La carica dei 98 al trono di Cartagine

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Tunisi 11 agosto 2019 - Nelle spiaggie affollate, nei caffé, nei mercati, nelle case dove oggi si festeggia l’Aid el Khebir (la festa musulmana del sacrificio) sono l’argomento principale di discussione: le elezioni presidenziali del 15 settembre prossimo, con  un tifo dal tenore calcistico suddiviso fra i 98  postulanti candidati (di cui 13 donne) che hanno presentato i loro dossiers, lasciando una cauzione di 10000 dinari tunisini (circa 3200 euro), entro la data limite prevista del 9 agosto, con la convinzione, o la speranza, di avere tutte le carte in regola per poter aspirare all’elezione alla carica suprema.

L'articolo 74 della Costituzione stabilisce che la candidatura alla Presidenza della Repubblica è un diritto per tutti gli elettori e le elettrici di un’età che non sia inferiore ai 35 anni, di nazionalità tunisina e  di religione musulmana. Se  nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta dei voti espressi nel primo scrutinio, un secondo si terrà entro due settimane dall'annuncio dei risultati finali del primo voto, fra i due candidati con il maggior numero di consensi ottenuti al primo turno.

Un ex Presidente della Repubblica (Moncef Marzouki),  un ex Primo ministro (Mehdi Jomaa),  il Primo ministro e  il Ministro della difesa in carica (Youssef Chaede e  Karim Al-Zubeidi),  il Presidente ad interim dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Abdel Fatteh Mourou), un magnate dell’industria televisiva chiaccherato e sotto inchiesta per riciclaggio (Nabil Karoui ), un candidato anticorruzione (Mohamed Abbou), un “Robespierre” della politica (Kaïs Saïed), la  “pasionaria” dell’era Ben Ali (Abir Moussi), un ex Ministro del vecchio regime (Mondher Zenaidi), il candidato di sinistra (Hamma Hammami), Segretario generale del Partito dei lavoratori,  arrivato terzo alle elezioni del 2014, dietro a Beji Caid Essebsi e Moncef Marzouki, e una mecenate e filantropa franco-tunisina (Olfa Terras) sono gli aspiranti alla presidenza più conosciuti. E, per la prima volta nella storia del mondo arabo, un pretendente presidenziale che ha dichiarato la sua omosessualità: è l'avvocato Mounir Baatour, presidente del Partito liberale.

I profili dei candidati sono diversi. Accanto a personalità famose con  gli apparati di grandi partiti alle spalle,  ci sono  candidati meno conosciuti, ma non per  questo con  progetti meno ambiziosi per il Paese.

La Tunisia ha ormai fortificato le procedure democratiche che regolano ogni passaggio elettorale e d’ora in avanti, fino alla fatidica data, previsioni e desiderata prenderanno il sopravvento nelle discussioni dei quasi 7 milioni di elettori iscritti.

Benché l’improvvisa morte, lo scorso luglio, del Presidente Béji Caïd Essebsi, abbia un po’ scompigliato le carte,   nell’aria serpeggia come un sibilo un  verbo declinato al presente, “degage” (sloggia) che riporta a un sentimento diffuso, e vincente, durante l’ultima fase della rivolta dei gelsomini nel gennaio del 2011; il desiderio popolare, se non la tendenza,  sarebbe quello di dare una spallata ai partiti che hanno gestito gli anni post rivoluzione, l’islamico Ennadha e il laico Nida Tunes, favorendo l’ascesa di un candidato indipendente; anche se il richiamo delle sirene dei nostalgici del deposto Presidente Ben Ali non è da sottovalutare,  soprattutto a causa delle misure di austerità   per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica, imposte dal Fondo monetario internazionale (FMI), che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, senza incidere sulla cronica disoccupazione, soprattutto intellettuale e giovanile (oltre il 40% della forza lavoro).

L’Autorità elettorale superiore indipendente  (ISIE) ha tempo fino al 14 agosto  per valutare se i candidati possiedono i requisiti richiesti, per poi presentare entro il 31 agosto la lista finale degli aspiranti che saranno stati accettati, in base ai parametri che sono fissati dalla Carta costituzionale; alcune indiscrezioni interne all’ISIE hanno  fatto trapelare che difficilmente più di una ventina di candidature soddisferanno le condizioni necessarie; alla fine del controllo resteranno i pesi massimi ed ai carneadi  resterà l’orgoglio di poter dire ”c’ero anch’io” , dando più nobiltà al proprio Curriculum Vitae con la dicitura “candidato Presidente della Repubblica”. Poi il 2 settembre inizierà la campagna elettorale che durerà fino al 13 settembre.

Anche i risultati  delle società di indagine sulle intenzioni di voto hanno occupato le pagine dei principali quotidiani fino al 16 luglio, data a partire dalla quale  la legge ha vietato la pubblicazione di sondaggi.

