Sessualità

Stampa

"La salute sessuale è l'integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell'essere sessuato al fine di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell'amore". (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1974)

 

Introduzione

La sessualità è una componente fondamentale e complessa dell’essere umano che comprende l’identità, il sesso, la salute, la riproduzione, il benessere, la psiche, i diritti umani e riporta a sé gravi problematiche della comunità internazionale quali la violenza sessuale, le mutilazioni genitali femminili, la prostituzione, le disuguaglianze di genere. La donna è spesso vittima principale di governi pigri nel prevenire gravi violazioni dei diritti umani e garantire il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, all’informazione sulle moderne tecniche di contraccezione, all’eliminazione delle discriminazioni, delle differenze di genere e delle violenze.

 

Diritti civili e sessualità

I principali diritti civili dell’individuo legati a una sessualità responsabile, consapevole senza coercizione o violenza sono il diritto di fondare una famiglia, alla salute sessuale e riproduttiva e di accedere ai servizi sanitari, di decidere il numero e l’intervallo dei propri figli, all’informazione sulla pianificazione familiare ed il diritto di accedere ai servizi di pianificazione.

Il diritto alla salute sessuale e riproduttiva è riconosciuto come uno dei diritti umani fondamentali dall’ordinamento internazionale, nonché da molti accordi universali:

  • La Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo, tenutasi a Teheran nel 1968, è la sede nella quale i “diritti riproduttivi” sono stati per la prima volta presi in considerazione e qualificati come diritti umani. La Dichiarazione si propose un controllo delle nascite e la diffusione di metodi contraccettivi nei paesi meno sviluppati, al fine di stimolare lo sviluppo economico.
  • La Conferenza Internazionale delle donne a Città del Messico del 1975, è la sede nella quale si parla di “diritti riproduttivi” al femminile, facendo riferimento sia al controllo delle nascite, che alla riproduzione artificiale. In questo contesto si sono identificati tre obiettivi prioritari da realizzare: parità, sviluppo e pace.
  • Durante la Conferenza Internazionale del 1994 al Cairo, venne negoziato (da una delegazione di 179 Stati) il Programma di Azione su Popolazione e Sviluppo dei prossimi 20 anni e i temi del diritto alla riproduzione, alla salute sessuale, al diritto ad essere informati e ad avere accesso ai metodi di pianificazione familiare, vengono connessi all’obiettivo della stabilizzazione demografica e dello sviluppo sostenibile.
  • La Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino, del 1995, ha rafforzato gli accordi del Cairo e riaffermato molti principi da essa sanciti. Il paragrafo 96 decreta che “I diritti umani includono il diritto ad avere controllo e a decidere liberamente e responsabilmente circa la propria sessualità, la propria salute sessuale e riproduttiva, senza coercizione, discriminazione e violenza”. Il Programma di Azione si propone di migliorare la situazione di tutte le donne, ma una particolare attenzione è riservata a coloro che si trovano in condizioni svantaggiate e che soffrono della carenza di adeguate strutture sanitarie.

La mortalità materna è una delle più gravi conseguenze di questa emergenza, e conta all’anno più di 500.000 vittime, soprattutto nei paesi dell’Africa e dell’Asia meridionale. In base a un rapporto Unicef il rischio di mortalità materna nel corso della vita oscilla da 1 su 47.600 in Irlanda (che ha il livello più basso del mondo) a 1 su 7 in Niger che ha il tasso più alto. La disuguaglianza è abissale soprattutto considerando che la maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata solo prevenendo gravidanze non sicure o garantendo la presenza di personale medico opportunamente formato (soprattutto laddove una donna è costretta a raggiungere l’ospedale a piedi e per molti kilometri di cammino). Tuttavia i servizi di family planning non sono disponibili facilmente nei paesi non industrializzati e, secondo alcuni dati della Nazioni Unite, nel mondo sono 137 milioni le donne che non riescono ad accederne. Questo è un vero scandalo per i diritti umani, e in particolare per il diritto alla vita e alla salute.

La riduzione della mortalità materna è un obiettivo accolto dalla Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo del Cairo, dalla Quarta Conferenza Mondiale delle Donne e dalla Campagna del Millennio - Quinto Obiettivo.

Per realizzare tale obiettivo si dovrebbe rispondere alle seguenti necessità:

1. migliorare le condizioni di vita di molte donne;

2. garantire servizi di assistenza medica prima e dopo il parto;

3. fornire l’educazione necessaria per una sessualità sana e una maternità e paternità responsabile;

4. fornire servizi di pianificazione familiare;

5. evitare il ricorso ad aborti clandestini.

