Omosessualità

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“Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri”. (Oscar Wilde)

 

Introduzione

L'omosessualità è spesso categorizzata all'interno dell concetto di “genere” che rappresenta una costruzione culturale dell’età moderna, utilizzata per definire le differenze di sesso biologico, nonché per riferirsi alle minoranze in generale. Dal concetto di "genere" discendono gli studi di genere, emersi in Nord America negli anni ’70 e che hanno come soggetti di interesse principali le donne, gli omosessuali, i transessuali e tutte le minoranze che, definite in maniera tale dalla cultura di appartenenza, categorizzano l’individuo appunto in un “genere”. Le differenze di genere, invece, sono sempre esistite ma sono state percepite in modi diversi a seconda delle società e dei contesti storico-culturali nei quali si esplicavano. Una condizione di “genere” che trova origini molto remote è quella di omosessualità che ha da sempre una valenza discussa e controversa.

 

Il concetto di “genere” e l'omosessualità

Il concetto di “genere”, nasce nell’età moderna in conseguenza degli standard culturali imposti dalle nostre società. L’omosessualità nell’antica Grecia era vista come qualcosa di naturale e rivestiva un ruolo socio-culturale di grande riguardo. Col passare dei secoli, ha assunto una valenza sempre più negativa, dando vita a discriminazioni, maltrattamenti, persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani quali torture e pene di morte tuttora in atto.

Negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento inizia a farsi strada una presa di coscienza circa l’opportunità di depenalizzare l’omosessualità e, così, nel 1897 a Berlino nasce il "Comitato Scientifico Umanitario", una pietra miliare in quanto rappresenta il primo tentativo nella storia di organizzarsi contro le leggi penali che discriminavano gli omosessuali. Il suo fondatore, Magnus Hirschfeld, si propose come obiettivo l’abolizione del paragrafo 175, una norma del codice penale tedesco che puniva l’omosessualità con la perdita dei diritti civili. Dopo il 1923 gli sforzi compiuti dal Comitato furono eclissati dall’ascesa nazista, ma nello stesso anno nacque un’associazione altrettanto importante per la tutela dei diritti degli omosessuali, ovvero la “Lega per i Diritti Umani”, la quale operò per circa un decennio (1923-1933). Grazie alla sua attività per un certo periodo di tempo il paragrafo 175 non venne applicato.

Durante il nazismo, i progressi realizzati vennero disfatti e addirittura venne ampliata la portata del paragrafo 175 che in alcuni casi prevedeva i lavori forzati. Il nazismo puntò all’eliminazione degli omosessuali come “sbaglio di genere” e questo disegno si concluderà con la morte di 7.000 omosessuali nei campi di concentramento.

Dall’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), gli Stati dispongono di un codice di comportamento basato su precise norme internazionali che tutelano i diritti dell’uomo.

Nel giugno del 1969 a New York, scoppiò la forte ribellione dei movimenti gay statunitensi alle politiche discriminatorie imposte dalla società, i cosiddetti moti di Stonewall, ovvero una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia di New York. Da questo evento derivano i moderni movimenti omosessuali e il 28 giugno di ogni anno viene commemorato l’orgoglio omosessuale (Gay Pride). In Italia, invece, qualche anno dopo, nel 1971, nasce il F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) la prima vera associazione gay italiana, sotto cui gli omosessuali manifestano la propria identità. In questi anni di fermento e di rivoluzioni, l’Associazione Psichiatrica Americana decise di rimuovere l’omosessualità dal manuale ufficiale dei disordini mentali ed emozionali.

Una data storica è il 17 maggio 1990, in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) definisce l’omosessualità “una variante naturale del comportamento umano” e la cancella, finalmente, dall’elenco delle malattie mentali. Questa data viene ricordata, da qualche anno, celebrando la “giornata mondiale contro l’omofobia” denominata: Idaho (International Day Against Homophobia).

