L'Italia migliore è l'Italia che include/ 2

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Foto: perlapace.it

Il 7 marzo del 1991 l'Italia scoprì di essere una terra promessa per migliaia di albanesi che la sera guardavano le reti RAI dove i quiz regalavano soldi a palate. Quel giorno arrivarono nel porto di Brindisi, a bordo di navi mercantili e di imbarcazioni di ogni tipo, 27mila migranti. Donne, uomini e bambini chiedevano un pezzo di pane e libertà, stremati da decenni di regime comunista guidato da Enver Hoxha e Ramiz Alia. La città rispose con le proprie forze. “Le luci delle case, degli uffici e delle scuole non si spensero per tre giorni. Una intera città aprì le porte e mise a disposizione tempo, forze e beni per accogliere. Poi si estese alla Provincia, alla Regione e all'Italia. Fu l'ennesimo miracolo di un popolo solidale”! Conseguì quell'accoglienza una strategia di cooperazione internazionale, economica e militare, per “aiutarli realmente a casa loro”. E così fu. Dalla missione Pellicano alla missione Italfor Albania si mise in sicurezza il paese delle aquile. Si distribuirono gli aiuti e si riducevano i flussi.

“Perchè non aiutate prima gli italiani?” - La frase, ricorrente anche oggi, ebbe una risposta politica! Fu regolamentata, nel 1991, la cooperazione sociale con:

  • la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A);
  • lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B).

Centinaia di cooperative sorsero in tutta Italia e venne valorizzato e organizzato al meglio l'esercito di 6 milioni di volontari che fu ed è il tessuto connettivo del terzo settore in Italia.

Se l'ordine fu stabilito in Albania il disordine travolse i Balcani con la guerra 91-95. Fu la fine della Yugoslavia di Tito. La miglior Italia si organizzò per ospitare qui i profughi e per aiutare lì le popolazioni sfollate. Il '900 nacque e morì a Sarajevo ma la solidarietà no.

Tra il '91 e '94 la società civile italiana si mobilitò nei Balcani. Gli aiuti, l'ospitalità, le relazioni, la diplomazia popolare. Si rispose alla guerra con il Forum di Verona, i MirSada, le ADL (Ambasciate della Democrazia locale). 

Una buona notizia arrivò nel 1992. Dal Mozambico. Il governo italiano e la Comunità di Sant'Egidio assieme ai Cappuccini facilitarono la pace tra Frelimo e Renamo. A Roma. Il giorno di San Francesco, si firmò un accordo di pace. La nostra Capitale come luogo della diplomazia parallela, un luogo d'incontro transnazionale. Inutile dire il credito a livello internazionale nelle sedi delle Nazioni Unite e organizzazioni regionali.  

Il 17 febbraio 1992 iniziò Tangentopoli. Il terzo potere – magistratura – travolse il primo  – esecutivo e radiò quasi tutta la classe dirigente di allora che forse fu capace di governo ma incapace di sostituirsi.

L'Italia non mancava però di eccellenze. Una su tutte che ho avuto la fortuna di conoscere di persona: il console Costa. Nel 1994, durante il genocidio in Rwanda, uscì dal paese dopo aver salvato tutti gli italiani, e non solo, presenti nel paese.

A proposito di oppressi venne il 1997 e, a sorpresa, l'accademia di Svezia da il Nobel alla letteratura a Dario Fo “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".

L'anno seguente, con la legge n. 230/1998 il parlamento italiano supera le storiche resistenze dell'esercito ed emana “Nuove norme in materia di obiezione di coscienza”. Per la prima volta (all’art. 8 lett. e) parla di una “difesa civile non armata e nonviolenta” da parte dello Stato. L'Italia migliore gioì ed iniziò a tessere la rete per far nascere, nel 1999, banca popolare etica: la banca disarmata.

Da sogno a realtà si tentò la campagna Drop the debt / cancella il debito. Il passaggio di millennio meritava un testimonial come Bono Vox, la determinazione di Giovanni Paolo II e un politico come Giuliano Amato per conseguire il risultato.

Il successo di questa campagna ha fatto scattare altre tra le quali: Contro i mercanti di armi – Difendiamo la 185; Control Arms, Taglia le Ali alle armi, Un futuro senza atomiche, AbolitionNow (Campagna Globale per la Messa al Bando delle Armi Nucleari), Banche Armate, la Campagna italiana contro le Mine e, soprattutto, la campagna NOF35.

Nel 2002 il mondo pacifista transnazionale supplica Bush junior di non attaccare l'Iraq, post torri gemelle. Nacque la campagna pace da tutti i balconi che colorò letteralmente l'Italia. Invano. Il figlio volle follemente la testa di Saddam Hussein che fu catturato e impiccato. Scoppiarono diverse guerre tra visioni diverse dell'Islam e conseguenti esodi e migrazioni.

Come se non bastasse Francia e Stati Uniti vollero rimuovere anche Gheddafi. Altra imponente manifestazione di pace italiana ed Europea. Nulla da fare. Gheddafi fu catturato e ucciso e si aprì inesorabilmente il secondo grande corridoio. Politiche sbagliate con esiti sbagliati. Incolpare ora le ong, il mondo della pace e dell'accoglienza di antipatriottismo è una manipolazione postuma della verità. 

A proposito di pianeta terra arriviamo a Venerdì 18 novembre 2016. A New York alle ore 10.50 (le 16.50 in Italia) durante una riunione del III comitato della 71^ sessione dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite fu approvata la Dichiarazione sul Diritto Umano alla Pace voluto fortemente dall'Università di Padova. E dal compianto prof. Antonio Papisca.

Siamo al 2019. Mentre Greta Thunberg viene rallentata da moltitudini di benpensanti che, mentre boicottavano l'olio di palma non si accorgevano che stava arrivando l'olio di ricino, un ragazzino di nome Simone affrontò grammaticalmente l'italiano medio fascistello, razzista, ignorante con un altisonante: “non me sta bene che no”. Il 15enne romano di Torre Maura compostissimo, sereno, senza urlare affrontò da solo il capo di casa pound: “Sta cosa de anda’ sempre contro le minoranze – ha detto Simone – a me nun me sta bene. Nessuno deve essere lasciato indietro, né italiani né rom.  Non me sta bene che no!” L'Italia migliore è l'Italia che include!

(2 –conclusione)

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Sono stato parte della segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù, di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) sono l'attuale presidente di AcliViaggi. Curo relazioni e piante. 

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