

Se si decide di andare a una serata di Poetry Slam ci si deve aspettare “un format organizzato in un locale, in un teatro o in un parco, in cui ci sono due presentatori, sei poeti e dove il pubblico è sempre chiamato a interagire”.Gloria, oltre a essere una studiosa di lettere, un’amante della poesia, una scrittrice di poesie, è anche una persona che legge i suoi versi in questi momenti dove la voce di chi parla diventa la pelle di chi ascolta. Infatti, ci spiega opportunamente, “che il pubblico non interagisce soltanto attraverso i voti, ma anche con delle forme molto più delicate per far capire se piace o no un testo, come ad esempio, per mezzo dello schiocco di due dita. Una modalità questa che ha lo stesso obiettivo di un plauso ma non interrompe la performance e fa arrivare al poeta che legge l’apprezzamento al verso. Poi, ovviamente, continua nell’intervista, “la competizione risulta quasi pretestuosa, è un modo”, esemplifica, “per dare un contenitore di forma a quello che importa davvero e cioè dire, fare e ascoltare poesia: ci sono molti giovani che il venerdì sera vanno ad ascoltare la poesia”.

Quest’ultima affermazione ci dice che la poesia non resta confinata nei chiostri universitari, accademici o nei salotti poetici, lì, fortunatamente permane, ma, attraverso l’oralità, sta calpestando terreni più eterogenei e di alture diverse. Insomma: è possibile conoscere la poesia dal vivo anche senza un invito a presentarsi. A tal proposito, sono molto interessanti le informazioni che l’intervistata ha preziosamente, in veste di studiosa, fornito: “con il Poetry Slam”, spiega, “sta accadendo il contrario: da dentro le università si va a studiare il fenomeno fuori”. Il processo, dunque, è descrittivo e non prescrittivo, ovvero: “non va dalla cattedra alla gente ma dagli ambienti strettamente connessi con la poesia si sente la necessità di descrive il fenomeno” e di teorizzare su quest’ultimo, di, per dirla ancora una volta con le chiarificatrici parole di Gloria, “tracciare la traiettoria che sta prendendo la poesia orale, una pratica che, oggi come in passato, è in grado di intercettare un canale comunicativo estremamente efficace”.

Non è un caso se “quello che succede oggi non è distante da quello che facevano i trovatori o gli aedi in passato”È come se ci fosse un ritorno a una modalità che predilige l’aspetto orale. I giovani poeti vivono la poesia anche attraverso la recitazione di versi che parlano di quello che in quel momento hanno da dire e, in un’epoca dove la velocità pare voler superare anche sé stessa e dove le cose vivono il tempo necessario per condividerle, l’oralità oltrepassa questi limiti che minano la stabilità interiore dell’essere umano, permettendo alla poesia di uscire dai confini di un libro e farsi velocemente aria da respirare, per respirare meglio. 

“C’è un grande interesse da parte del pubblico a livello transgenerazionale”, commenta Gloria parlando del Poetry Slam, poi continua: “questo format intercetta, grazie all’oralità della poesia, l’inclusività”. Vale a dire che non esclude nessun tipo di voce né di ascolto. E avere questa qualità, oggi, significa prendersi cura anche dell’aspetto umano, quello che va oltre ogni forma d’arte, oltre ogni genere letterario, oltre qualsiasi regola e limite: una qualità questa, afferma con trasporto Gloria, “che consente l’avvicinamento alla poesia a coloro che sono interessanti o semplicemente curiosi”. 

Al di là delle tematiche che può trattare, la poesia orale sta diventando, e i giovani poeti ne sono le prove viventi, “un mezzo per decifrare la realtà che negli ultimi anni ci ha portato a distanziarci dagli altri” perché, come sostiene la poetessa siciliana, essa “aiuta alla identificazione di sé attraverso l’identificazione dell’altro”. Come? 

Intercetta un canale comunicativo intimo e quindi, di colpo, grazie all’ascolto dei versi si prova immediatamente empatia: si famigliarizza con punti di vista che fino a quel momento non sono stati immaginati. In altre parole, ci si identifica (in tempo reale) attraverso l’altro e, in questo modo, si crea un domino che non fa cadere ma tiene in piedi un capitale umano mantenuto in attivo dalla poesia.

Francesca Bottari

Sono nata a Cles il 15 settembre 1984. Dopo essermi laureata in Lingue e Culture dell’Asia Orientale a Venezia, ho vissuto in Cina e in altre nazioni. In passato mi sono occupata di giornalismo e di inchieste. Oggi vivo a Bassano del Grappa, dove ogni giorno mi alleno a vivere scrivendo poesia: francescabottari.it

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