Rosa per lei, azzurro per lui: se lo stereotipo comincia dall’infanzia

Stampa

In un video comparso sulla rete nel periodo di Natale, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, durante una raccolta di giocattoli, decide di prendere posizione contro gli stereotipi di genere: “Sai cosa? Voglio solo assicurarmi che anche le ragazze giochino un po’ col pallone” dice mettendo una palla nel cesto destinato ai regali per le bambine. Il video è diventato subito virale, e ha riportato all’attenzione una problematica che a molti potrà sembrare lieve e insignificante ma che in realtà è molto sentita, soprattutto fuori dal nostro paese.

All’estero, infatti, è in atto ormai da anni un infuocato dibattito e una critica alla rigida divisione per sesso dei giocattoli, a cominciare dai negozi, che spesso propongono interi reparti separati per generi: da una parte i giochi “per i maschi”, tra macchinine, mostri, costruzioni, fucili e palloni, e dall’altra i giochi “per le femmine” in un tripudio di rosa, tra principesse, specchietti, kit di cucina e bambolotti da accudire. Ovvero: i primi sono in genere “giocattoli che fanno riferimento all’avventura, che valorizzano l’intelligenza, la manualità, la fisicità e fanno appello alla tecnica e alle scoperte scientifiche del mondo”, mentre i secondi fanno riferimento “al lavoro domestico e alla cura dei figli” o “rientrano nell’ambito del culto della bellezza”.

Si tratta naturalmente di strategie di marketing, spesso molto aggressive, che mirano a vendere il doppio dei giocattoli. Peccato però che i giochi abbiano una valenza educativa, oltre che ricreativa. E se è vero che non ci sono ancora ricerche specifiche che collegano la commercializzazione di genere di giocattoli e libri alla discriminazione – ad esempio di tipo occupazionale – è anche vero che questa rigida polarizzazione rafforza certi stereotipi che spesso e volentieri finiscono per limitare gli orizzonti e gli interessi dei bambini. Ecco perché alcuni paesi, soprattutto nel Nord Europa, hanno già preso provvedimenti: in Svezia e Danimarca, ad esempio, molti cataloghi di giocattoli mostrano bambini con in braccio bambole e peluche, e bimbe alle prese con fucili laser o esperimenti del piccolo chimico; a Londra, dopo severe critiche, i superstore come Hamleys e Harrods hanno abolito i loro reparti “gender oriented”; in Francia quest’anno è uscito addirittura un rapporto del Senato che propone una serie di rimedi, a partire da un marchio di qualità per le società produttrici che si impegneranno a non rafforzare gli stereotipi di genere. "La separazione dei bambini dalle bambine incoraggiata dai giocattoli crea l'illusione di una complementarietà dei ruoli e delle competenze fra uomini e donne, che va di pari con la nozione di gerarchia ed è in contraddizione con il principio di uguaglianza", si legge nel rapporto.

E in Italia? Da noi si è creato un certo fermento soprattutto all’interno della società civile, con articoli e campagne come quella natalizia promossa dall’associazione SCoSSE e intitolata, appunto, “Natale senza stereotipi”: nella pagina web dell’iniziativa è possibile scaricare due adesivi, uno positivo e l’altro negativo, da stampare e attaccare “sulle immagini che si ritiene più appropriate (o non appropriate!) oppure vicino ai negozi di giocattoli, facendo una sorta di recensione dei prodotti in vendita”. Il fine: “Aumentare la consapevolezza sugli stereotipi di genere diffusi nelle pubblicità e nel mondo dei giocattoli e spingere gli adulti verso acquisti intelligenti” spiega la presidentessa di SCoSSE Monica Pasquino sul sito di NarrAzioni Differenti.

