Reti UE: Troppe armi europee in Medio Oriente, alimentano tensioni e regimi

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Export di armi e bandiera UE - Foto: Bye Bye UncleSam

Una forte critica alle politiche dell’export di armamenti attuate dai paesi dell’Unione Europea e anche dall’Italia. La esprime un comunicato firmato da una decina di associazioni e reti dell’Unione Europea – tra cui la Rete Italiana per il Disarmo – che evidenzia come nel 2012, cioè all’indomani delle rivolte popolari della “Primavera araba”, i principali destinatari delle armi europee siano stati i paesi di una delle zone di maggior tensione del mondo: il Medio Oriente.

Il comunicato (che riprende numerosi elementi della dettagliata analisi presentata sul sito di Unimondo della “Quindicesima Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” - qui in .pdf), evidenzia che nel 2012 i paesi dell’Unione Europea (UE) nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 39,9 miliardi di euro: un incremento del 6,2% rispetto al 2011. “Spicca in particolare – scrivono le associazioni – l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 9,7 miliardi di euro con un incremento del 22% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 3,5 miliardi di euro: la Francia è stata il maggiore fornitore della monarchia saudita rilasciando autorizzazioni per circa 1,6 miliardi di euro.

Il Governo italiano riapra il confronto con le associazioni

L’incremento di autorizzazioni verso questa regione è avvenuto nonostante le rivolte popolari della “Primavera araba” a dimostrazione che le politiche esportative europee di armi – e anche quelle italiane – hanno visto solo modesti cambiamenti ed anzi alcune specifiche tipologie di sistemi militari hanno registrato record di vendite. “Proprio per questo come Rete Disarmo abbiamo ripetutamente chiesto agli uffici competenti del governo Letta di riprendere la prassi attuata fino al precedente governo: un confronto sul controllo delle esportazioni di armamenti con la società civile – sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo. “Finora non abbiamo ottenuto risposta, ma continueremo a sollecitare Governo e Parlamento su questa materia che investe la politica estera e di sicurezza del nostro paese”  - conclude Vignarca.

Il 2012 è stato un anno record per le licenze di esportazioni al Medio Oriente di “armi leggere” che hanno sfiorato i 265 milioni di euro. E’ stato un anno record anche per le forniture, sempre al Medio Oriente, di “sistemi per la direzione del tiro” e di “munizionamento” con valori rispettivamente di 1,2 miliardi di euro e di 448 milioni di euro. Nell’insieme sono state rilasciate verso il Medio Oriente 4.705 licenze di esportazione e quelle respinte sono risultate solo 100. “La Primavera araba – commenta Andrew Smith della “Campaign Against Arms Trade” (CAAT) del Regno Unito – poteva rappresentare un’occasione per i paesi dell’Unione europea per rivedere questo tipo di affari con il Medio Oriente: invece, purtroppo, il rapporto mostra che le vendite di armamenti ai regimi autoritari e oppressivi della regione sono notevolmente aumentate”. Oltre all’Arabia Saudita, tra i maggiori acquirenti di armi europee figurano anche l’Oman (2,2 miliardi) e gli Emirati Arabi Uniti (quasi 1,5 miliardi): tre monarchie che l’Indice di democrazia dell’Economist cataloga tra i maggiori “regimi autoritari” del mondo.

Armi, soprattutto italiane, a Israele, Libia e Egitto

Nonostante i raid aerei di Israele su Gaza (a marzo e ottobre-novembre 2012), le autorizzazioni all’esportazione di sistemi militari dai paesi UE verso Israele sono passate dai poco più di 157 milioni di euro del 2011 ad oltre 613 milioni del 2012 con un incremento del 290%. Questo incremento è dovuto per la gran parte alla autorizzazione rilasciata dall’Italia per la fornitura a Israele di una flotta di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 dell’Alenia Aermacchi per un valore di oltre 472 milioni di euro: in cambio l’Italia ha concordato di acquistare equipaggiamenti militari da Israele per un simile importo.

“Un contratto scellerato sul quale si è direttamente impegnato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e che avrebbe dovuto almeno essere discusso in Parlamento per le rilevanti implicazioni sulla politica estera del nostro paese – afferma Elio Pagani del Comitato ‘No M346 a Israele’ - negli ultimi venti anni e fino a questo contratto, infatti, l’esportazione di sistemi militari dall’Italia a Israele è stata estremamente limitata proprio in considerazione delle forti tensioni presenti in tutta l’area mediorientale”.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, sono riprese, dopo l’intervento militare del 2011, le autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso la Libia per un valore di oltre 22,5 milioni di euro (di cui 20 milioni sono da parte dell’Italia) e sono proseguite anche quelle verso l’Egitto che hanno raggiunto i 363 milioni di euro, con un incremento del 20%.

