Chiusura Opg, un segno di civiltà

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Secondo le stime della campagna stopOpg, che si batte da anni per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, nei 7 Opg italiani sono internati, al 14 aprile 2011, 1419 cittadini (1323 uomini e 96 donne), ristretti in ossequio di vari articoli del codice penale, a cominciare dal 222. Il 26 gennaio l’aula del Senato, in sede di approvazione del decreto 3074 detto “Svuota carceri” ha approvato un emendamento secondo cui gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari “le cui condizioni offendono la coscienza civile del Paese”, chiuderanno entro il 31/3/2013. Secondo il testo approvato gli enti locali dovranno predisporre servizi alternativi “introducendo una nuova organizzazione dell’assistenza sanitaria conforme ai Piani Sanitari regionali, realizzando un più stretto raccordo tra Magistratura e servizi psichiatrici territoriali, nonché elaborando linee guida funzionali ad agevolare un più frequente ed omogeneo ricorso alle misure alternative all’internamento”.

Commenta Gianluca Borghi, referente del comitato stopOpg: “Gli ultimi “matti”, dimenticati dalla giustizia ed offesi dallo Stato che ha continuato ad internarli per 30 anni dopo l’approvazione della legge 180, che nel ‘78 chiuse i manicomi, usciranno dall’inferno di Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Montelupo Fiorentino… Oltre mille persone, 250 solo a Reggio, entreranno in comunità di accoglienza nelle quali un percorso terapeutico li porterà a superare celle, letti di contenzione, sedazione continua ed isolamento per cercare poi di rientrare nel proprio contesto di vita famigliare e di comunità”. La regione Emilia Romagna, grazie alla collaborazione tra enti locali e volontariato sociale, è all’avanguardia per la creazione di luoghi alternativi di cura per i malati psichici che hanno commesso reati. Afferma ancora Borghi: “Non partiamo dal nulla, anzi: a Sadurano, sulle colline forlivesi, l’utopia è da anni concreta esperienza di accoglienza e riabilitazione nella comunità di don Giorgio Ciani, dove ex internati all’Opg di Reggio vivono in una residenza protetta con forte presidio terapeutico. Tra loro anche autori di omicidio, a dimostrazione che ad ogni persona può, deve, essere concessa una opportunità di riscatto.

E, prima ancora, don Daniele Simonazzi a Reggio, ha dimostrato da anni come sia possibile accogliere e riabilitare ex internati in gruppi appartamento protetti. Con la chiusura degli Opg calerà il sipario su una vergogna insopportabile che ha lasciato sopravvivere (e spesso morire) gli ultimi della nostra società in condizioni non descrivibili né immaginabili. Mario Tommasini, Alessandro Margara, Franco Corleone, Luigi Manconi, Ignazio Marino… in tanti, in tempi diversi, hanno contribuito a raggiungere questo risultato, ed a loro va il ringraziamento di tutti coloro che hanno combattuto, ritenendola pratica indegna di un paese civile, l’internamento di persone con infermità mentale.

Se cosi sarà, dopo questi dieci lunghissimi anni di oblio nella affermazione di diritti e libertà individuali, forse proprio partendo dall’abisso degli Opg potrà aprirsi una nuova stagione di responsabilità ed impegno, come quella che negli anni ‘70 trasformò l’Italia in un Paese moderno grazie a straordinarie riforme legislative”.

Il senatore del PD Ignazio Marino, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, è molto soddisfatto: “Credo che si tratti di un passo storico per il nostro paese. Con questo decreto si va a rimarginare una ferita aperta negli anni 30 con l’introduzione del codice rocco. Questo ha stabilito che persone che hanno commesso reati e che sono considerate incapaci di intendere e volere venissero trattate alla stregua di animali. Chiusi in luoghi indegni, incatenati ai letti, in condizioni igienico sanitarie indescrivibili. Questi luoghi che ho avuto modo di visitare con sopralluoghi a sorpresa non sono rimasti un ricordo. Fino al 2011 ho avuto modo di filmarli, sono ancora una realtà della quale vergognarci. Persino il Consiglio d’Europa ha condannato con severità l’esistenza degli Opg parlando di “condizioni di tortura in Italia”.

Con il decreto legge approvato al Senato della Repubblica negli scorsi giorni e che presto arriverà alla Camera il capitolo Opg verrà finalmente chiuso. Le persone ospiti di questi lager potranno essere, finalmente, curate e assistite con la disponibilità di psicologi e infermieri. Coloro che non rappresentano un pericolo sociale ma sono considerati incapaci di intendere e volere potranno essere curati nei centri di salute mentale dei loro territori. Coloro che, invece, sono considerati soggetti a rischio saranno seguiti nei centri specializzati e a norma come previsto dalla legge. Abbiamo lavorato due anni per predisporre il contenuto delle nuove norme. Esiste una copertura finanziaria di 225 milioni di euro che consentirà l’assistenza. Solo la Lega Nord che non ha letto il testo della legge può pensare che dopo la chiusura degli Opg sarà peggio”.

Una posizione analoga a quella dei sindacati della sanità che si sono occupati della questione. “Un primo passo in avanti verso il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, veri e propri luoghi di tortura. Il voto di ieri in Senato è un fatto importante perché prevede la chiusura dei 6 Opg attualmente esistenti, ma non crediamo che la soluzione possa essere la creazione di una struttura detentiva per ogni Regione. Il fatto che dentro queste strutture possa operare solo il personale del Sistema Sanitario Nazionale e che quello di Polizia Penitenziaria sia solo di supporto è una garanzia che da sola non basta. Va superato il modello detentivo”, con queste parole Rossana Dettori, Segretaria Generale dell’Fp-Cgil Nazionale, commenta l’approvazione in Senato del decreto contro il sovraffollamento delle carceri.

Abbiamo registrato un primo passo in avanti, ma non lo riteniamo quello risolutivo. Serve una chiara svolta e la presa in carico degli internati da parte del Sistema Sanitario Nazionale in sinergia con gli enti locali. Se c’è la disponibilità di 180 milioni di euro per la costruzione di nuove strutture o la ristrutturazione di quelle attuali, li si investa in un solido sistema di assistenza indirizzato al reinserimento sociale. Va completato - conclude Dettori - il progetto di riforma e la rivoluzione culturale che Franco Basaglia ci ha lasciato in eredità”.

Dal nuovo corso politico italiano giungono dunque inaspettati segni di speranza, per un’alternativa possibile che può nascere da provvedimenti fortemente voluti dalla società civile. [PGC]

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