Caso marò e imbarazzanti affari di armi di Finmeccanica e della Beretta in India

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Il Beretta Arx160 è in gara per le FF.AA. dell'India -Foto: IndianDefence.com

 “Sfrontate e imbarazzanti”. Così l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia (OPAL) con un comunicato definisce le iniziative del Governo italiano e della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta recentemente promosse in India. Come Unimondo ha documentato, nonostante l’indecente trattamento da parte delle autorità indiane dei due marò italiani, il Governo italiano ha permesso all’azienda a controllo statale Finmeccanica di inoltrare la richiesta di partecipazione al salone militare Defexpo 2014 (New Delhi 6-9 febbraio): richiesta che Finmeccanica si è vista rifiutare dal Ministero della Difesa indiano perché una delle sue controllate, l’AgustaWestland, è sotto indagine in India con l’accusa di corruzione. La ditta Beretta, invece, ha partecipato a Defexpo e in quella sede ha annunciato alla stampa internazionale di essere in gara per la fornitura di 66mila fucili d’assalto alle Forze armate indiane.

«L’iniziativa dell’azienda Beretta ci amareggia ed è motivo di forte imbarazzo non solo per le nostre associazioni ma credo anche per tutte quelle realtà della nostra provincia che in questi due anni hanno seguito con apprensione l’incresciosa vicenda dei due fucilieri della Marina Militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone» – dichiara Piergiulio Biatta, presidente di OPAL Brescia. Proprio nei giorni in cui la Corte Suprema indiana si accingeva a valutare l’applicazione della legge antiterrorismo quale base di imputazione per i due marò, il direttore generale del gruppo Beretta, Carlo Ferlito, annunciava dal salone militare di New Delhi la partecipazione dell’azienda alla gara per la fornitura di fucili d’assalto all’esercito indiano. «Pur comprendendo l’esigenza della Beretta di operare nel mercato internazionale riteniamo che la partecipazione alla gara delle Forze Armate indiane sia non solo irrispettosa nei confronti dei due fucilieri ma in aperto contrasto con il senso di responsabilità che la ditta bresciana dichiara di perseguire» – conclude Biatta. [1]

Secondo quanto dichiarato dal direttore generale del gruppo Beretta, Carlo Ferlito, alla rivista “Jane’s” durante il salone militare Defexpo, l’esercito indiano inizierà a maggio le prove tra i modelli dei fucili d’assalto di quattro ditte [2] in gara per l’acquisizione da parte delle Forze armate indiane di 66mila fucili per una commessa del valore di circa 300 milioni di dollari (oltre 230 milioni di euro). Il modello presentato dall’azienda italiana è il fucile d’assalto Beretta Arx 160  Il fucile d’assalto Arx 160 era in mostra, insieme ad altri modelli di armi del gruppo Beretta, al salone Defexpo di New Delhi. [3]

Ma ancor più imbarazzante e sconcertante è l’atteggiamento del Governo italiano. Il Ministero degli Esteri, infatti, da un lato nei giorni scorsi ha avviato una serie di iniziative presso l’Onu per far riconoscere la violazione da parte dell’India dei diritti umani dei due marò, dall’altro ha permesso la partecipazione delle aziende italiane al salone militare di New Delhi rimediando così l’umiliazione di veder estromesse da Defexpo tutte le società del gruppo Finmeccanica per violazione del regolamento, sulla base di una norma che vieta la partecipazione alle aziende che hanno avuto condanne negli ultimi cinque anni o che sono sotto indagine da parte del Central Bureau of Investigation (CBI) indiano con l’accusa di corruzione. Come noto AgustaWestland, società del gruppo Finmeccanica, è sotto inchiesta in India per il presunto caso di corruzione che riguarda la fornitura al governo indiano di 12 elicotteri Aw 101 VIP: commessa che è stata cancellata da parte delle autorità indiane che hanno accolto la richiesta di arbitrato avanzata dall'azienda italiana.

