Ucraina che ha poco da ridere e un comico presidente, salvo golpe bis

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Presidenti comici nel mondo, tanti, attor comico presidente, finora mai

Ucraina che ha poco da ridere e un comico presidente, salvo golpe bis. Situazione grave ma non seria, e via a battute di satira facile dopo la vittoria dell’attor comico Volodymir Zelensky al primo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina. E non è bastato (per ora) il potente e prepotente apparato di potere dell’uscente Petro Poroshenko e dei suoi alleati di governo a forti tinte nazifasciste di antica memoria storica ucraina e di più recenti arruolamenti. Pericoloso dare qualcosa per scontato sugli esiti di quella decisamente precaria democrazia, ma questa volta potrebbe esserci il colpo a sorpresa. L’ex premier, la ‘pasionaria’ Yulia Tymoshenko, esclusa dal ballottaggio dal presidente uscente, accusa l’apparato di potere di brogli e boicottaggio ai suoi danni. «Voto truccato, candidati fantasma (39 ammessi alle elezioni) per disperdere voti, uno di loro col suo stesso cognome incluso un candidato con il mio stesso cognome». «Poroshenko non ce l’avrebbe fatta ad arrivare al ballottaggio. Ma ha promosso falsificazioni, ha privatizzato tutti i tribunali e non siamo stati in grado di mettere in discussione le violazioni avvenute prima e durante le elezioni», ha affermato la leader del Partito della Madrepatria che adesso, arrabbiatissima, potrebbe invitare i suoi a sostenere Zelensky al ballottaggio.

Mediocre Poroshenko ora l’anti-putinismo

«Oggi inizia una nuova vita senza corruzione. È solo il primo passo verso una grande vittoria», spara Volodymir Zelensky, sapendo di dover montare le speranze per la partita finale dove gli ostacoli potrebbero diventare persino mortali, e non solo per modo di dire. Il presidente uscente Petro Poroshenko, umiliato con poco più della metà dell’attor comico verso il ballottaggio del 21. Ma lui “non tratta con nessuno” dichiara mentendo. Mentre invece Zelensky, sembra disposto ad offrire all’ex premier Yulia Tymoshenko la poltrona di premier in cambio del suo sostegno al secondo turno. E la realtà politico economica del Paese spinge oggettivamente verso la speranza di un indispensabile cambiamento. Cinque anni dopo i moti ‘rivolusione/colpo di Stato’ di Maidan e da allora una guerra che nel Donbass ha provocato più di 10 mila morti e le sofferenze di 42 milioni di cittadini. Cinque anni fa gli articoli-sensazione sulla corruzione di Janukovich e dei suoi, adesso replay con protagonisti rovesciati. L’European Council on Foreign Relations, non certo filo-russo, ha pubblicato un rapporto intitolato «L’Ucraina sull’orlo della cleptocrazia» che stroncava il presidente Poroshenko e chiedeva alla Ue “di agire subito”, contro la bugia europeista di un manipolo di ladri, detto in inglese e con eleganza.

Cleptocrazia pre e dopo Maidan

Nel 2012 (pre Maidan) Ernst&Young classificava l’Ucraina tra i tre Paesi più corrotti al mondo, con Colombia e Brasile. Nel 2017 (post Maidan) la stessa Ernst&Young rimetteva l’Ucraina sempre tra i Paesi più corrotti del pianeta. Il Centro Anticorruzione Ucraino nel 2018 ha rivelato che il 25% di tutte le licenze rilasciate dall’Ucraina per l’estrazione di gas e petrolio è nelle mani di sole 11 persone, noti oligarchi o politici. Janukovich era un politico tenuto in piedi, oltre che dalla Russia, dagli oligarchi. Poroshenko, come prima la pasionaria Timoshenko, sono loro stessi oligarchi. Volodimyr Zelensky, il comico televisivo probabile prossimo presidente, è la creatura di un altro oligarca, quell’Ihor Kolomoyskiy che è il terzo uomo più ricco del Paese. Kolomoyskiy, sponsor di Maidan e finanziatore del famigerato battaglione Azov, ritenuto nazista e bocciato persino dal Congresso Usa di bocca buona. Ma allora chi salverà l’Ucraina e il mondo attorno? Il comico Zelensky, star del canale Tv “1+1” che appartiene a Kolomoyskiy, è definito «un’invenzione a freddo», scrive Linkiesta. Zelensky diventato uno dei volti celebri dell’Ucraina con uno show intitolato ironicamente ‘Servo del popolo’, in cui interpreta un uomo qualunque diventato potente e deciso a battersi contro i corrotti. Sceneggiatura perfetta per una campagna elettorale anti politica e populista vincente.

Tutti per uno od ognuno contro tutti?

Ma il comico, che ha quasi doppiato il presidente in carica Poroshenko, non può già cantare vittoria. I boss del dopo-Maidan cosa decideranno di fare, sperando non si tratti di violenza? Zelensky da subito schierato con Maidan, non ha mai cavalcato il tema della guerra come ha fatto Poroshenko in ridicola tuta mimetica. Il Donbass un ordigno che nessuno forse vuol far detonare, ma che nessuno, almeno a Kiev, sa come eventualmente disinnescare. Chiedere a Mosca per le istruzioni d’uso, salvo che tutte le parti ‘terze’ si accontentino di quanto ottenuto finora. La Russia che, riannettendo la Crimea, regola il traffico marittimo tra il Mar Nero e il Mare di Azov, ed è contenta. Gli Usa, che tanto si erano spesi e tanto avevano speso per Maidan con crediti e aiuti militari, e ora incassano le sanzioni contro la Russia, salvo andare a discuterne tra di loro. Meno felice forse l’Unione Europea con patti economici a perdere e il libero ingresso nello spazio di Schengen ai suoi cittadini. Conti in rosso anche per il Fondo monetario internazionale a liberare crediti che, stesse condizioni, in qualsiasi altra parte al mondo, sarebbero stati negati. Equilibrio contrapposto di forze con la minaccia di un facile peggio, ricatto modello guerra fredda e far finta che sia pace.

Ennio Remondino da Remocontro.it

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