Antiziganismo: a che punto siamo in Europa?

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Foto: coe.int

La quarta edizione dell’EU Roma Week, la Settimana Rom dell’Ue, si è tenuta a Bruxelles dal 18 al 21 marzo, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e in previsione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti dell’8 aprile. L’iniziativa è promossa da alcuni eurodeputati ed organizzata dall’ARDI, l’intergruppo parlamentare anti-razzismo e per la diversità, in collaborazione con organizzazioni della società civile. L’obiettivo è di favorire il dialogo tra i diversi attori coinvolti nelle politiche e nelle azioni a favore delle popolazioni Rom. Gli eventi organizzati nel corso della settimana hanno posto al centro della discussione la necessità di riconoscere e contrastare l’antiziganismo, termine entrato sempre di più nel linguaggio delle istituzioni europee e che, secondo la definizione dell’ECRI, indica una “specifica forma di razzismo, un'ideologia basata sulla superiorità razziale, una forma di disumanizzazione e razzismo istituzionale alimentata da discriminazioni storiche, che si esprime, tra l'altro, attraverso la violenza, l'incitamento all'odio, lo sfruttamento, la stigmatizzazione e la più evidente forma di discriminazione”. 

Proprio l’insufficiente attenzione all’antiziganismo e la mancanza di azioni mirate per combatterlo è stata individuata come una delle principali carenze delle strategie promosse sinora a livello europeo e nazionale, le quali non sono riuscite ad incidere in maniera significativa nelle condizioni di vita della comunità Rom. 

Lo scorso dicembre la Commissione Europea ha pubblicato la relazione inerente la valutazione per il periodo 2011-2017 del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020. Nel documento la Commissione evidenzia che il quadro europeo è stato “fondamentale per lo sviluppo degli strumenti e delle strutture nazionali e dell'UE volti a promuovere l'inclusione dei Rom, ma che l'ambizione di porre fine all'esclusione non è stata raggiunta". 

Sulla base di quanto riportato, i progressi compiuti nei diversi settori sono infatti limitati e in alcuni casi il gap rispetto al totale della popolazione si è persino ampliato. Per quanto riguarda l’educazione, se da un lato sono stati riscontrati miglioramenti nell’istruzione e nella cura della prima infanzia e un calo del tasso di abbandono scolastico, dall’altro lato la segregazione scolastica risulta essere una pratica addirittura in aumento. Inoltre, nella maggior parte degli Stati Membri i progressi nell’istruzione non si sono tradotti in un maggior accesso all’occupazione e la percentuale di giovani Rom che non lavorano e non frequentano corsi di istruzione e formazione è persino cresciuta.

Pochi i passi in avanti compiuti anche in relazione alla condizioni di salute e povertà, mentre continuano a rimanere critiche le condizioni abitative. Permangono infatti pratiche basate sulla segregazione e sugli sgomberi forzati, senza che siano offerti adeguati alloggi alternativi alle famiglie sgomberate. La relazione indica inoltre che la discriminazione e il razzismo verso i Rom sono ancora dilaganti e che gli episodi di reati generati dall’odio e di incitamento all’odio continuano a destare gravi preoccupazioni. Secondo un’indagine condotta dall’Agenzia dell’UE in 9 Stati Membri, uno su tre dei Rom intervistati ha vissuto una qualche forma di molesti, sia online che di persona, quali commenti offensive o intimidatori, minacce di violenza, gesti o sguardi offensivi o inappropriati. Ancora più preoccupante il dato sulla violenza fisica motivata dall’antiziganismo, di cui è stato vittima il 4% degli intervistati. 

A seguito della valutazione della Commissione, a febbraio il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione sulla necessità di rafforzare il quadro dell'UE per il periodo successivo al 2020 e di intensificare la lotta contro l'antiziganismo. Riprendendo le raccomandazioni già espresse nel 2017, nella risoluzione di febbraio vengono indicate le misure da attuare nella revisione del quadro europeo e delle strategie nazionali, tra cui: un maggiore focus sull’antiziganismo, anche con l’aggiunta di un obiettivo specifico di lotta alla discriminazione e lo sviluppo di azioni concrete da parte degli Stati Membri, quali l’indagine sugli attacchi razzisti in corso e passati contro i Rom e una più equa rappresentanza in tutti gli ambiti della vita, compresi i media, le istituzioni pubbliche e gli organi politici; la necessità di un approccio che affronti le discriminazioni multiple e intersezionali, includa una forte dimensione di genere e sia incentrato sui minori; il coinvolgimento delle comunità Rom nell’elaborazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle strategie di inclusione; l’avvio di un processo di verità, riconoscimento e riconciliazione. 