 «Il governo italiano per solidarietà verso i due marò e in considerazione del regolamento di Defexpo poteva risparmiarci questa ulteriore figuraccia che non è sfuggita agli osservatori internazionali» – commenta Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL. «Se il Ministero degli Esteri intende davvero essere credibile nella sua iniziativa di denuncia delle violazioni dei diritti dei due fucilieri da parte delle autorità indiane un “asso nella manica” ce l’ha: può sospendere tutte le autorizzazioni all’esportazione di armi e di sistemi militari destinate alle Forze armate e alla Polizia indiane. Sarebbe tra l’altro un atto dovuto, in ottemperanza alla nostra normativa nazionale che vieta le esportazioni di armi quando sono in contrasto con i fondamentali interessi dello Stato e verso i paesi che violano i diritti umani» – conclude Tombola. [4] 

Negli ultimi cinque anni, cioè dal 2008 al 2012, i governi italiani hanno autorizzato esportazioni di sistemi militari verso l’India per un valore di quasi 945 milioni di euro e nell’ultimo biennio (2011-12) sono stati consegnati al Ministero della Difesa indiano armamenti per oltre 378 milioni di euro: oggi l’India è uno dei principali paesi destinatari di armi “made in Italy”.

Come l’Osservatorio OPAL ha ripetutamente documentato, il fucile d’assalto Beretta ARX 160, oltre che alle Forze Armate italiane e alle Forze Speciali albanesi è in dotazione alle forze armate e alle Polizie di diversi paesi: nel 2009 è stato acquisito dalla Polizia Federale del Messico; nel 2011 è stata autorizzata l’esportazione al Turkmenistan di 1.680 di questi fucili d’assalto dotati di 150 lanciagranate GLX 160 e oltre 2 milioni di munizioni; nel 2012 è stata autorizzata l’esportazione alle Forze armate dell’Egitto di 35 fucili ciascuno corredato da caricatori e baionetta e muniti di 35 lanciagranate e da silenziatori dell’azienda bresciana Beretta; e per finire sempre nel 2012 è stata autorizzata la vendita alle forze armate del Kazakistan di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160, insieme con 40 lanciagranate cal. 40mm modello GLX-160 comprensive di 1000 granate dello stesso tipo.

«Si tratta di esportazioni di armi d’assalto per le Forze armate di alcuni tra i paesi più repressivi del mondo» – commenta Giorgio Beretta, analista di OPAL. «Gli ultimi due governi italiani (Berlusconi e Monti) hanno potuto autorizzare queste esportazioni giovandosi anche della quasi totale mancanza di controllo da parte del Parlamento. E’ perciò quanto mai urgente che il Parlamento torni ad assumere il ruolo che gli compete ed esamini con attenzione l’operato dell’esecutivo in questo settore che riguarda direttamente la politica estera e di sicurezza del nostro paese. Ed è tempo che il Ministero degli Esteri riprenda il confronto con le associazioni impegnate nel controllo del commercio di armi: un confronto ripetutamente sollecitato dalla Rete italiana per il Disarmo alla quale finora il Ministero degli Esteri non ha risposto» – conclude Beretta. 

Note: 

[1] Nel suo Codice Etico, la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta afferma la «consapevolezza che un'impresa è valutata, oltre che per i risultati economici che consegue e per la qualità della sua produzione, anche sulla base della sua capacità di produrre valore e creare benessere per la collettività». E tra i “valori” evidenzia il “senso di responsabilità” che è «fondato sulla correttezza delle azioni, la trasparenza delle responsabilità e la continuità dei rapporti nei confronti di tutti gli stakeholders (clienti, azionisti, dipendenti e collettività in generale), garantite attraverso la necessaria attenzione alle norme ed al corretto operare nonché al dialogo ed alla chiarezza che costituiscono il fondamento per rapporti duraturi».

[2] Oltre alla Beretta, le aziende in gara sono: l’israeliana IWI con il Galil Ace 1, la statunitense Colt con l’Advanced Combat Rifle e la Czeca della Repubblica Ceca con il CZ 807A Bren model.

[3] Il fucile Beretta ARX 160 – secondo il laboratorio indiano che ha effettuato l’esame balistico sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie – sarebbe stato usato dai marò italiani che il 15 febbraio di due anni fa uccisero i due pescatori indiani, Celestine Valentine e Ajesh Binki. Di fatto il fucile Arx 160 non era tra le armi in dotazione ai soldati italiani impegnati in operazioni antipirateria che utilizzavano invece altri fucili Beretta (l’AR 70/90) che impiegano lo stesso tipo di munizioni.

[4] La legge n. 185 del 9 luglio 1990 (“Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”) stabilisce infatti che «L'esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali» (art. 1, c. 5).  L’esportazione di materiali di armamento è inoltre vietata «verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa» (art. 1, c. 6).

Fonte: OPAL Brescia

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