Naturalmente non mancano i critici di queste iniziative, bollate spesso come “inutili deliri femministi”: posto che ancora una volta l’aggettivo femminista viene connotato negativamente – come se le donne non avessero più motivi per portare avanti certe battaglie di civiltà ancora irrisolte che le riguardano – i detrattori dei giochi unisex sostengono che esista un orientamento innato verso i giochi divisi per genere, e soprattutto temono l’uniformità di gusti e la creazione “bambini-automi androgini” alle prese con giochi noiosi tutti uguali. In realtà, è proprio l’opposto. “Rendere i giocattoli inclusivi di tutti i generi non impedisce a una ragazza di scegliere una bambola rosa o a un ragazzo di desiderare un camion blu: si smette solo di rendere obbligatoria una tale scelta” spiega la studiosa americana Elizabeth Sweet, che sta lavorando a un libro proprio su questo tema.

E se è più comune – anche se comunque criticato – vedere una bambina che gioca con fucili e dinosauri, per i maschi con gusti che vanno al di fuori dai binari prestabiliti il discorso si fa più difficile. Certe preferenze e comportamenti, infatti, vengono spesso interpretati come un campanello d’allarme da molti genitori, i quali temono che queste inclinazioni siano già una dichiarazione di omosessualità (Anche se fosse, costringendoli a giocare con qualcosa che a loro non piace non cambia certo le cose: semplicemente li limita e li sottopone ad ansie e frustrazioni del tutto evitabili).

E dire che diversi studi hanno dimostrato come le mini-cucine e altri giocattoli del genere siano educativi anche per i bambini maschi sotto tutti i punti di vista. Secondo i promotori della campagna inglese Let Toys be Toys infatti, tali giocattoli rafforzano la fantasia, così come la capacità linguistica e matematica grazie agli elementi sociali insiti in questo tipo di gioco. Tuttavia, i bambini spesso evitano di giocare con questi giocattoli proprio a causa dello stereotipo di genere (secondo uno studio della Binghamton University di New York, i maschi evitano in misura doppia di sperimentare giochi tipicamente femminili in presenza di altre persone). Questo perché, se le bambine fin dall’infanzia sono indirizzate a ruoli passivi e legati all’emotività e alla bellezza (sì, anche grazie a giochi e pubblicità), i maschi al contrario vengono educati, spesso inconsciamente, a non piangere, a non mostrare emozioni e paure e a non chiedere aiuto. Insomma, si insegna loro a “non fare le femminucce, il che può avere effetti negativi per loro soprattutto durante l’adolescenza. Poi certo, ci sono casi e casi, e la consapevolezza sta crescendo anche da noi.

“Sappiamo da numerosi studi che c’è molta più varietà fra ragazze e ragazzi rispetto a queste differenze categoriche – spiega ancora Elizabeth Sweet – Se solo ci liberassimo, anche nel marketing e nella progettazione dei prodotti, di questi messaggi di genere riduttivi, scopriremmo quanto possono essere davvero ricchi e diversi gli interessi dei bambini”.

Anna Toro

Ultime su questo tema

La sindaco omosessuale e verde, Bogotà, l’America Latina cambia

04 Novembre 2019
Donna omosessuale e verde. Una nuova leadership si sta affermando in America Latina. Nel continente sconvolto dalle proteste di piazza e dal volto feroce della repressione emergono figure come quel...

Danzare – e vivere – in 3D

15 Giugno 2019
Sindri Runudde, ballerino e artista, ci parla della sua arte e del suo modo di interpretare la vita – da una prospettiva queer e legata alla disabilità.  (Novella Benedetti)

L’Islam del Brunei e i cristiani radicali degli Stati Uniti

08 Aprile 2019
L’Islam del Brunei e i cristiani radicali degli Stati Uniti: non è un buon momento per i diritti umani LGBT. “Amnesty International ha espresso gravi preoccupazioni per le modifiche del codice...

Scioperiamo per un tempo nuovo

08 Marzo 2019
A pochi giorni dallo sciopero femminista globale dell’8 marzo, in preparazione con assemblee di Non una di meno e assemblee nei luoghi di lavoro di tante città in Italia e nel mondo, per tv e stamp...

Milano città aperta

06 Marzo 2019
La grande manifestazione di sabato 2 marzo contro il razzismo rappresenta uno spartiacque per la società italiana. Presenti 1.200 enti e associazioni, oltre a 700 comuni. Ma attenti, non bolliamo l...

Video

Stop all'omofobia