Aborto e sterilizzazioni forzate rappresentano violazioni dei diritti riproduttivi e dell’integrità fisica e mentale equivalenti alla tortura. Le donne devono avere accesso ai servizi di aborto sicuro e legale in caso di gravidanze causate da stupro, abuso sessuale o incesto.

Le Conferenze Internazionali del Cairo e di Pechino hanno escluso il ricorso all’aborto come metodo di pianificazione familiare e, dunque, come strumento d’ esercizio del diritto riproduttivo.

 

A livello regionale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità pone fra gli obiettivi prioritari da realizzare in Europa quello di tutelare la salute sessuale e riproduttiva dei giovani e delle fasce a rischio al fine di prevenire il rischio di contagi (da malattie infettive, HIV, HPV, etc.) e di gravidanze indesiderate. Il Programma Europeo per la salute 2008-2013, promuove stili di vita sicuri nei comportamenti sessuali dei giovani e delle giovani attraverso iniziative quali campagne d’informazione o educazione sessuale, garantendo una maggiore accessibilità ai servizi di assistenza e consulenza per la contraccezione.

La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riconosce il diritto di fondare una famiglia e di decidere il numero e l’intervallo dei propri figli. Gli altri diritti civili connessi alla sessualità e riconosciuti a livello universale si rifanno direttamente al diritto all’informazione e alla salute.

 

A livello nazionale

In Italia il Ministero della salute ha istituito un piano d’azione, per la tutela della salute sessuale, che assume come priorità:

- L’educazione dei giovani sui temi della sessualità e della riproduzione;

- La contraccezione;

- La riduzione delle gravidanze indesiderate, in particolare nelle adolescenti;

- La prevenzione dalle malattie sessualmente trasmettibili, soprattutto dal virus dell’HIV.

L’educazione sessuale è una materia introdotta da molti anni in Svezia (1956) dove è obbligatoria per i ragazzi dai 7 ai 19 anni e in Francia dove è obbligatoria come materia dal 1973. In Italia è stata emanata la più recente proposta di legge nel 1992, a cui comunque non si è dato seguito. L’inserimento di programmi di educazione sessuale fra quelli scolastici è auspicabile per far affrontare ai giovani una sessualità responsabile e consapevole. Tuttavia nel nostro paese si è ancora restii per la persistenza di controversie di natura ideologica, morale e religiosa.

 

Salute sessuale e AIDS/HIV

L’AIDS è una catastrofe globale responsabile di oltre 20 milioni di morti in tutto il mondo, ed è la prima causa di morte in Africa, dove 22 milioni di persone vivono col virus dell’HIV. La maggior parte delle infezioni si contrae per via sessuale o durante la gravidanza, il parto, l’allattamento e soprattutto attraverso il gran numero di violenze sessuali che si verificano. Ne consegue che la maggior parte dei contagiati sono di sesso femminile (circa il 55%).

Le donne che, in alcune regioni impoverite, non hanno un ruolo considerevole o autoritario, non riescono a prendere decisioni sulla propria salute sessuale o a imporre l’uso del preservativo per proteggersi dal contagio. In altri casi non riescono ad accedere ai mezzi contraccettivi per disinformazione, povertà, o perché vivono in aree rurali, distanti dalle strutture sanitarie. Per rispondere all’epidemia dell’HIV, alle discriminazioni e alle violenze, i governi devono attivarsi e attuare politiche che seguano gli standard in materia di diritti umani e rispettino la dignità di tutti gli individui. Il sesto obiettivo della Campagna del Millennio è proprio quello di combattere, o iniziare un’inversione di tendenza del virus HIV.

 

Violenza sessuale

La definizione più ampia di violenza sessuale fa riferimento “a qualunque atto di violenza che produca danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche”. La maggior parte delle violenze avviene ai danni della donna (su 100 stupri più di 90 sono donne e meno di 10 uomini) ed è compiuta da persone che conoscono la vittima. Frequenti casi di violenza si verificano proprio laddove c’è più bisogno di aiuti umanitari e dove c’è povertà, dunque, con profonde conseguenze per la salute sessuale e mentale di chi è stato aggredito.

La percentuale si aggrava nei periodi di conflitto bellico in cui i soldati usano la violenza sessuale come vero e proprio metodo di combattimento per fiaccare la resistenza psicologica della popolazione e distruggere l’identità etnica e nazionale. Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia (1993) e per il Rwanda (1994) sono stati i primi a perseguitare atti di violenza sessuale considerandoli gravi violazioni della Convenzione di Ginevra in quanto crimini contro l’umanità, di guerra e di genocidio.