 

La società internazionale

È lunga la lista di stati in cui l’omosessualità è considerata un reato e viene punita come il peggiore dei crimini. Carcere a vita, lavori forzati, frustate, ergastolo, e pena di morte sono condanne realmente praticate in molti stati violando gravemente i diritti fondamentali dell’uomo (in primis il diritto alla vita). La Dichiarazione Universale dei diritti umani sancita nel 1948 vieta qualsiasi trattamento inumano o degradante e considera il diritto alla vita come inviolabile, ma questi paesi agiscono in totale contraddizione con la stessa e negli ultimi anni, si è registrato addirittura un aumento delle esecuzioni capitali (soprattutto in Iran) nonostante le condanne, le risoluzioni e le raccomandazioni emanate dai vari organismi internazionali. È recente la risoluzione del gennaio 2008 sull’Iran, emanata dal Parlamento Europeo al fine di condannare la repressione omofobica in Iran. Ad oggi, sono circa 77 gli Stati del mondo in cui l’omosessualità viene severamente punita dalla legge e in 7 è prevista la pena di morte.

Il Sudafrica, al contrario, si caratterizza per la nuova Costituzione, approvata dopo l’elezione di Nelson Mandela, che risulta essere molto avanzata dal punto di vista dei diritti umani. Essa proibisce esplicitamente le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e ha approvato di recente (14 novembre 2006), la legge sulle unioni omosessuali.

Nel panorama internazionale, di fondamentale importanza, è stata la “Dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere”, sostenuta da 66 nazioni il 18 dicembre 2008 in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite. La Dichiarazione, che condanna esplicitamente le violazioni dei diritti basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, include una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo (proposta portata all’Onu dalla Francia), che ha visto l’approvazione di 25 paesi dell’Unione Europea.

Tuttavia, il Vaticano ha mostrato apertamente il suo dissenso, sostenendo la tesi secondo cui la proposta francese non aveva come obiettivo primario quello di “tutelare il diritto alla vita”, ma di introdurre nuove categorie di discriminazione, che a loro volta porterebbero a nuove pressioni sugli Stati. Si sono opposti anche diversi paesi islamici, la Russia, la Cina e gli Stati Uniti. Questi ultimi, di recente hanno cambiato la loro posizione sotto l’amministrazione del Presidente Barack Obama il quale ha dichiarato di sostenere la Dichiarazione che decriminalizza l’omosessualità.

Pur essendoci una vasta documentazione presentata dall’organizzazione Human Rights Watch - che testimonia tra il 2001 e il 2004 episodi di repressione nei confronti di omosessuali o anche “sospettati di omosessualità” - la proposta francese non è stata accolta per i molti dissensi: restano comunque 66 su 192 i membri dell’Onu che hanno già firmato il documento che rimane aperto a ulteriori sviluppi mentre va ricordato che fra gli Obiettivi del Millennio da realizzare entro il 2015 le Nazioni Unite hanno posto la “Gender equality e Gender empowerment” (terzo obiettivo).

 

Uno sguardo sull’Europa

L’Unione Europea è da sempre stata attiva per garantire la tutela dei diritti umani a tutti gli individui, senza distinzione di alcun genere. Il Trattato di Amsterdam prevede procedure per la loro salvaguardia in riferimento ai diritti garantiti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (Cedu), adottata a Roma nel 1950 dai membri del Consiglio d’Europa. Sulla base del Trattato in questione, l’Unione Europea ha il potere di prendere provvedimenti per combattere le discriminazioni basate su sesso, razza, religione, minoranze od orientamento sessuale.

Il Parlamento europeo svolge un’attività di lavoro intensa per garantire la tutela dei diritti di tutti i cittadini e per assicurarsi che gli Stati membri adeguino i loro ordinamenti interni agli standard internazionali. Le risoluzioni più importanti approvate in materia sono:

- Risoluzione 756 e Raccomandazione 924 del 1981, adottata per condannare le discriminazioni contro gli omosessuali.

- Risoluzione del 13 marzo 1984, proposta dall’eurodeputata italiana Vera Squarcialupi, contro le discriminazioni sessuali sul posto di lavoro, condannando specificatamente quelle verso gli omosessuali.

- Risoluzione dell’8 febbraio 1994, sulla parità dei diritti per gli omosessuali nella Comunità Europea. Tale risoluzione, indirizzata agli Stati membri della Ce, invita ad adottare misure e intraprendere campagne contro gli atti di violenza e contro tutte le forme di discriminazione di cui sono oggetto gli omosessuali.

