Amnesty: 'cortina di silenzio' di Cio e Coni sui diritti in Cina

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La campagna di Amnesty sulle Olimpiadi di Pechino 2008

La Sezione Italiana di Amnesty International ha rivolto ieri precise accuse al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e al CONI, il massimo ente sportivo italiano, in merito alle promesse sul rispetto dei diritti umani in Cina, paese che ospiterà le Olimpiadi del 2008. "Una cortina di silenzio sulla questione dei diritti umani in Cina è scesa alla vigilia delle Olimpiadi e coinvolge anche il Comitato Olimpico Internazionale, il CIO, i cui vertici hanno definito 'inaccettabile' l'inserimento da parte di Amnesty International di temi sociali nell'agenda di un evento sportivo" - ha affermato il presidente di Amnesty Italia, Paolo Pobbiati presentando l'inizio, anche in Italia, della campagna di mobilitazione internazionale in vista dei Giochi olimpici di Pechino 2008.

"Il CIO ha anche dichiarato più volte che avrebbe fatto affidamento sulle organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, per monitorare e documentare gli sviluppi in questo ambito" - segnala il rapporto 'Pechino 2008. Olimpiadi e diritti umani in Cina'. Ma successivamente l'atteggiamento del CIO è cambiato e, rispondendo a un rapporto pubblicato da Amnesty International nel settembre 2006, "il CIO ha dichiarato che è 'irrealistico' aspettarsi pressioni da parte del Comitato sul governo cinese" - continua il rapporto di Amnesty presentato oggi a Roma. Nonostante una certa attenzione da parte del CIO ad alcune richieste dell'associazione, Amnesty International si è detta "seriamente preoccupata" per la riluttanza del CIO a intraprendere azioni più incisive riguardo alla difesa dei diritti umani: "la volontà iniziale del Comitato sembra affievolirsi con l'avvicinarsi dei Giochi" - denuncia l'associazione.

Anche nei confronti del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), il presidente di Amnesty Italia ha rivolto accuse precise. "Dobbiamo rilevare - ha detto Pobbiati - che l'interlocuzione con il Coni è stata impossibile. E ci risultano anche pressioni su atleti che avevano dato disponibilità a essere testimonial della nostra campagna. E' vergognoso". Secondo quanto riportato dall'agenzia Apcom, il presidente di Amnesty Italia non ha spiegato il tipo di pressioni, ma ha offerto un indizio: "In un caso, si tratta di un atleta che ad Atlanta '96 aveva sfilato con la maglietta 'No death penalty'". E contestualizza lo scontento di Pobbiati: "Al Coni abbiamo chiesto un incontro a settembre sempre rinviato. E anche la tradizione della carta olimpica: ci hanno detto di mandare una mail, è rimasta senza risposta".

In un nota il CONI ha risposto che "Mai nessun dirigente del CONI ha fatto pressioni su qualsiasi atleta italiano per dissuaderlo da campagne di testimonianza e sensibilizzazione in difesa dei diritti umani. Inoltre -prosegue la nota - sull'argomento il CONI si è sempre mantenuto in costante contatto con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), suo naturale referente, che ha intrapreso da tempo una proficua e continua collaborazione con Amnesty International, al fine di poter ottenere un aggiornamento periodico sugli sviluppi in materia di diritti umani in Cina". La nota conclude affermando che "il CONI si riserva di tutelare la propria immagine nei modi e nelle forme dovute".

Secondo il rapporto presentato ieri da Amnesty Italia, "a otto mesi dall'inizio delle Olimpiadi e nonostante alcune riforme in tema di pena di morte e di maggiore libertà di stampa per i media internazionali", l'impegno - annunciato nell'aprile 2001 di fronte al Comitato Olimpico Internazionale (Cio) da Kiu Jingmin, vicepresidente del Comitato promotore di Pechino 2008 - di uno sviluppo dei dei diritti umani "appare lontano dall'essere rispettato"."Nella capitale - denuncia Amnesty - la polizia ha preso a pretesto la preparazione dei Giochi Olimpici per 'ripulire la città', estendendo l'uso di varie forme abusive di detenzione amministrativa, come la 'riabilitazione forzata dalla droga' e la 'rieducazione attraverso il lavoro. Il rapporto offre un quadro della situazione dei diritti umani, con un particolare approfondimento su quattro temi: la pena di morte, le vessazioni e le intimidazioni ai danni degli attivisti per i diritti umani, l'ampio uso della detenzione senza processo e la censura nei confronti della stampa online e offline.

In vista delle Olimpiadi, Amnesty International ha presentato al governo cinese quattro richieste fondamentali: adottare provvedimenti che riducano significativamente l'applicazione della pena di morte, come primo passo verso la sua completa abolizione; applicare tutte le forme di detenzione in accordo con le norme e gli standard internazionali sui diritti umani e introdurre misure che tutelino il diritto a un processo equo e prevengano la tortura; garantire piena libertà d'azione ai difensori dei diritti umani, ponendo fine a minacce, intimidazioni, arresti e condanne nei loro confronti; porre fine alla censura, soprattutto nei confronti degli utenti di Internet" - ha spiegato Daniela Carboni della Sezione Italiana di Amnesty.

La Campagna lanciata ieri da Amnesty Italia prevede già tre iniziative:

- l'8 e il 9 dicembre, la "Maratona Azioni Urgenti" che prevede l'invio di migliaia di appelli in favore di quattro attivisti cinesi, che si trovano in stato di detenzione o hanno subito minacce e intimidazioni per aver promosso azioni legali e iniziative pubbliche in favore dei diritti umani;
- il 15 e 16 dicembre, le "Giornate Amnesty": nel tradizionale fine-settimana di autofinanziamento in cui in tutt'Italia i gruppi di volontari dell'associazione propongono l'acquisto di una candela, saranno raccolte firme per chiedere la scarcerazione di Bu Dongwai, torturato e sottoposto alla "rieducazione attraverso il lavoro" perché aveva in casa opuscoli del movimento spirituale Falun Gong;
- il 24 e 25 maggio 2008, le "Giornate dell'Attivismo" di Amnesty International saranno interamente dedicate alla realizzazione di iniziative e raccolte di firme per il rispetto dei diritti umani in Cina. [GB]

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