40 anni di obiezione di coscienza

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Don Milani, uno dei protagonisti dell’obiezione di coscienza – Foto: cipec-cuneo.org

Sono trascorsi 40 anni dalla legge sull’”obiezione di coscienza” e mentre state leggendo questo articolo è in corso un Convegno a Firenze promosso dalla Cnesc (Conferenza nazionale enti di servizio civile) e dal Movimento Nonviolento proprio per celebrare l’approvazione della legge 772 del 15 dicembre 1972. Un grande merito della legge fu di aver contribuito ad introdurre l’idea che la “Patria” non significa soltanto il territorio dello Stato da difendere a fronte di eventuali attacchi nemici, ma, più in generale, l’insieme dei valori comuni che fondano l’ordinamento di un Paese. Per “difenderli” occorre anche la difesa armata ma soprattutto forme d’ impegno sociale, culturale ed educativo. Bene. Scripta manent.

Oggi, all’indomani dell’approvazione della “riforma delle forze armate“ scopriamo che è aumentata la spesa per gli armamenti di altri 1.300 milioni di euro. Non solo. Il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha ordinato l’acquisto di tre cacciabombardieri F-35 impegnando ulteriori 270 milioni. Insomma, una sperequazione di denaro pubblico in un momento affatto facile.

Al servizio civile, invece, vanno i “rotti” delle roboanti cifre sovra riportate e, quindi, 71 milioni di euro. Con questi si vuole dare un’opportunità a decine di migliaia di giovani di “difendere” questo paese. Trattasi di un 365° del budget della Difesa. L’equivalente di un giorno (1) rispetto ad un anno (365). Un bruscolino se paragonato all’uscita più importante del bilancio dello Stato che è la Difesa. Altro che equiparazione.

Eppure la storia che portò alla 772 fu una storia “gloriosa” fatta di testimoni privilegiati, carcere, encicliche. Riavvolgiamo il nastro per il decennio precedente. Nel 1961 Giorgio La Pira autorizzò la proiezione del film censurato “Tu ne tueras pas” e Giuseppe Gozzini, l’anno seguente, si rifiutò d’indossare la divisa. Lelio Basso venne messo in minoranza alla Commissione Difesa del Senato e la legge sull’odc non passò. Nel 1963 Padre Ernesto Balducci venne condannato per apologia di reato per aver difeso pubblicamente l’obiezione di Gozzini. Il Papa presentò
. Nel 1964 vennero depositate diverse proposte di legge sull’obiezione di coscienza e l’anno seguente i Cappellani militari riuniti a Firenze approvarono un documento che condannò l’obiezione di coscienza come insulto alla Patria. Don Lorenzo Milani, dopo aver scritto un lettera contro i Cappellani militari fu portato davanti a un tribunale: gli atti di quel processo furono raccolti in un libro che fece epoca, “L’obbedienza non è più una virtù”. Da lì a poco il Concilio Vaticano II promulgò la “Gaudium et spes” ove vennero menzionati gli obiettori di coscienza, raccomandando un trattamento umanitario per chi in nome della coscienza non accetta di imbracciare le armi. Solo nel 1967 il Consiglio d’Europa approvò una risoluzione sull’obiezione di coscienza. Paolo VI nell’enciclica “Populorum progressio” (26 marzo) fece un plauso alla possibilità data nella legislazione di diversi paesi, di sostituire, per profondi motivi di coscienza, il servizio militare con un servizio civile.

Nel 1968 v’è stata la prima marcia di capodanno di Pax Christi, movimento cattolico per la pace, dedicata al riconoscimento dell’obiezione di coscienza e l’anno seguente, a Roma, nacque la Lega per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Con la Legge n. 953 del 70 - sul terremoto in Belice - venne autorizzato ai giovani in età di leva di prestare un servizio civile e nel 1972 i “tempi furono finalmente maturi” per la 772. Anche nei seguenti decenni vi fu la determinazione, attraverso campagne, sit-in, affinché prevalesse la cultura della “nonviolenza attiva” sulla “violenza” ma abbiamo fallito. Dobbiamo prenderne drammaticamente atto. Una partita che ha un parziale di 365 a 1 non da alito ad altre interpretazioni.

Pur comprendendo che il sogno di avere un’Italia come il Costa Rica, primo Paese senza un esercito e sede della corte Inter-Americana dei diritti umani e dell’Università per la Pace delle Nazioni Unite non sia facilmente realizzabile siamo a riproporre una via più concreta, più europea: una forza di difesa su scala regionale ove i 27 Stati possono dare uomini, mezzi, denari e diritti di passaggio risparmiando non poche risorse in casa propria. Trattasi di una via ineludibile. Peraltro auspicata dall’art. 43 della carta dell’ONU. Una via, non certo nuova, ma che va perseguita con un metodo diverso. Non più contro le forze armate ma assieme alle forze armate. Nel contempo si rafforzi le reti “europee” di obiezione di coscienza e servizio civile. L’Europa si costruisce dal basso. È la nostra nuova Patria.

Fabio Pipinato

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