- Risoluzione del 17 settembre 1998, Sulla parità dei diritti per gli omosessuali nell’Unione Europea, approvata anche al fine di abrogare le disposizioni penali che alcuni stati prevedono per le differenze di genere.

- Risoluzione del 2000 sulle unioni omosessuali, in cui si esortano gli Stati membri a riconoscere le convivenze e i matrimoni fra persone dello stesso sesso.

- Risoluzione di Strasburgo sui diritti e la dignità degli omosessuali del 2006 indirizzata a 25 paesi membri dell’Unione Europea e alla Commissione europea di Bruxelles, si propone come obiettivo il riconoscimento giuridico e amministrativo delle coppie omosessuali, una questione che, vede ancora troppe discordanze per poter essere realizzata concretamente da tutti gli Stati europei.

- Risoluzione del 31 gennaio 2008 sull’Iran: tale risoluzione è stata emanata al fine di condannare la repressione omofobica in Iran e indurre il governo a equiparare l’ordinamento interno ai requisiti internazionali in materia di diritti umani.

Con il Trattato di Amsterdam si è conferito alla Corte Europea di giustizia il potere di vigilare sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.

Nonostante l’azione delle istituzioni europee sia intensa, uno studio realizzato dall’Unione Europea, ha reso noto che l’omofobia crea ancora molti danni nella popolazione europea. L’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che considera la non discriminazione uno dei diritti umani fondamentali, afferma che in molti paesi non si riescono a gestire i crimini ad essa legati, dagli abusi verbali alle minacce di morte, dalle discriminazioni alle violenze. Nell’Ue, vi sono ancora 9 paesi che non si sono dotati di una legislazione anti-discriminazione come richiesto dalle direttive europee.

Una strada ancor più tortuosa è quella seguita per l’affermazione dei diritti dei transessuali in Europa, che devono affrontare soprattutto una grave intolleranza a livello culturale e sociale. La prima disciplina è stata introdotta in Svezia nel 1972 (con la legge n.119 sulla determinazione del sesso in casi stabiliti) e una legge innovativa è stata emanata in Germania il 10 Settembre 1980 (la transsexuellengesetz) che prevede, in alcuni casi, di cambiare solo i propri dati anagrafici (senza aver seguito il percorso per porta al cambiamento del sesso). Molto importante a livello europeo è stata la Risoluzione del Parlamento Europeo n. 1117 del 12 Settembre 1989, la quale invita gli Stati membri ad emanare disposizioni che regolino il diritto dei transessuali al cambiamento di sesso e vietino la loro discriminazione.

 

In Italia

Le rivendicazioni sui diritti degli omosessuali in Italia iniziano dai primi anni del ‘900 grazie all’opera di Aldo Mieli (1879/1950) che fu non a caso il solo delegato italiano presente al primo Congresso mondiale sulla libertà sessuale, tenutosi in Germania dopo la prima guerra mondiale. Molto importanti sono i suoi scritti in materia, fra cui ricordiamo in particolare la “Rassegna di Studi sessuali” datata 1921. Ma i primi risultati concreti di molti anni di rivendicazioni videro luce fra il 1970 e il 1985, anni di fermento per la nascita di molti movimenti e la conquista di molti diritti.

Nel 1982 viene inaugurata a Bologna la prima sede degli omosessuali in un edificio di proprietà pubblica: il Cassero di Porta Saragozza. Si tratta di una svolta molto importante in quanto il movimento da ideologico diventa pragmatico e con precisi obiettivi da realizzare, come quello di cambiare le leggi, rivendicare diritti e liberare la cultura locale e nazionale dai pregiudizi. Il processo di affermazione della nuova soggettività politica arriva a compimento con la nascita nel 1985 dell’Arcigay.

