Italia: via libera all’arte “sbarrierata”

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Mentre in Kenya in questi giorni viene presentato “With a different  mind, un network internazionale nato dall’esperienza del Saint Martin CSA e de L’Arche Kenya, che considera la disabilità, anzi la vulnerabilità come risorsa per tutta la comunità, non possiamo non parlare di una nuova legge italiana, in attesa di capire e soprattutto vedere come sarà applicata. Il decreto 106 del maggio 2014, noto anche come “Decreto Art Bonus”, contiene nuove misure in materia di tutela e sviluppo del patrimonio culturale e rilancio del turismo nel Belpaese, in particolare del turismo culturale senza barriere, accessibile a persone disabili, anziani o con particolari bisogni. Il decreto, che è diventato legge il 31 luglio scorso, finanzia attraverso crediti d’imposta fino al 30% la digitalizzazione, la promozione del turismo, la formazione del personale e degli imprenditori impegnati nell’ospitalità accessibile, oltre a dare un contributo per l’eliminazione delle barriere architettoniche, fino a un tetto massimo di 200mila euro.

Una legge importante che ci ricorda che un bene non è tale se non è fruibile e prende in seria considerazione la volontà di allargare il più possibile il numero di persone che possono godere di edifici storici, musei e di tutte le strutture utilizzate per veicolare cultura, considerando finalmente le persone con disabilità, non come categoria a parte, ma come parte di un tutto.
 La speranza, in contesti culturali come quelli all’attenzione della nuova legge, è che il concetto di accessibilità si coniughi quindi con quello più complesso di “visitabilità”, che presuppone lo studio non solo dei collegamenti verticali e del superamento dei dislivelli, ma anche dei percorsi orizzontali senza barriere, dei servizi e del comfort in generale.

Ci riusciremo? Secondo una rivelazione Eurostat diffusa appena un anno fa nel Belpaese la spesa pubblica destinata alla cultura vale appena l’1,1% del Pil. Sempre numeri alla mano, fra il 2006 e il 2010 i Comuni italiani hanno tagliato la spesa dell’8%, mentre le Province del 13%, con un conseguente limite per le attività e l’accessibilità di musei, mostre e iniziative culturali. Nonostante questo sia il quadro generale, in questi ultimi anni abbattere le barriere architettoniche che non garantiscono eguali diritti è diventata una battaglia molto sentita e anche se il lavoro da fare è ancora molto, qualcosa si e mosso anche grazie ad un ambizioso progetto del Ministero dei Beni Culturali, dal nome “Cultura senza ostacoli”, una campagna di sensibilizzazione con un piano d’azione che da alcuni anni cerca di rendere fruibili i siti d’arte e i musei anche ai disabili.

Ideata e condotta dalla stessa Direzione Generale del Ministero, l’iniziativa si propone di finanziare ogni anno un determinato luogo della cultura del patrimonio statale scelto on line dai cittadini, per dotarlo di un percorso di accessibilità fisica e/o sensoriale, al fine di consentirne la piena fruizione da parte di tutti i visitatori. “Questa consultazione - ha dichiarato Anna Maria Buzzi, Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale - costituisce una preziosa occasione di contatto tra le istituzioni e i cittadini, al fine di venire incontro alle esigenze manifestate da tutti i pubblici del patrimonio culturale statale e rendere sempre più piacevole e accessibile la visita alle bellezze artistiche del Paese. Il nostro intento, come nelle consultazioni passate che hanno ottenuto una grande partecipazione, specie tra le giovani generazioni, è quello di mettere il visitatore al centro della nostra attenzione e accoglierne le richieste, per una sempre migliore qualità del servizio pubblico”. La novità dunque sembra essere un’idea di cultura “sbarierata” attraverso un processo democratico rivolto all’ascolto diretto dei cittadini. “In Italia - ha concluso la Buzzi - siamo ancora molto indietro rispetto allo standard dei paesi anglosassoni quanto ad accessibilità dei luoghi della cultura, tuttavia oggi è possibile rendere fruibile qualsiasi sito culturale, basta la sensibilità e la volontà di farlo.”

Il più votato quest’anno (la consultazione si è conclusa il 20 giugno scorso) è stato il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, grazie anche ad una intensa campagna di promozione avviata sul territorio, che ha visto anche la partecipazione del celebre jazzista Paolo Fresu. Molti i voti anche per il Castello Miramare a Trieste, per la Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino, per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e per la Pinacoteca Nazionale di Bologna per i quali il ministero attiverà “iniziative di crowdfunding, per provvedere ad ulteriori esigenze di adeguamento dei siti non ancora pienamente fruibili” . Qualcosa si muove quindi e finalmente ora anche una legge dello Stato da un contributo allo sviluppo dell’accessibilità universale, un un segnale importante, che arriva a meno di un anno da Expo 2015, un evento che porterà in Italia non meno di 200 mila turisti e operatori con disabilità motoria e sensoriale.

Ma a muoversi per una maggior sensibilizzazione verso l’annoso problema delle barriere architettoniche in particolare nel mondo della cultura è anche il settore privato con progetti come Help-MI presentato da Gianluca Lattuada al Lifebility Award 2014, concorso promosso dal Lions Club in partnership con ideaTRE60 di Fondazione Italiana Accenture. L'idea, finalista nella sezione “mobilità e trasporti”, è nata per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità che giungeranno a Milano in concomitanza di Expo. Help-MI è in grado di offrire, attraverso una piattaforma di intermediazione, diversi servizi gratuiti e su base volontaria, tra cui un car sharing dedicato, guide turistiche e museali, accompagnatori, ma anche una mappa interattiva in cui segnalare le barriere architettoniche. Il principio su cui si basa l'idea è quello del “volontariato a missione” per cui ogni cittadino può proporsi per un'attività sociale anche solamente per un pomeriggio, premiando gli utenti migliori con buoni acquisto libri, ingressi gratuiti a musei e eventi o gadget. Un'iniziativa interessante visto che Milano, ad oggi, non è ancora pronta a far fronte alle criticità legate ai trasporti, alla mobilità e all'accessibilità, nonostante le diverse iniziative che si stanno mettendo in atto e i tavoli di lavoro formati da associazioni e istituzioni. Il progetto prova così a sollevare un problema e coinvolgere ogni cittadino a impegnarsi in attività sociali, compreso chi per motivi di tempo non può farlo attraverso le associazioni già attive sul territorio. A Milano sono presenti più di 140 mila volontari e 6 mila associazioni no profit, segnale che il senso civico è presente e molto sentito. La città ha una sfida da affrontare, ma anche un’opportunità di divenire veramente una capitale del volontariato a servizio di tutti.

Del resto come amava ricordare anche Franca Rame, che assieme a Dario Fo ha dedicato, attraverso il Nuovo Comitato Nobel per i Disabili, il compenso del premio Nobel ad aiutare le associazioni di disabili e le famiglie più in difficoltà, “dobbiamo stare attenti a non cadere nel pietismo e tenere alto il filo della sfida, sempre sul piano dei diritti e della dignità. Il disabile non chiede alla società qualcosa di più. Semmai qualcosa di meno: meno barriere, meno impedimenti”. Ce lo ha ricordato anche Bernardo Bertolucci a Venezia lo scorso anno con il suo breve video Red shoes, dove le ruote di una carrozzina sono alle prese con il manto stradale trasteverino. Serve proprio ragionare With a different mind.

Alessandro Graziadei

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