“Sblocchiamoli”: per i farmaci generici

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Uno dei padiglioni di Exposanità – Foto: senaf.it

Alcuni dati parlano da soli: la speranza di vita alla nascita varia da 34 anni in Sierra Leone a 81,9 in Giappone; la probabilità per una persona di morire tra i 15 ed i 60 anni è dell’8,3% in Svezia, 46,4% in Russia, 90,2% nel Lesoto; in Australia, una differenza di 20 anni separa la speranza di vita degli aborigeni e la media del resto degli abitanti; un miliardo di persone ha scarso accesso ai sistemi sanitari ; ogni anno muoiono circa 11 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni e queste morti, nel 90% dei casi, si verificano nei paesi più poveri del pianeta; una persona su sei, ovvero il 15% circa della popolazione mondiale, vive nei paesi ricchi (USA, Europa e Giappone), ma l’aliquota dei decessi in questi paesi rappresenta il 7% della popolazione; in Inghilterra, un manovale vive in media 7 anni in meno di un professionista. Si capisce allora quanto la sperequazione sanitaria sia una delle più grandi ingiustizie del mondo globalizzato. Ma qualcosa si muove, a partire dai brevetti sui farmaci.

Si sta svolgendo dal 16 al 19 maggio l’edizione 2012 dell’Exposanità di Bologna, una mostra che ogni due anni fa il punto del settore della salute e dell’assistenza medica a livello italiano e internazionale. Un evento dedicato soprattutto agli aspetti commerciali e all’esposizione di nuovi prodotti sanitari, ma che vuole offrire anche momenti di formazione e di approfondimento capaci di dare uno sguardo complessivo a questo fondamentale aspetto per la nostra qualità della vita.

Ad Exposanità sarà presente l’Ong Cestas che da più di trent’anni si occupa di questi temi. Come scrive il sito dell’associazione: “Centro di Educazione Sanitaria e Tecnologie Appropriate Sanitarie, nasce a Bologna il 30 marzo 1979 per lottare contro le diseguaglianze e per il rispetto universale dei diritti umani, sulla base di equità, giustizia sociale e solidarietà. La Promozione di una «solidarietà partecipativa» che riesca a coinvolgere un numero sempre maggiore di attori sociali e ad innescare nelle relazioni politiche ed economiche tra Nord e Sud del Mondo quei cambiamenti di pensiero e di azione necessari ad uno sviluppo giusto. Cestas si impegna quindi per la creazione di un partenariato globale tra Nord e Sud del Mondo per ridurne gli inaccettabili squilibri. Nella cooperazione internazionale vede lo strumento per la creazione di ponti tra il locale e il globale, tra donne e uomini, per lo sviluppo di una cultura e di una realtà di solidarietà ed equità tra i popoli. Cestas porta avanti progetti di Cooperazione allo Sviluppo, percorsi di Formazione, campagne di Educazione allo Sviluppo, Advocacy e Solidarietà. Attivo in 25 Paesi nel Mondo si impegna a favore del libero accesso alle Cure sanitarie di base, della salvaguardia dell’Ambiente, dell’ Uguaglianza di Genere e dell’empowerment femminile, dello Sviluppo Partecipativo unito al buon governo”.

Il 17 maggio 2012 presso la mostra di Bologna si tiene un seminario su farmaci generici e diritto alla salute, organizzato da Cestas nell’ambito della Campagna “Sblocchiamoli. Cibo, salute e saperi senza brevetti”, per un giusto uso della proprietà intellettuale in ambito sanitario. Affermare il diritto universale alla salute e all’assistenza medica significa potersi curare ad un costo accessibile. I farmaci generici o equivalenti, efficaci come i medicinali di marca ma a un costo inferiore, rappresentano una garanzia per tutti i cittadini ma sono ancora poco utilizzati in Italia e nel mondo. “Sblocchiamo il diritto alla salute: per un’applicazione corretta e sostenibile dei diritti di proprietà intellettuale in ambito sanitario”, questo il titolo del seminario, che riunirà alcuni esperti per dare una panoramica delle buone prassi e delle idee per un’applicazione concreta di uno dei fondamentali diritti umani, quello della possibilità di accedere ai medicinali e all’assistenza.

Tra i relatori Michele Uda, direttore generale di Assogenerici (l’associazione nazionale delle industrie che producono farmaci generici e biosimilari) e Nicola Magrini, direttore del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria dell’Agenzia sanitaria e sociale dell’Emilia Romagna, regione tra le prime in Italia per l’utilizzo di farmaci generici.

Nel nostro paese questo tipo di farmaci è stato introdotto nel 1996; esso è stato così definito: “medicinale a base di uno o più principi attivi, prodotto industrialmente, non protetto da brevetto o da certificato protettivo complementare, identificato dalla denominazione comune internazionale del principio attivo o, in mancanza di questa, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita dal nome del titolare dell’AIC, che sia bioequivalente rispetto ad una specialità medicinale già autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche”. In questi ultimi anni la crescita dell’utilizzo di queste medicine, che costano di meno, sono ugualmente sicure e sono senza brevetto (divenuto una sorta di brand pubblicitario per far pagare di più i prodotti quasi che fossero marche di vestiti), è stata costante, ma ancora troppo bassa: nel 2011 i generici hanno rappresentato il 14% sul totale delle confezioni dispensate ogni anno nel nostro paese, e il 7% della spesa totale (pubblica + privata, senza distinzioni di classi).

Michela Glorio del Cestas e Ludovica Jona, responsabile comunicazione di “Sblocchiamoli”, presenteranno gli obiettivi della Campagna internazionale per un’applicazione dei brevetti che rispetti diritti umani, cibo, salute e saperi. Ancora oggi, le eccessive tutele dei diritti di proprietà intellettuale sono la causa del mancato accesso ai farmaci in molti Paesi del mondo e di una grave violazione del diritto alla salute. La campagna “Sblocchiamoli”, promossa da un gruppo di ong, associazioni e università di Italia, Spagna, India, Ecuador e Bolivia e co-finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto “Knowledge, Health and Food for All”, ha l’obiettivo di informare sugli effetti che i brevetti su farmaci, varietà vegetali e conoscenze, hanno sulla vita quotidiana di tutti i cittadini, e quindi coinvolgere gli amministratori locali nella tutela della biodiversità, dei diritti fondamentali e dei beni comuni.

Così si legge sul sito della Campagna: “Attualmente le aziende farmaceutiche che registrano un farmaco ottengono, a livello internazionale, il monopolio ventennale del brevetto, come ricompensa e incentivo per l’investimento in ricerca. Tale sistema, dirottando gli sforzi scientifici verso patologie in grado di assicurare il ritorno finanziario dell’investimento, rende difficile l’accesso ai farmaci sia per i malati dei paesi impoveriti, sia per coloro che soffrono di patologie acute ma rare. Da un lato gli Accordi sugli Aspetti Commerciali dei Diritti di Proprietà Intellettuale hanno previsto una serie di flessibilità rendendo possibile la produzione di farmaci generici anche prima della scadenza del brevetto in caso di emergenze sanitarie. Dall’altro lato oggi assistiamo a una progressiva espansione dei diritti di proprietà intellettuale. Ne sono un esempio gli Accordi anti-contraffazione – Acta, il prolungamento della durata dei brevetti e l’inserimento, all’interno degli accordi di libero scambio fra Unione Europea e India, della clausola della data exclusivity. L’affermazione del diritto alla salute passa inevitabilmente attraverso l’accesso ai farmaci, da garantirsi anche alle fasce della popolazione più vulnerabili”. [PGC]

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