Legge sicurezza: si estende la campagna di protesta di ong, medici e religiosi

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Manifestazione di immigrati contro il 'pacchetto sicurezza' - Foto da LiberaInformazione

Si estende il fronte della protesta alla legge recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica" (il cosiddetto "pacchetto sicurezza") approvato con voto di fiducia dal Parlamento ai primi di luglio che inizierà a entrare in vigore il prossimo 8 agosto.

Tra le numerose norme contestate vi è quella che obbliga gli stranieri irregolarmente presenti in Italia a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di stato civile. Sull'argomento è intervenuto ieri Giovanni Daveti, funzionario responsabile alla prefettura di Prato, che in un'intervista a 'Il Tirreno' sostiene che - non essendoci alcuna circolare che spieghi come comportarsi nel dettaglio - dall’8 agosto "avremo neonati che non potranno essere riconosciuti dai genitori, se entrambi clandestini. L’unica via praticabile sembra quella di affidarli ai servizi sociali". "Solo nei primi sei mesi del 2009 a Prato sono nati 412 bambini in questa condizione" - sottolinea Daveri.

"Questo allarme, che proviene da un rappresentante dello stato italiano – ha commentato Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia – è la prova dei dubbi di incostituzionalità e palese violazione dei diritti umani fondamentali che già avevamo sollevato in sede di approvazione del pacchetto sicurezza". Per Salinari il rischio è quello di una società divisa ancor più nettamente in due con una parte sommersa costretta a un permanente stato di discriminazione. "L’impossibilità di registrare all’anagrafe i figli degli immigrati irregolarmente presenti sul nostro territorio significa che questi bambini saranno condannati all’invisibilità e che non potranno né andare a scuola né essere curati dalla sanità pubblica. L'alternativa per loro è essere dichiarati figli di nessuno e quindi adottabili, pur avendo dei genitori".

Terre des hommes ha perciò chiesto al Governo di correggere in fase di attuazione alcune delle ingiustizie più palesi e delle storture più evidenti e chiediamo di aprire sin d’ora un tavolo tecnico con la partecipazione di magistrati ed esponenti del mondo dell’Associazionismo per restituire ai bambini, indipendentemente dal loro status giuridico, il diritto all’identità".

Richieste al Governo sono avanzate anche dalle associazioni che nei mesi scorsi aveva lanciato la campagna "Siamo medici non spie!" per mantenere il "divieto di segnalazione" per gli stranieri privi di permesso di soggiorno che ricevono cure sanitarie. MSF, ASGI, SIMM e OISG chiedono al Governo di introdurre disposizioni che garantiscano la piena applicazione del "divieto di segnalazione" degli stranieri privi di permesso di soggiorno. Le associazioni sollecitano inoltre "le Autorità sanitarie nazionali e regionali, a diramare chiare e tempestive disposizioni volte a confermare che l'accesso alle strutture sanitarie da parte degli stranieri non in regola con le norme sull'ingresso e il soggiorno non può comportare, da parte del personale sanitario, alcun obbligo (ma neanche la facoltà) di denuncia degli stranieri in oggetto se non nei casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

Dal mondo cattolico è partito l'appello 'Onoriamo i poveri' firmato da oltre 100 religiosi per attuare pratiche di accoglienza, di solidarietà e di disobbedienza pubblica verso le norme contenute nel pacchetto sicurezza. L'appello lanciato dall'associazione 'Beati i costruttori di pace' e ripreso da diversi siti cattolici non intende proporre i religiosi "come oppositori politici", ma "come portatori di una necessità pastorale e civile, dichiarandoci obiettori di coscienza". Il testo dell’appello, firmato oltre che dai singoli anche dalle Direzioni Generali di alcuni istituti religiosi, afferma che "per chi perde il lavoro a causa della crisi, è lo Stato che induce alla clandestinità, decidendo arbitrariamente l’interruzione della regolarizzazione". "Con i fatti e non solo a parole - ribadiscono i religiosi - ci riconosciamo nella umanità e nella dignità di tutte le persone, che vengono colpite da questa legge iniqua; intendiamo onorare i poveri. Se non lo facessimo negheremmo le nostre persone e la nostra missione e tradiremmo le nostre comunità. Perciò dichiariamo in coscienza la nostra obiezione pubblica. Vale anche per noi bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini".

E numerose associazioni trentine invitano a continuare ad aderire all'appello online "Pacchetto (in)sicurezza? Noi disobbediamo!" che chiede ai referenti politici "sostanziali modifiche alla legge appena approvata", di "non permettere il sorgere di alcuna associazione volontaria per la sicurezza" e "favorire le iniziative di relazione e integrazione"; ai pubblici ufficiali di "praticare la disobbedienza civile non denunciando lo straniero irregolare" e alla cittadinanza di "sostenere tutte le iniziative di accoglienza, solidarietà e tutela dei diritti fondamentali di ogni persona". [GB]

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