Italia: appello per sacerdote trentino in carcere a Gibuti

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Don Sandro De Pretis - da Vita Trentina

Dal 28 ottobre scorso don Sandro De Pretis, sacerdote trentino incardinato nella diocesi di Gibuti, nel Corno d'Africa, è in carcere con accuse che variano dalla pedofilia alla corruzione di minori. Accuse ritenute palesemente infondate e pretestuose, che nascono da una campagna diffamatoria che ha radici altrove e e affonda in vicende che risalgono agli anni Novanta e che toccano gli interessi francesi nel Paese.

Dopo 80 giorni di detenzione, Vita Trentina, il settimanale di informazione della Diocesi di Trento che per primo ha dato notizia della vicenda, lancia un appello alla mobilitazione per la liberazione di don Sandro De Pretis, chiedendo, insieme alla comunità di Trento e di Gibuti, il sostegno anche dei lettori di Unimondo.

"Per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente "povero" e privato della libertà. Porto una croce molto pesante, posso solamente aver fiducia in Dio che non duri troppo a lungo. Ora quando prego i salmi comprendo meglio il grido verso Dio, affinché faccia giustizia, difenda il debole dall'ingiustizia, la Sua mano si alzi e agisca!" - ha scritto don Sandro De Pretis, nella lettera fatta recapitare a metà dicembre alla redazione di Vita Trentina, rompendo il riserbo totale mantenuto fino ad allora sulla sua prigionia, motivato dal rispetto per il lavoro della diplomazia, subito attivatasi, tanto a livello dei responsabili della Farnesina che della Segreteria di Stato Vaticana.

Ma la vicenda non ha trovato quella rapida soluzione auspicata da più parti. Il caso è politico, ha scritto sull'ultimo numero il direttore di Vita Trentina, don Ivan Maffeis, di ritorno da Gibuti, dove ha visitato don Sandro nel carcere di Gadobe. "Con questo regime può rimanervi per 4 mesi" - ha scritto. "Rinnovabili poi per altri 4. In balia di accuse che cambiano continuamente. Si muove in una cella di 4 passi per 7. A terra un materassino, portatogli dal segretario del vescovo. Una latrina. Un bidone nel quale raccoglie l'acqua per lavarsi. Sei gocce di vino clandestino per l'eucaristia. Le zanzare. La prospettiva a breve di un caldo insopportabile".

Secondo Radio Vaticana, della vicenda si starebbero occupando adesso anche il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi ed il presidente francese Nicolas Sarkozy nel tentativo, attraverso richieste dirette ai massimi livelli dello stato a Gibuti, di "arrivare a un rapido chiarimento" del caso. Finora la diplomazia italiana ha fatto la sua strada, bloccando anche un finanziamento significativo atteso da anni a Gibuti. Invano. In un Paese dove mediando si trova una soluzione a tutto, la vicenda del prete trentino cozza contro un muro di gomma.

E' quel muro di gomma che l'iniziativa di 'Vita Trentina' vuole smuovere. Ad evitare il rischio che, come troppi altri drammi che si consumano nell'indifferenza, la vicenda umana di don Sandro finisca per essere dimenticata. E' una mobilitazione forte per il prete trentino, ma soprattutto per le persone che in tutti questi anni hanno beneficiato della sua presenza nel Paese del Corno d'Africa.

Per manifestare con la propria firma - se si vuole, anche lasciando un pensiero o un commento - la vicinanza a don Sandro De Pretis (e di riflesso alle popolazioni da lui servite e alla minuscola comunità cattolica di Gibuti) è sufficiente andare sul sito di Vita Trentina e aderire all'appello seguendo le semplici istruzioni.

Augusto Goio

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