Dagli anni ’90 iniziano le prime proposte di legge sul riconoscimento delle unioni civili e la parificazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali. L’Italia è un paese cattolico ove la Chiesa ha una certa influenza. Di conseguenza ha sempre affrontato la questione con cautela, differenziandosi dal resto d’Europa. Ad oggi, le coppie dello stesso sesso non godono di formale riconoscimento giuridico, pur essendosi battute per l’approvazione dei Pacs (Patto Civile di Solidarietà, una forma di unione civile inizialmente approvata in Francia nel 1999). Le principali iniziate realizzate sono:

- In attuazione della direttiva 2000/78 della Comunità Europea in materia di occupazione e condizioni di lavoro, la legislazione italiana, tutela le discriminazioni sul posto di lavoro, per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ma allo stesso tempo ne introduce un’eccezione per cui gli omosessuali non possono entrare a far parte delle Forze Armate. Nel 2008 viene abrogata tale disposizione.

Un impegno si è avuto anche a livello regionale:

- la Regione Toscana nel novembre del 2004 ha approvato la legge intitolata “norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dell’identità di genere”, la prima del genere in Italia che è stata impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale. Il testo riconosce a tutti il diritto alla libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, stabilendo precise norme anti-discriminazione.

- La Calabria, la Toscana, l’Umbria e l’Emilia-Romagna nel 2004 hanno approvato Statuti favorevoli a una legge sulle unioni civili, che sono stati impugnati dal Governo Berlusconi (2001-2006) per illegittimità costituzionale. Gli Statuti si rifanno alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la quale all’art. 9 sancisce, tra i diritti fondamentali il “diritto di sposarsi e di costituire una famiglia”.

A livello comunale:

- Le città italiane possono istituire registri delle unioni civili, una specie di registrazione anagrafica della convivenza.

Per quanto riguarda i transessuali, dopo aver seguito il lungo percorso che porta alla transizione dal sesso originario a quello opposto, la legge italiana riconosce tutti i diritti, compreso quello di sposarsi e di adottare un bambino, ma le condizioni sociali e culturali del nostro paese impediscono loro di vivere una vita normale e talvolta di usufruire dei più elementari diritti, come quello di trovare un lavoro. Sono emarginati e allontanati in quasi tutti gli ambienti sociali, vengono visti come un pericolo e percepiti come devianti.

Nel nostro paese, un ruolo rilevante per la tutela dei diritti umani, viene svolto daI Gruppo EveryOne, che ha sede in Italia ma sviluppa le sue campagne su scala globale, operando in campo internazionale per la lotta contro l’omofobia, specie in quei paesi che attuano costantemente gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona.

 

Lo stato attuale della questione

Quella per i diritti è una lotta a lungo termine e, a più di 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non si è raggiunta una completa realizzazione dei principi in essa affermati. Molti stati, infatti, agiscono in totale contraddizione con gli stessi e diventano strumenti di oppressione, creando intolleranze e violenze. L’attività delle istituzioni internazionali da sola non può bastare, è necessaria la collaborazione dei singoli Stati e la perseveranza delle Regioni per evitare che i diritti fondamentali non siano riconosciuti.

 

Bibliografia

- Impronte e percorsi storici e sociali dell’omosessualità maschile. Salvatore Polito.

- Babilonia Magazine – Diritti senza frontiere

- Identità negata. La discriminazione sessuale nel mondo – Amnesty International

- La discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. L’attuazione della direttiva 2000/78/CE e la nuova disciplina per la protezione dei diritti delle persone omosessuali sul posto di lavoro – Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo

- Diritti diversi. La legge negata ai gay – Bernardini De Pace Annamaria

- Relazione generale sull’attività dell’Unione Europea – Tutela dei diritti fondamentali e lotta alla discriminazione

- Manifesto gay. I primi documenti del movimento Glbt italiano. Massimo Consoli

 

Documenti

1. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

2. Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee - Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

3. Report dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA): “Homophobia and Discrimination on Grounds of Sexual Orientation and Gender Identity in the EU Member States”.

4. Parlamento Europeo - Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 e sulla politica dell’Unione Europea in materia.

5. Amnesty: rapporto su abusi della polizia USA contro gli omosessuali.

6. Amnesty Italia – Onu: Dichiarazione condanna le violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

 

(Scheda realizzata con il contributo di Antonella Vinciguerra)

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