Nell’ultimo di questi, condotto dall’ Institut Emrhod Consulting”,  Nabil Karoui (il magnate dei media) e Kais Saied (il “Robespierre” della politica) rimangono ancora in testa alle intenzioni di voto: 23% per Nabil Karoui e 14% per Kais Saied.  

Nabil Karaoui è il fondatore del canale privato Nessma TV (con Berlusconi) e ha iniziato la campagna elettorale da due anni e mezzo. Dopo la morte,  per un incidente stradale, di suo figlio Khalil, ha fondato l'associazione benefica Khalil Tounes che offre assistenza sanitaria,  beni di prima necessità  e altri servizi ai meno privilegiati. Decine di migliaia di pasti sono stati distribuiti quest'estate ogni giorno alla rottura del digiuno del Ramadan. Tutta l’attività è stata trasmessa su Nessma tv dal 2017.

Kais Saied è il candidato più atipico che si possa immaginare. Professore universitario e avvocato costituzionalista, non ha né un partito né un passato politico. Si è imposto intervenendo sui giornali televisivi su argomenti relativi alla Costituzione e all'Assemblea dei rappresentanti del popolo. Sulle questioni della società, è fortemente conservatore, anti-gay e anti-parità di genere. Gioca la carta dell'integrità, viaggia con i mezzi pubblici. Ha intorno a sé solo giovani simpatizzanti, profili educati. "È un Robespierre senza la ghigliottina", ha detto Hassen Zargouni, presidente dell’istituto di sondaggi Sigma Conseils.  Ha dichiarato che "né lui stesso né sua moglie  voterebbero per lui nel caso la sua candidatura fosse accettata”.

Dietro Youssef Chahed (Primo Ministro in carica)  al terzo posto con il 7,8%  e davanti a Abir Moussi (la pasionaria “benaliana”) che ottiene il 5,2%.

Più distanziati Moncef Marzouki (ex Presidente della Repubblica), Medhi Jomaa (ex Primo Ministro), e  altri, ottengono tra il 2% e il 3% delle intenzioni di voto.

Secondo l’Istituto di consulenza  Emrhod, il 22% degli intervistati non sa per chi votare o non vuole svelare le proprie intenzioni di voto. Inoltre, il 7% degli intervistati non voterà per nessuno  dei candidati proposti nel sondaggio.

Nuovi attori e nostalgia per il vecchio regime.

Se si dovessero verificare le tendenze, questa elezione, che dovrebbe sanzionare le tradizionali formazioni politiche, i cui benefici sono considerati deludenti, segnerebbe una svolta nel processo politico in Tunisia. Se le elezioni del 2014 avevano licenziato i partiti storicamente insediati nel panorama politico, l'annata 2019 annuncia chiaramente un ulteriore desiderio di una svolta radicale.

La morte del Presidente Béji Caïd Essebsi, una decina di giorni dopo la pubblicazione degli ultimi sondaggi, ha sicuramente determinato cambiamenti umorali nei tunisini che paiono anche non apprezzare i giochi politici innescati dopo la scomparsa di BCE,  che sono visti con il sospetto di chi si attende un’ennesimo inganno: in primo luogo l’improvvisa decisione di Ennadha (il partito islamico) di candidare un peso massimo fra i suoi dirigenti, come è Abdel Fatteh Mourou. L'uomo  che veste sempre in abito tradizionale, spesso presentato come il più moderato del gruppo islamico, tanto da sostenere la necessità di uscire dalla Confraternita dei Fratelli Musulmani, sembra poter essere un personaggio consensuale in grado di "unire i tunisini".  

Questa è la prima volta che il partito, che si definisce  democratico musulmano, presenta un candidato per le elezioni presidenziali. Stava scommettendo su un accordo con il capo del governo, Youssef Chahed, ma, senza una sua decisa  risposta, ed a causa dell’improvvisa morte del Presidente Beji Caid Essebsi che ha  causato l’inversione dei calendari elettorali, ecco la scelta di candidare un proprio dirigente.

Il primo turno delle elezioni presidenziali si svolgerà appena tre settimane prima delle elezioni legislative, che è il vero obiettivo di Ennahdha.

Il sistema elettorale tunisino conferisce potere all'Assemblea dei rappresentanti del popolo.  Il Presidente della Repubblica ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro scelto dal Parlamento, e con autorità solo  sulle questioni interne. Ennadha attenderà i risultati del primo turno prima di decidere chi appoggiare al secondo e chiedere in cambio  la Presidenza  dell’ARP.

Ancora poche settimane, poi dubbi e ipotesi verrano spazzati dall’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica. Solo allora si saprà se  sarà un personaggio uscito dal “serraglio” o  un nuovo “pifferaio magico”.

Ferruccio Bellicini

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