Iran: appello di Amnesty per Delara Darabi

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Condanna a morte in Iran - foto Amnesty Int.

Delara Darabi è stata condannata a morte per la seconda volta, dopo che la Corte suprema aveva ordinato di rivedere il caso. La ragazza è a rischio di esecuzione imminente per un omicidio commesso quando aveva 17 anni.

Secondo quanto riportato, Delara Darabi uccise una donna nel corso di una rapina nel suo appartamento, insieme a un suo complice, Amir Hussein. La ragazza avrebbe inizialmente ammesso la propria colpevolezza per poi ritrattarla, affermando di essersi assunta la responsabilità dell'omicidio su richiesta di Hussein, affinché questi fosse scagionato. Hussein riuscì a convincere la ragazza che non sarebbe stata messa a morte in quanto minorenne. Dopo l'arresto e la sua "confessione", Delara Darabi fu condannata a morte da una corte della città di Rasht. In seguito alla mobilitazione di Amnesty International e di altre associazioni internazionali, la Corte suprema ha ordinato un nuovo processo per la ragazza. Processo che, purtroppo, ha avuto esito negativo.

In quanto stato parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici (Iccpr) e della Convenzione sui diritti dell'infanzia (Crc), l'Iran si è impegnato a non mettere a morte persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato. Tuttavia, dal 1990 l'Iran ha messo a morte almeno 18 persone per crimini commessi quando erano minorenni. Nel solo 2005, nonostante in gennaio il Comitato sui diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite abbia sollecitato le autorità iraniane a sospendere immediatamente questa pratica, almeno otto imputati minorenni sono stati messi a morte, inclusi due che erano ancora minori al momento della loro esecuzione. L'ultima esecuzione registrata di un imputato minorenne è avvenuta lo scorso 13 maggio, quando è stato impiccato un ragazzo di 17 anni, insieme a un altro di 20, nella città di Khorramabad. Secondo quanto riportato, i due ragazzi erano stati condannati a morte per lo stupro e l'omicidio di un dodicenne.

Sono ormai quasi cinque anni che le autorità iraniane annunciano di aver preso in considerazione una proposta di legge volta a proibire questa pratica crudele, ma nonostante questo, negli ultimi due anni il numero di imputati minorenni condannati a morte è aumentato notevolmente.

Il 3 gennaio scorso, Nazanin è stata condannata a morte per omicidio. La ragazza ha pugnalato uno dei tre uomini che avevano tentato di violentare lei e sua nipote di 16 anni in un parco a Karaj, a marzo del 2005. Nazanin aveva 17 anni al momento del reato. Alla fine di maggio, la Corte suprema ha respinto la condanna a morte e ha rimandato il caso alla corte che l'aveva processata chiedendo ulteriori indagini. A marzo, un ragazzo di 18 anni, Mehdi, è stato condannato a morte per un omicidio commesso circa due anni prima, quando aveva 16 anni.

Amnesty International riconosce i diritti e le responsabilità dei governi nel portare alla giustizia coloro che sono sospettati di aver commesso dei crimini, tuttavia l'organizzazione si oppone in modo incondizionato alla pena di morte in tutti i casi, ritenendola una violazione del diritto alla vita e del diritto a non essere soggetti a punizioni crudeli, inumane e degradanti. Per compiere un passo verso la totale abolizione della pena di morte nel mondo, Amnesty International chiede la fine dell'applicazione della pena capitale nei confronti dei minorenni.

Amnesty International chiede di partecipare all'azione firmando l'appello online o scegliendo tra queste possibilità.

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