Tunisia: la quiete dopo la tempesta

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TUNISI - Una quiete apparente si è appropriata dell’ambiente dopo la tempesta emotiva, causata dai tre attentati del 27 giugno e dal contemporaneo ricovero del Presidente della Repubblica.

I fatti: il primo attacco alle 3.30 del mattino, con una sparatoria nei pressi di un ripetitore radio sul Monte Orbata, circa 370 km a sud della Capitale, respinto dall’esercito. Poi, due attacchi suicidi a Tunisi, che hanno provocato la morte di un poliziotto e il ferimento di altre otto persone, fra cui tre civili. Il primo intorno alle 10:50, una persona armata di esplosivo si è gettata su un veicolo della polizia nella trafficata Rue Charles-de-Gaulle, nel cuore della Capitale, uccidendo un agente di polizia, ferendone un altro e anche tre civili. Dieci minuti dopo, un kamikaze in bicicletta si è fatto esplodere di fronte al quartier generale della brigata antiterrorista El-Gorjani, alla periferia della città, dopo aver tentato invano di entrare, ferendo quattro membri della polizia.

La cronaca nera si è poi tinta di giallo poche ore dopo gli attentati, con la notizia che il Presidente della Repubblica, il 92enne Beji Caid Essebsi, era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale militare di Tunisi, a seguito di un grave malore. Dolore per la morte del poliziotto, apprensione per i feriti, preoccupazione per la sorte del Presidente, ma la vita è ripresa subito normalmente in Tunisia dopo gli atti terroristici, solo parzialmente riusciti, grazie alla prevenzione e alla pronta reazione delle forze di sicurezza e di intelligence del Paese maghrebino. Il volo Tunisair Milano-Tunisi stracolmo di vacanzieri italiani, l’aeroporto di Tunisi con l’entrata al suo interno accessibile solo per i possessori di biglietti di viaggio e personale che a vario titolo opera nell’aeroscalo, il solito rumoroso e disordinato traffico, l’ambasciata americana che comunica la chiusura al pubblico per un giorno, senza ulteriori spiegazioni, “check point” militari posti agli incroci più importanti e in prossimità dei complessi alberghieri e residenziali, scorci di spiagge affollate di bagnanti: questi i primi segni visivi contrastanti del Paese nord-africano all’indomani dei fatti che hanno inizialmente provocato una fase di sgomento, seguita rapidamente dalla contezza di essere un Paese ormai proiettato verso un futuro democratico.

Segnali discrepanti, come le voci che si rincorrono tra la gente, in un miscuglio di realtà e fantasia: la permanenza dei turisti dopo una mini fuga durata lo spazio del primo giorno; una Tunisi dapprima spettrale e, poche ore dopo, con i caffè pieni e agitata dalla movida delle zone costiere e balneari; le scarse informazioni ufficiali e di stampa sui dettagli degli attentati e sulla salute del Presidente che hanno dato il via ad una serie di illazioni, quali il fatto che uno degli attentatori suicidi, l’unico del quale non sono state rese note le generalità, possa essere stato un membro delle forze di polizia, oppure che l’improvviso malore di Essebsi sia stato qualche cosa di indotto, frutto di intrighi di palazzo; la carcerazione di centinaia di persone sospettate di far parte a vario titolo della sfera di influenza islamista.

I media italiani hanno “coperto” poco e male questi avvenimenti tunisini (per capirlo basta cercare notizie sulla Tunisia su Google news), al contrario dei confratelli francesi che ne hanno svelato i minimi dettagli, anche loro fra verità e illazioni. Forse per una sorta di “sovranismo informativo”, che cede più agli interessi circoscritti di lettori, acoltatori e telespettatori dello Stivale, nonostante la Tunisia sia un nostro vicino con posizione strategica, che potrebbe esserci utile anche per sinergie economiche rivolte all’Africa subsahariana, oltre che a una proficua collaborazione per una gestione umana e consapevole della questione dei migranti che tanto ci assilla.

Male, anche perché le lacune esasperano i sospetti. Ad esempio il presunto golpe nelle ore dei fatti raccontati, riportato in un articolo di Repubblica. Questo presunto colpo di stato in realtà si è rivelato un banale gioco politico favorito dalla circostanza che, contemporaneamente, fossero ricoverati in ospedale il Presidente della Repubblica, Caid Essebsi, e l’85enne Mohamed Ennaceur, Presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del Popolo (ARP), entrambi del partito di maggioranza relativa Nida Tunes.

Abdelfattah Mourou, primo vice Presidente de l’ARP, e membro di spicco di Ennadha (secondo partito tunisino, legato alla galassia dei “Fratelli musulmani”), forte di un articolo della Costituzione che assegna l’interim della Presidenza della Repubblica in caso di vacanza per morte o malattia invalidante del Presidente al Capo dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, fino a nuove elezioni, aveva convocato nella serata del 27 giugno i rappresentanti dei partiti presenti nell’ARP per discutere il da farsi. Sorvolando però su due fattori: che sia per il Presidente della Repubblica che per il Presidente della ARP non c’era alcun certificato medico che ne decretasse l’incapacità di svolgere il loro ruolo istituzionale; inoltre, la Costituzione stabilisce che l’interim presidenziale del responsabile dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo è previsto per il periodo necessario a fissare e indire nuove elezioni, che per scadenza naturale in questo caso sono già state fissate per il prossimo 17 novembre. Contesto che, sempre secondo quanto scritto nella Costituzione, in questo caso assegnerebbe l’interim presidenziale al Primo ministro. In ogni caso, per il rapido intervento di Sofien Toubel, il potente Capo gruppo parlamentare di Ninda Tunes presso l’ARP con l’immediata “guarigione” del Presidente Mohamed Ennaceur e per l’opposizione di molti gruppi parlamentarri le desiderata di Abdelfattah Mourou non hanno avuto seguito.

Questo però dimostra che i giochi di posizionamento per le prossime elezioni presidenziali e per quelle legislative del prossimo 6 ottobre sono già ben avviati e promettono scintille. Nel frattempo, l’infaticabile Ministro del Turismo e dell’Artigianato Renè Trabelsi ostenta fiducia per una stagione turistica che, secondo la Federazione tunisina degli albergatori, potrebbe rappresentare il 14% del PIL del 2019. Incrociando le dita, confidando nell’azione preventiva delle forze di sicurezza e sperando che la situazione libica non precipiti.

Ferruccio Bellicini

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