Successivamente, lo Statuto di Roma (1998), che istituisce la Corte Penale Internazionale, ha stabilito che “stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata e altre forme di violenza rientrano nella fattispecie dei crimini di guerra come gravi violazioni della Convenzione di Ginevra”. Dieci anni dopo, le Nazioni Unite, con la risoluzione n.1820 del 19 giugno 2008, riconoscono la violenza sessuale come vera “arma di guerra” e chiedono ai governi e alle parti belligeranti di proteggere i civili da tali crimini. La risoluzione in oggetto è un atto storico, in quanto mette in evidenza un cambio di prospettiva determinante: lo stupro, non è più valutato come effetto della guerra ma come arma di guerra, uno strumento di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Episodi di violenza sessuale sono diffusi anche in situazioni meno gravi e familiari. Un esempio è la violenza domestica, perpetrata dal partner o dal coniuge verso la donna o i minori. Questo tipo di violenza è comune a ogni società e cultura, ma è difficile calcolare le dimensioni del fenomeno perché raramente denunciato. Inoltre, la violenza domestica ha incontrato a lungo l’ostacolo del silenzio pubblico e politico.

Per fermare l’oblio e l’indifferenza connessi al tema, i ministri della Giustizia dei paesi membri del Consiglio d’Europa si sono riuniti il 18 e il 19 giugno 2009 per la 29esima Conferenza dal titolo: “Spezziamo il muro del Silenzio – Uniti contro la violenza domestica”.

In questa conferenza gli Stati si sono impegnati ad agire seguendo tre direttive: prevenire, proteggere e perseguire. Inoltre, il Comitato di esperti del Consiglio d’Europa è stato incaricato di stendere una nuova Convenzione sul tema entro il 2010.

 

Mutilazioni genitali femminili

Secondo l’OMS sono circa 135 milioni le donne e le bambine che hanno subito un’asportazione totale o parziale dei genitali. Tali pratiche, che ledono gravemente la salute fisica e psichica delle bambine e delle donne che lo subiscono vigono ancora in molte comunità africane e asiatiche.

Le mutilazioni genitali femminili rappresentano una palese violazione dei diritti umani della donna e numerosi sono gli strumenti legislativi internazionali che tutelano tali diritti. Gli Stati che praticano tali torture devono adeguare le loro legislazioni interne ai vari trattati internazionali, fra cui:

1. “Dichiarazione del Cairo per l’eliminazione delle MGF” (06/2003)

2. “Dichiarazione ONU sulle mutilazioni genitali femminili” (02/2008)

3. “Dichiarazione del Cairo sulle MGF più cinque” (12/2008)

Le MGF oggi sono condannate dall’OMS, da tutte le organizzazioni internazionali e osteggiate da numerosi gruppi di attivisti perché:

- rappresentano una grave forma di violenza, nonché di controllo della sessualità femminile e permettono il perpetrarsi di un’ideologia discriminatoria nei confronti delle donne di queste comunità.

- sono discriminatorie e violano il diritto delle donne alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani come prevedono tutti i principali strumenti del diritto internazionale.

- hanno anche gravi conseguenze sulla vita sessuale e sulla salute riproduttiva delle donne (aumenta notevolmente il tasso di mortalità durante il parto).

 

Tratta, sfruttamento sessuale e prostituzione

Per tratta s’intende il reclutamento e il trasferimento di persone mediante minaccia, impiego di forza e altre forme di coercizione allo scopo di sfruttare le stesse per prostituzione, abusi sessuali, schiavitù. Le donne e i minori sono le principali vittime di questo spaventoso traffico di cui non si conoscono con chiarezza le dimensioni, ma che pare si stia addirittura allargando. Si è creato una specie di mercato globale dell’ultimo millennio fatto della compra-vendita di esseri umani, dello sfruttamento sessuale di donne e bambine (costrette spesso a prostituirsi), del turismo sessuale e che nasconde un’economia di grandi profitti basata su un abuso dei diritti umani.

Il turismo sessuale è un sistema illecito di sfruttamento della prostituzione. In molti casi il turista sessuale cerca proprio minori, la possibilità di usare violenza sulle donne, uomini, transessuali, bambini e adolescenti. Tutto questo rappresenta un affronto alla dignità umana e una violazione dei più fondamentali diritti umani: alla dignità, all’integrità fisica e psichica, alla salute, alla libertà di movimento, alla libertà dalla tortura e dalla schiavitù, all’infanzia e al diritto alla vita.

