Mali: intervista al mediatore di pace

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Sidi Brahim Ould Sidati con Fabio Pipinato - Foto: Unimondo.org

Sidi Brahim Ould Sidati è un mediatore di pace del governo del Mali. Lo abbiamo incontrato per Unimondo a Bamako all'Hotel Onomo vicino all'Hotel de l'Amitiè voluto da Gheddafi ed, oggi, sede del quartiere generale delle Nazioni Unite. Per capire il contesto occorre necessariamente conoscere alcune date della storia recente del Paese.

1960. Indipendenza del Mali dalla Francia. 

2004. In Mali venne creata l'Autorità per le ricerche petrolifere, che si affrettò ad assegnare 29 concessioni relative a 5 bacini di esplorazione: 9 riservate al Governo del Mali, le altre 20 divise tra Total/Elf (Francia), Baraka (Australia), Sipex (Algeria), PetroPlus (Angola) ed Eni (Italia). Non solo: il bacino Taoudeni, su cui si appuntano le migliori speranze petrolifere del Mali, si estende anche in Niger, Mauritania, Burkina Faso e Algeria.

2008. La Francia si oppone all'accordo tra Gheddafi e Berlusconi sulla riparazione dei danni coloniali provocati dall’occupazione italiana: 5 miliardi in 25 anni da versare al regime. Se passava questo precedente le ex colonie francesi avrebbero potuto pretendere risarcimenti ultramiliardari.

2011. Guerra in Libia. Per Prodi si tratta de la “ guerre total” (per la compagnia petrolifera Total) ove è inspiegabile il ruolo dell'Italia. Vengono paracadutate molte piccole armi che prese dai tuareg, già chiamati in propria difesa da Gheddafi, e che si alleano con i peggiori fanatici Jihaidisti. Conquistano le città di Kidal, Gao e Timbuctu consegnandole poi agli estremisti che impongono la legge coranica e demoliscono monumenti e cattedrali dell'Unesco, in stile Isis. 

1/4/2012. Nasce il Mouvement arabe de l’Azawad – MAA che è un movimento politico e militare arabo attivo nel Nord del Mali dopo la ribellione tuareg del 2012. Inizialmente ha il nome del Front de libération nationale de l'Azawad (FLNA) prima di essere ribattezzato in MAA. Rivendica “una larga autonomia per il nord del Mali”. Il movimento si divide nei mesi a seguire tra i fedeli di Bamako e gli autonomisti integrali, date le numerose risorse scoperte. Il capo riconosciuto è proprio Sidi Brahim Ould Sidati.

2013/2014. I fanatici decidono di varcare il fiume Niger e puntare sul Bamako. L'ONU fornisce il supporto giuridico e la Francia risponde con l’operazione “Serval”. Il califfato viene sconfitto. Sorpresa. Hollande tenta il “divide et impera” ed affida il Sahara agli stessi tuareg del “Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad”; gli stessi che avevano attaccato l’esercito maliano e aperto la strada agli islamisti. Secondo Fulvio Scaglione di Famiglia Cristiana il Mali è il terzo estrattore africano di oro, dopo il Sudafrica e il Ghana. Tra il 2001 e il 2008 ha concesso almeno 60 licenze di esplorazione mineraria ad aziende straniere. E poi ci sono le risorse non ancora sfruttate ma già scoperte. Altro esempio: i giganteschi giacimenti di bauxite (oltre 400 milioni di tonnellate), minerale da cui si ricava l'alluminio, che nei prossimi anni dovrebbero fare del Mali il primo esportatore africano, a spese della Guinea Conakry. E poi il gas naturale, rinvenuto a poche decine di chilometri dalla capitale Bamako, in un giacimento già affidato alle cure della Total. E l'uranio, presente in ottime quantità proprio nel Nord dominato dalle milizie tuareg. Il tema dell'uranio rimanda poi al confinante Niger, che ne abbonda, e dove l'azienda di Stato francese Areva domina l'estrazione.