Una Relazione con gravi mancanze e tanti errori

“La Relazione, resa nota in forte ritardo e senza alcun annuncio pubblico da parte del Consiglio UE, presenta numerosi problemi” – commenta Giorgio Beretta, redattore di Unimondo analista della Rete Italiana per il Disarmo“Spicca innanzitutto la mancanza di dati sulle effettive esportazioni (“exports”) di armamenti da parte di vari paesi tra cui i maggiori esportatori come Germania e Regno Unito. Inoltre Francia e Italia, altri due tra i principali esportatori europei di armamenti, non hanno reso note i dati sulle consegne di armi suddivisi nelle 22 categorie di sistemi militari rendendo così impossibile sapere quali tipologie di armamenti siano state esportate. Questa mancanza di trasparenza non deve più essere tollerata” – conclude Beretta.

La Relazione segnala che i maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (13,8 miliardi di euro), la Spagna (7,7 miliardi), la Germania (4,7 miliardi), l’Italia (4,2 miliardi) e il Regno Unito (2,7 miliardi). Nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dell’UE.

Ci sono voluti 13 mesi per compilare questa Relazione e gli attivisti delle associazioni europee chiedono che le future Relazioni annuali vengano pubblicate entro sei mesi. La Relazione presenta anche diverse imprecisioni: le cifre del totale mondiale (“Worldwide Total”) non corrispondono alla somma delle cifre delle esportazioni ai singoli stati; inoltre la somma delle cifre riportate per le singole regioni geo-politiche non corrisponde al totale mondiale.

Le “armi leggere” sono magicamente sparite

Negli ultimi due anni, l’Italia aveva fornito all’UE cifre al ribasso sul proprio export di armi (si vedano qui per l’anno 2012 e qui per l’anno 2011): cifre che però avevano rivelato che una parte consistente era costituita dalle “armi leggere” esportate soprattutto dalla Provincia di Brescia.

“Anche quest’anno – nota Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio OPAL di Brescia – spiccano le incongruenze di dati e informazioni sulle cosiddette “armi leggere” di cui l’Italia è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali. Mentre nella Relazione europea le autorizzazioni dell’Italia all’esportazione di queste armi sono di quasi 48 milioni di euro, nella Relazione che il Governo italiano ha inviato al parlamento ne sono riportate solo per poco più di 18 milioni. Si tratta comunque di cifre molto lontane dall’effettivo giro d’affari di questo settore: basti pensare che nel 2012 l’esportazione di armi e munizioni dalla sola Provincia di Brescia ha superato i 315 milioni di euro. Tra questi vi sono gli oltre 36,5 milioni di euro di armi bresciane esportate alla Turchia – confinante con la Siria in guerra – che non figurano in nessuna delle due Relazioni ufficiali: dovremmo quindi pensare che sarebbero tutte “armi comuni” cioè per la caccia, l’uso sportivo o il collezionismo?” – domanda Tombola.

Le reti europee sottolineano infine la necessità che questo rapporto venga attentamente esaminato dai parlamenti nazionali e da quello europeo. “Quest’anno si terranno le elezioni del Parlamento europeo – dichiara Wendela de Vries della “Campagne tegen Wapenhandel” (Campagna contro il commercio di armi). Chiediamo a tutti i parlamentari di mostrare il proprio impegno per la pace, la sicurezza e i diritti umani facendo in modo che questa Relazione venga discussa nel Parlamento europeo. Non si possono lasciar passare inosservate le crescenti esportazioni di armi verso il Medio Oriente”.

Un impegno che va ricordato anche al Parlamento italiano considerato che finora non è stato nemmeno chiesto l’esame in Commissione della Relazione governativa inviata alle Camere nel giugno scorso. Non è una novità visto che è dal 2008 che questa Relazione viene sistematicamente ignorata dal Parlamento. Ma non è certo un buon pretesto per esimersi da un compito che spetta innanzitutto proprio ai parlamentari. [GB] 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea, nel quadro dei programmi di comunicazione del Parlamento Europeo. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Unimondo.org e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vedi la pagina del progetto  BeEU - 8 Media outlets for 1 Parliament 

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