Nella Giornata della biodiversità è in pericolo “Il libro della giungla”

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La saggia Bagheera, l’amico Baloo, l’astuto Kaa e la feroce Shere Khan... Questa è solo una parte della “biodiversità animata" che Walt Disney e i suoi fumetti hanno regalato e continuano a regalare a tutti noi. Ma oggi nella Giornata internazionale della diversità biologica e nell’Anno internazionale delle foreste scopriamo che “La Disney stampa libri per bambini con la carta fabbricata distruggendo le ultime foreste pluviali dell'Indonesia”, ha spiegato Robin Averbeck del Rainforest Action Network (RAN). “È ora che la Disney si adegui alle altre imprese e adotti una politica di acquisti che non la renda complice della deforestazione e tuteli la biodiversità”.

Il RAN aveva da tempo chiesto alla Disney di assicurare che la carta dei propri libri non provenisse dalla distruzione delle foreste pluviali, ma la risposta della Disney è arrivata solo in marzo, deludente e scivolosa: “Disney cerca di ottenere il 100% di sostenibilità nella scelta della carta dei propri prodotti, esclusi quelli su licenza. La carta conterrà fibre riciclate, o provenienti da foreste certificate o di origine certa”.

“Questo non basta - ha spiegato Averbeck -. Quanta parte del prodotto, per esempio, sarà fatto con fibre riciclate? il 2% in 15 anni o il 50% entro la fine dell'anno? Cosa vale un impegno senza numeri, quantità e date? Disney non ne parla e resta nel vago”. Ma non solo. “Per le foreste certificate, secondo Disney, vanno bene tutti gli schemi di certificazione presenti sul mercato, quelli seri e quelli meno. Purtroppo tra tanti marchi colorati e luccicanti presenti sul mercato, solo il Forest Stewardship Council (FSC) assicura reali garanzie sulle pratiche ambientali e sociali della gestione delle foreste”. Il Programme per Endorsement of Forest Certification (PEFC), per esempio, ha assicurato la certificazione ambientale perfino alla famigerata Asia Pulp and Paper (APP), nota per essere responsabile dell'abbattimento di oltre un milione di ettari di foresta a Sumatra.

Ecco perché il Rainforest Action Network ha commissionato al laboratorio indipendente Integrated Paper Services (IPS), le analisi delle pagine di diversi libri pubblicati negli Stati Uniti rilevando la presenza di fibre legate alla deforestazione, praticata proprio dalle grandi cartiere indonesiane come Asia Pulp and Paper e di April, già nel mirino di Greenpeace dal 2010.

Un problema con importanti e gravi ricadute ecologiche visto che La Disney è oggi il più grande editore al mondo di libri per bambini, con una produzione di oltre 50 milioni di libri e 30 milioni di riviste l'anno. Un’autentica montagna di alberi, ma non è la prima volta che la sua governance risulta poco sostenibile a differenza di numerosi editori di libri per bambini, come Scholastic, Hachette, Simon & Schuster, e altri, che si sono impegnati a evitare di acquistare carta dai principali responsabili della deforestazione in Indonesia.

Siamo quindi davanti ad un paradosso che fa stridere fantasia e realtà: “La carta utilizzata dalla Disney sta portando all'estinzione gli stessi animali narrati ne Il libro della giungla. È questo il lato oscuro della Disney”, ha commentato Lafcadio Cortesi di RAN. La scorsa settimana, infatti, delle videocamere collocate dal WWF nelle foreste di Sumatra, hanno rilevato la presenza di 12 delle circa 400 tigri di Sumatra rimaste in vita, “proprio nelle foreste destinate all’abbattimento per la produzione di carta. Tra esse, due mamme con i loro cuccioli”.

Le foreste pluviali dell'Indonesia sono un ambiente unico dal punto di vista della biodiversità ed ospitano specie rare come l'orango e la tigre di Sumatra, entrambe fortemente minacciate dall'industria cartaria. Ma il business le converte in piantagioni, eliminando la foresta e liberando in atmosfera grandi quantità di carbonio, tali da rendere l'Indonesia il terzo paese per emissioni di CO2 dopo Stati Uniti e Cina.



Il Rainforest Action Network chiede ora alla Walt Disney Company di assicurare l'eliminazione delle fibre controverse dalla sua carta e di recidere tutti i legami finanziari con imprese come APP e April, fino a quando queste non cesseranno di convertire le foreste naturali in piantagioni e per farlo ha mobilitato attivisti mascherati da Topolino e Minnie che mercoledì scorso hanno aperto uno striscione di 35 metri sul palazzo della direzione della Walt Disney Company a Los Angeles con la scritta “Disney distrugge le foreste pluviali dell'Indonesia”.

“Il modo migliore per cominciare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a darsi da fare”, diceva Walt Disney. Se non vogliamo che il patrimonio di biodivesità rimanga solo quello “animato” dalla celebre matita di Walt è bene che l’azienda americana “smetta di parlare e inizi a darsi da fare”, perché Bagheera, Baloo, Kaa e soprattutto Shere Khan non possono sopravvivere senza la loro foresta.

Alessandro Graziadei

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