20/6/15 Attraverso l’accordo di pace d'Algeri con il governo del Mali, i tuareg riuniti nel Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (Cma) ottengono la costituzione di assemblee regionali, l’inclusione dei combattenti in una forza armata per il Nord, l’amnistia per i ribelli e nuovi programmi per la sicurezza e lo sviluppo. Devono però rinunciare all’autonomia. Secondo Fabrizio Gatti de l'Espresso, dall’accordo sono esclusi i gruppi islamisti di “Ansar Dine” e del “Movimento per l’unicità e l'jihad nell’Africa Occidentale”.

8/2015. Il Cma non partecipa più ai lavori del comitato che dovrebbe consolidare la pace.

10/2015. Il Cma torna al tavolo dei negoziati. Il merito di questa ricomposizione, che fa presagire la stabilità e calma di un tempo, va soprattutto al mediatore di pace Sidi Brahim Ould Sidati.

Monsieur Sidati, oggi è una giornata importante. I capi tuareg si sono riseduti allo stesso tavolo della conferenza di pace.

Certo. Si tratta di un nuovo tassello per ricostruire il mosaico verso la Pace.  

Una pace non facile.

Non è ancora completamente raggiunta. Ma il fatto di aver riaperto il dialogo tra il governo del Mali ed i principali capi Tuareg è già un traguardo.

Il governo del Mali ha avuto molta pazienza, restando sempre al tavolo delle trattative e assicurando importanti risorse ai capi Tuareg al fine di favorire il processo di pacificazione. I giornali locali sono infuriati per il “tappeto rosso” e le ricompense miliardarie date agli “ex banditi” ora convertiti in pacificatori.

La pace ha un costo ed il prezzo superiore lo sta pagando certamente il governo e, suo tramite, i cittadini del Mali. La pace conviene ai più anche se vi sono realtà che hanno subìto violenza e che non avrebbero voluto “nessuna pace”. E' comprensibile; ma la maggioranza è per la stabilizzazione dei rapporti.

Purtroppo c'è ancora qualche Iman che predica la guerra santa e l'applicazione integrale della Shari’a nei territori più poveri ma ci vorrà tempo per confinarli nel loro estremismo. 

Cento giorni?

Non faccio previsioni. Ma potrebbe essere. Il tutto dipende dalla riforma dell'esercito che include alcune forze un tempo ribelli. Assieme potrebbero cacciare oltreconfine definitivamente chi non ha alcun approccio politico alla situazione, ma solo ideologico. In pochi giorni, però, renderemo applicativo l'accordo di pace siglato a giugno.

E' vero che s'è fatto aiutare dai Dogon per convincere i Tuareg oltre all'apporto di Francia e Stati Uniti?

I Tuareg ed i Dogon sono cugini primi. Conflitti tra le diverse etnie sono state sempre presenti in Mali ma, nel contempo, anche le mediazioni. E le assicuro che, a riguardo, i Dogon hanno aiutato molto. Sia la Francia che gli Stati Uniti fanno parte della delegazione più allargata. Mai accaduto prima in Africa.

Che ruolo hanno le Nazioni Unite in questo processo?

Più umanitario che politico. Oggi stesso ho un incontro per garantire immediatamente assistenza alle popolazioni che hanno subìto la violenza de la guerra. Da oggi vi sono le condizioni per arrivare in sicurezza con gli aiuti in tutte le città:  Kidal, Gao e Timbuctu. L'esercito che garantirà la sicurezza sarà composto da forze francesi, caschi blu della Minusma e gruppi armati dei Tuareg qui rappresentati. Essi cercheranno di fermare i traffici di armi e droga verso il Maghreb e l'Europa.

Le ONG non sono molto contente che chi ha violato ieri i diritti umani venga oggi perdonato.

Posso garantire che se qualcuno dei mediatori avrà dei pendenti con la giustizia noi non interferiremo con la giustizia. Farà il suo corso.

Sembra che stiano atterrando dei turisti tedeschi per visitare Timbuctu.

C'est la paix.

Fabio Pipinato

Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Sono stato parte della segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù, di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) sono l'attuale presidente di AcliViaggi. Curo relazioni e piante. 

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