Tunisia: fatti e misfatti in attesa di un presidente

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Tunisi 5 settembre– In un avvio del mese dal cielo minaccioso e pre-autunnale é iniziato il conto alla rovescia per giungere  al 15 settembre, data  del primo turno delle elezioni presidenziali.

In piena turbolenza anche il clima elettorale dopo che il 31 agosto  l’ISIE, l’ Ente superiore e indipendente per le elezioni, la cui missione principale, come é scritto nel suo sito web, “è garantire elezioni e referendum democratici liberi, pluralisti, onesti e trasparenti”, ha pubblicato la lista dei 26 candidati, sopravissuti ad un elenco di 98 postulanti che hanno presentato la loro candidatura agli inizi del mese appena trascorso.  

Una sforbiciata senz’altro sensibile  che comunque ha lasciato alla tenzone elettorale un numero che tutti gli analisti politici considerano eccessivo, che porterà alla parcelizzazione dei consensi degli elettori, dando ancora più spazio a intrighi e colpi bassi fra i contendenti e i loro sostenitori.

La campagna elettorale é partita ufficialmente da tre giorni, ma é ormai da tempo che i principali attori ed i loro schieramenti si sono mossi dietro le quinte.

Subito un botto conl’arresto di Nabil Karoui, magnate dei media e uno dei favoriti alle elezioni.  

E’ stato fermato con il fratello Ghazi lo scorso 23 agosto mentre rientrava a Tunisi dalla città de Beja, con un intervento massiccio e teatrale delle forze di sicurezza che hanno circondato l’auto sulla quale viaggiava. L’accusa, già nota da tempo, é quella di riciclaggio di denaro.

Già nel 2016 la ONG “I Watch” lo aveva denunciato per  riciclaggio di denaro e appropriazione indebita all'estero, tramite società di copertura. L'8 luglio dell’anno in corso, nell'ambito delle accuse del 2016, é stato aperto un fascicolo a suo carico, insieme al fratello Ghazi: i loro beni beni sono stati congelati ed  è stato loro proibito di lasciare il territorio tunisino.  Ora l’arresto, richiesto dalla Corte di appello di Tunisi.

Come abbiamo già scritto in un precedente articolo, “ Nabil Karaoui è il fondatore del canale privato Nessma TV (con Berlusconi e Tarek Ben Amar) e ha iniziato la campagna elettorale da due anni e mezzo. Dopo la morte,  per un incidente stradale, di suo figlio Khalil, ha fondato l'associazione benefica Khalil Tounes che offre assistenza sanitaria,  beni di prima necessità  e altri servizi ai meno privilegiati. Decine di migliaia di pasti sono stati distribuiti quest'estate ogni giorno alla rottura del digiuno del Ramadan. Tutta l’attività è stata trasmessa su Nessma tv dal 2017”.

La carcerazione dell’uomo d’affari ha provocato reazioni indignate  di quella parte della popolazione che ha beneficiato della sua azione caritativa, ma ha anche sollevato perplessità  negli ambienti politici e giornalistici che sottolineano l’intempestività del fatto, che alla fine si rivelerà controproducente per gli avversari di Karaoui, seminando anche il dubbio di una incostituzionale commistione fra il potere giudiziario ed il potere politico in carica.

Il partito di quest’ultimo  ha accusato subito il primo ministro Youssef Chahed, anch'egli candidato, di essere il regista della cattura  di questa controversa personalità.

“ Accusiamo direttamente Youssef Chahed e la sua banda di  aver orchestrato questo arresto", ha detto Iyadh Elloumi, capo dell'ufficio politico  Qalb Tounes (Il cuore della Tunisia) durante una conferenza stampa; denunciando anche "pratiche degradanti e dittatoriali”, il dirigente politico ha ironizzato, ringraziando il signor Chahed "per questa pubblicità gratuita che va solo nell'interesse di Nabil Karoui ".  

Che la campagna elettorale possa traformarsi in una lunga teoria di regolamenti di conti traspare anche da un’altra notizia da prima pagina che in questi giorni é sulla bocca di tutti: un’intervista televisiva, trasmessa ieri sera dal canale televisivo El-Hiwar  Ettounsi,di un altro personaggio altrettanto controverso e chiaccherato, Slim Riahi.

Anch’egli candidato alle elezioni, é un uomo d’affari e uomo politico che ha vissuto e si é formato in Libia, dove la famiglia si era trasferita, essendo all’opposizione dei primi due Presidenti tunisini (Habib Bourguiba e Zine el-Abidine Ben Ali). Petrolio, energia, aviazione e  immobiliare, sono i settori che gli hanno permesso di costruire la sua fortuna. Dalla Libia il trasferimento a Londra, dove ha acquisito anche la nazionalità britannica.

Di ritornoin Tunisia dopo la rivoluzione del 2011, é entrato in politica fondando un partito politico, l'UPL, con un programma  economicamente liberale, posizionandosi al centro del panorama politico. Altro tassello indispensabile per la sua ascesa alla notorietà é stato l’acquisto di una delle squadre di calcio più importanti del Paese, il Club Africa, del quale é stato presidente dal 2012 al 2017.

Nel 2017 ha avuto  il congelamento dei beni, sulla base di sospetti di corruzione e riciclaggio di denaro,  con seguito di alcune condanne in primo grado, poi annullate nei processi successivi.

Nel 2018 il suo partito si é fuso con quello del defunto Presidente Beji Caid Essebsi, Nida Tunes,   del quale ha assunto l’incarico di Segretario generale, da cui si é dimesso nel fabbraio di quest’anno.