È doveroso affrontare con urgenza il problema e i presupposti necessari per farlo sono il lavoro delle Organizzazioni internazionali e delle ONG, la collaborazione internazionale di tutti gli Stati, e l’adesione da parte di questi ultimi ai principali strumenti internazionali che affrontano il tema:

- Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (1/02/2008), fondamentale testo europeo per la protezione e la tutela delle vittime di tratta, che tuttavia non è stato ancora ratificato dal governo Italiano e da molti stati dell’Unione Europea. Il trattato, che fornisce un quadro generale per la protezione e l’assistenza delle vittime, si applica non solo alla tratta internazionale (dunque, fuori dalla frontiera come i precedenti trattati) ma anche a quella interna a un paese, ed è aperto all’adesione degli Stati non membri della Comunità Europea.

La prostituzione può essere uno degli scopi perseguiti da chi gestisce l’illecito traffico degli esseri umani o una conseguenza derivante dal mercato illecito delle prestazioni sessuali. Si tratta di donne che subiscono spesso violenza da chi gestisce i loro “affari”, che le costringe a prostituirsi e le schiavizza di giorno. Nell’ultimo decennio si è sviluppata la prostituzione migrante, ovvero flussi di persone che si spostano da un paese all’altro per lavorare nel mercato del sesso. Asia, Est Europeo e America Latina sono le mete principali di questa aberrante forma di globalizzazione. L’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Anann, ha affermato che fino a quando continuerà la silenziosa guerra della violenza sessuale non potremo pretendere di aver compiuto reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace.

 

Violenza e sfruttamento sessuale sui minori

La violenza sessuale verso bambini o minori è la peggior forma di abuso di potere, ed è una ripugnante violazione dei diritti umani e del diritto dei bambini alla cura e alla protezione. Anche attorno ai minori gira un mercato di affari a livello internazionale basato sullo sfruttamento sessuale, la prostituzione, il turismo sessuale, i matrimoni precoci, la vendita di materiale via internet, etc. Molti casi di violenza sessuale si compiono anche fra le mura domestiche, da parte dei familiari. Il Direttore Generale dell’Unicef, Ann Veneman, afferma che “Lo sfruttamento sessuale lascia ai bambini cicatrici psicologiche e, a volte, anche fisiche e riduce le loro speranze di condurre una vita dignitosa. Nessun paese o regione è immune e non ci sono spettatori innocenti”.

Queste tematiche sono state oggetto del III Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti tenutosi nel novembre del 2008 a Rio de Janeiro.

 

Uguaglianza di genere

La Giornata Internazionale della Donna (8 marzo 2009) è stata dedicata al tema della violenza su donne e bambine, un virus che contamina ancora le nostre società e l’intera comunità internazionale, impedendo di raggiungere il progresso e di realizzare un sistema basato sull’uguaglianza. La disparità nei sessi, viene confermata dal perdurare di tante altre discriminazioni riguardanti l’occupazione, la disparità retributiva, l’eredità familiare (che privilegia la prole maschile), gli aborti selettivi e la pratica dell’infanticidio femminile.

Il Terzo Obiettivo della Campagna del Millennio promuove l’eguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, con particolare riguardo alle disparità nel campo dell’educazione primaria e secondaria.

La collaborazione internazionale, l’impegno incessante degli Stati, delle Organizzazioni internazionali e delle ONG è fondamentale così quanto quello dei cittadini per realizzare gli obiettivi di pace, sviluppo ma soprattutto uguaglianza. Anche di genere.

 

Documenti

Conferenza Internazionale sui diritti dell’Uomo di Teheran (1968)

Programma di Azione Conferenza Cairo

Risoluzione 18 maggio 2000, Strasburgo – Piattaforma d’azione di Pechino

Rapporto Istituto Superiore della Sanità (ISTISAN 00/7) - “Salute riproduttiva fra gli adolescenti”

Ricerca Unicef sulla Violenza domestica contro le donne e le bambine

Rapporto sull’uguaglianza fra uomo e donna (2009) – Commissione Europea

 

Bibliografia

“Diritti riproduttivi” e riproduzione artificiale – Paolo Iagulli.

Mortalità materna – Amnesty International

Sudafrica: le donne affette da HIV che vivono nelle aree rurali subiscono violazioni dei diritti umani

Le Nazioni Unite e la parità fra i sessi: recenti sviluppi

Parità di opportunità fra le donne e gli uomini: Unione Europea

“Vite spezzate” – Rapporto di MSF sulla violenza sessuale (marzo 2009)

 

(Scheda realizzata con il contributo di Antonella Vinciguerra)

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Sessualità" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Diritti-umani/Sessualità.