L’eurodeputata svedese Soraya Post, tra le principali promotrici della Settimana Rom dell’UE nonché delle principali iniziative del Parlamento sull’antiziganismo, ha dichiarato che il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani e degli abusi subiti dalla comunità Rom è imprescindibile nella lotta alla discriminazione. Ricordando che il trattamento disumano dei Rom è quasi completamente assente nei nostri libri di storia, ha ribadito la necessità di “iniziare un processo congiunto per rivelare la verità, la nostra storia comune e il nostro presente comune. Dobbiamo rivelare e riconoscere assieme le atrocità e le violazioni dei diritti umani subiti dai Rom e dobbiamo riconoscere assieme il contributo dei Rom all’Europa. Dobbiamo parlare l’uno con l’altro e iniziare a costruire ponti; questo porterebbe dei benefici per tutta la società. L’UE deve rimanere fedele ai suoi valori democratici, al rispetto per i diritti umani, alla non-discriminazione e allo stato di diritto, anche in riferimento ai diritti dei Rom”. Alcune misure positive in questa direzione sono già state avviate in alcuni paesi europei, ad esempio in Svezia dove è stata istituita una Commissione contro l’antiziganismo ed è stato pubblicato un documento sugli abusi e le violazioni dei diritti contro in Rom in Svezia nel corso del 20° secolo. 

La risoluzione di febbraio è stata accolta positivamente da attivisti ed organizzazioni della società civile. In particolare, l’European Roma Grassroots Organisations Network l’ha definita un importante passo avanti nel riconoscimento dell’antiziganismo come fattore alla base dell’esclusione sociale dei Rom ed ha ricordato che ora spetta alla Commissione e agli Stati Membri portare avanti quest’impegno nello sviluppo delle strategie che dovranno essere implementate a partire dal 2020. 

La preoccupazione è ovviamente rivolta alla diffusione in tutta Europa di sentimenti nazionalistici ed anti-Europei e al crescente sostegno ai gruppi di destra ed estrema destra. Il clima politico dominato dalle retoriche basate sulla paura, sulla necessità di incrementare la sicurezza e su atteggiamenti xenofobi contribuisce ovviamente a far slittare la questione dei Rom in fondo alla lista delle priorità di istituzioni europee e governi nazionali. Oltre ad alimentare gli episodi generati dall’odio, come purtroppo ci ricordano anche i recenti avventimenti nella periferia di Roma. Un recente rapporto commissionato dal Parlamento Europeo evidenzia come in Italia il 2018 sia stato segnato da un preoccupante aumento di crimini e discorso d’odio nei confronti dei Rom, “supportati da un ambiente politico che nutre sentimenti anti-Rom e anti-immigrati. Particolarmente preoccupante è che questi fatti trovino legittimazione nell’attuale retorica politica ” e che siano minimizzati come atti non motivati dal razzismo

In vista delle prossime elezioni europee, alcuni eurodeputati hanno lanciato una campagna per ribadire il proprio impegno a favore dei diritti dei Rom e contro la discriminazione. La campagna, sottoscritta sinora da circa 60 membri del Parlamento appartenenti a diversi gruppi politici, indica in 10 punti gli obiettivi da perseguire nel periodo elettorale e nel prossimo mandato. Con la sottoscrizione, gli eurodeputati dichiarano di volere creare “una società Europea in cui i Rom possano avere accesso e godere dei diritti sanciti nei Trattati dell’UE, in cui i Rom possano realizzare a pieno il loro vero potenziale, in cui la deumanizzazione dei Rom sia fermata. Una società Europea sana e libera da razzismo, come l’antiziganismo. Un’Europa di cui possiamo essere fieri”.

Nadia Tempesta 

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