Nel novembre 2018,  ha accusato il capo del governo Youssef Chahed e il direttore generale della guardia presidenziale di "cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato" e ha presentato una denuncia al tribunale militare permanente di primo grado di Tunisi.Nel dicembre dello stesso anno, questa denuncia è stata respinta dal procuratore generale della direzione della giustizia militare per mancanza di prove.

L’intervista, che é stata preceduta da una  campagna massiccia di spot che hanno solleticato e sollecitato l’interesse di larghe fasce della popolazione, é stata registrata a Saint Tropez, in Francia, Paese di residenza attuale di Slim Riahi, che ha presentato la sua candidatura alle presidenziali attraverso una procura data al suo avvocato tunisino, accettata dall’ISIE e contestata da più parti.

L’intervista si é rivelata un atto di accusa all’attuale Primo ministro Youssef Chahed, causa, ai suoi occhi, di tutte le ingiustizie subite, sostenendo di averlo sempre contrastato nelle sue azioni definite ”cospirative contro lo Stato, in combutta con ambienti mafiosi internazionali” ed accusandolo anche di tessere una ragnatela di potere con il partito islamico Ennadha.

A loro volta i sostenitori del Primo ministro ribadiscono  che Slim Riahi essendo perseguito dalla giustizia   abbia interesse a vedere Youssef Chahedfuori dal gioco politico, avendo quest’ultimo  lanciato una guerra contro la corruzione.

Agronomo di formazione, parla correttamente l’arabo, il francese , l’inglese e l’italiano ed era sconosciuto all’opinione pubblica prima delle rivolta del 2011. Entrato in scena sulla scia dell’ascesa politica del Presidente della Repubblica recentemente scomparso ha rapidamente risalito tutti i gradini della scala del potere, prima Segretario di Stato presso il Ministero dell’agricoltura, in seguito Ministro per gli affari locali, ed infine Capo del Governo. Una presunta parentela con il Presidente defunto ha creato spesso malumori e gelosie negli ambienti del partito Nida Tunes di cui faceva parte; atteggiamenti negativi che erano stati  respinti e liquidati da un portavoce della Presidenza della Repubblica con un lapidario :” Il genero del Presidente è il fratello della moglie dello zio di Youssef Chahed”.

Tutto questo dà il segno dei rapporti non sereni, per usare un eufemismo, fra attori importanti del panorama politico e economico della Tunisia che hanno anche percorso, in certi momenti, strade condivise.

Ad agitare ulteriormente le acque l’annuncio della ONG  “I Watch”    che non meno di 12 candidati delle prossime elezioni presidenziali avrebbero manomesso gli elenchi dei 10000 simpatizzzanti di sostegno necessari per ogni aspirante per poter avere accettata la propria candidatura .

L'organizzazione  non governativa ha affermato di aver ricevuto centinaia di denunce da parte di cittadini che hanno riferito che  i propri dati personali per la sponsorizzazione dei candidati sono stati utilizzati a loro insaputa. “I Watch” ha invitato tutti coloro che si sono trovati in una situazione del genere a sporgere denuncia presso i tribunali.

Un ex Presidente della Repubblica (Moncef Marzouki), un Presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Abdelfettah Mourou), un Primo ministro in carica (Youssef Chahed), due ex Primi ministri (Mehdi Jomaa e Hamadi Jebali), otto ex Ministri (Mohamed Abou, Abdelkerim Zbidi, Mohsen Marzouk, Omar Mansour, Elyes Fakhfakh, Saïd El Aïdi, Neji Jalloul  e Abid Briki) sono fra i protagonisti  nell’arena pre-elettorale, ma solo il Primo ministro in carica Youssef Chahed e il suo ex ministro della difesa Abdelkerim Zbidi nelle intenzioni di voto espresse negli ultimi sondaggi autorizzati, hanno qualche possibilità di accedere al secondo turno.

Nei caffé dei quartieri popolari di Tunisi, mentre si aspira dal narguilé un tabacco dal sapore di mela, si scommette su chi di questi volti noti, durante la campagna elettorale, si recherà nelle regioni del centro sud del Paese, come  Sidi Bouzid, dove  il 17 dicembre del 2010 il giovane ambulante Mohamed Bouazizi si diede fuoco, per protestare contro la polizia che gli aveva sequestrato la merce, dando il via a quelle che furono definite le Primavere arabe; in questa parte della Tunisia tutto é ancora come prima: povertà, disoccupazione  e mancanza di prospettive e gli aspiranti presidenti si presume non avranno comitati di accoglienza festosi.

Ogni tunisino cerca di cogliere dai talk show serali che imperversano su tutte le televisioni le informazioni necessarie per farsi un’utile opinione di voto, districandosi fra proposte laiche  e islamiche, progressiste e conservatrici.

I favoriti per ora sono tre:  Nabil Karaoui (il magnate), Youssef Chahed (il Primo ministro) e Abdelkerim Zbidi (ex Ministro delle difesa).

Le quotazioni di quest’ultimo, benché discreto e defilato, stanno crescendo di ora in ora.

Questo medico 69enne é passato tranquillamente da incarichi ministeriali con il Presidente deposto Zine el-Abidine Ben Ali, a posti di responsabilità con i governi post rivoluzione. Questo puo’ aiutarlo in questa fase dove sempre di più il recente passato é percepito con occhi meno ostili. Il risultato elettorale rimane comunque un terno al lotto.

Ferruccio Bellicini

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