Lo schiaffo dell’Onu è a tutti noi

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Lo sbarco a Lampedusa delle 30 persone soccorse da Mediterranea. L’immagine è tratta da Mediterranea

La rabbia è che lo avevano capito anche i miei nipoti di sette anni. Sono bambini normali, tranquilli. Vivono in una qualsiasi città del Nord Italia, in una famiglia che non è conservatrice, ma nemmeno progressista. Ecco, anche loro, a sette anni, avevano capito che al di là delle ipocrisie, il decreto sicurezza Salvini uno e il possibile Salvini due erano una porcheria.

Solo l’ipocrisia di noi adulti poteva far passare per normale una norma che viola dall’inizio alla fine ogni banale e previsto diritto umano. L’Alto commissariato dell’Onu per i Diritti Umani – subito dopo il Consiglio d’Europa che aveva scritto una lettera sul tema ancora a febbraio – ci ha smascherati. Il 15 maggio ha scritto al nostro ministro degli Esteri per dirgli che le leggi volute dal governo italiano sul tema migranti sono contrarie ai diritti umani. Non ha scritto “sarebbero” o “forse sono”. No, ha detto proprio: sono contrarie.

Teniamo conto di una cosa, per favore: noi, come Italia e quindi come italiani, abbiamo sottoscritto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Non l’abbiamo mai rinnegata, abiurata, rigettata. E’ dal 1955 – anno in cui entrammo ufficialmente all’Onu – un nostro teorico punto di riferimento. Ne consegue che ogni legge di questo Paese, da allora, dovrebbe ispirarsi a quei principi, mantenerli vivi e “attivi” nella vita di ogni cittadino. Non è così. Soprattutto da qualche anno a questa parte, il gioco principale è a chi viola in modo più clamoroso i principi della Dichiarazione. Lo fanno i governi con leggi discutibili. Lo fanno i giornali, non denunciando gli errori di quelle leggi. Lo facciamo noi cittadini, parlando a sproposito, urlando a sproposito, facendo le facce dure e minacciose a sproposito.

Il decreto Minniti

Dal punto di vista dei governi, dobbiamo dire la verità: ad iniziare è stato il decreto Minniti. Quegli accordi con i ras libici per “contenere” le partenze sono stati una mostruosità. Non tanto per la scelta di fermare migliaia di persone che cercano di raggiungere un qualche punto del mondo per avere finalmente una speranza di vita. La mostruosità è aver deciso di fermarli in Libia, sapendo benissimo cosa succede.

L’Onu scrive: “è ampiamente documentata la violazione dei diritti umani per i migranti in Libia, dove sono soggetti a traffico di esseri umani, detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti, violenze sessuali, esecuzioni extragiudiziarie, lavoro forzato e estorsioni”. Quindi, l’appoggio dato ai governi dei ras libici e alla loro Guardia Costiera non va bene, dicono le Nazioni Unite, che per altro tirano per i capelli anche l’Unione Europea, che quelle scelte italiane ha comunque appoggiato.

I successivi decreti Salvini uno e forse due, poi, non vanno bene anche per il loro tentativo di criminalizzare le Ong che operano per i salvataggi in mare. La violazione delle norme internazionali diventa palese: le leggi e le convenzioni parlano di obbligo di soccorso in mare e vige il principio del Place of Safety, il luogo sicuro di sbarco dei migranti naufraghi salvati. La chiusura dei porti – scrivono dalle Nazioni Unite – sono una evidente violazione di questi principi. Aggiungono di essere “molto preoccupate dall’approccio del ministero dell’Interno contro la nave Mare Ionio attraverso queste due direttive, che non sono basate su nessuna decisione di autorità giudiziarie. Riteniamo che si tratti ancora una volta di un tentativo politico di criminalizzazione delle operazioni di salvataggio compiute nel Mediterraneo centrale dalle organizzazioni della società civile». In conclusione, l’azione del ministero dell’Interno intensificherebbe «il clima di ostilità e xenofobia contro i migranti».

“Attacco internazionale”

E’ probabile che Salvini e il Governo parlino ora di “attacco internazionale”, di “interferenza indebita” oppure decidano di “tirare dritto”. Possibile. Salvini, d’altro canto, non fa nulla che non abbia ampiamente annunciato in ogni sua campagna elettorale. Quindi ci sta. Ma resto perplesso pensando che quella legge – il Salvini 1 – è stata approvata da un’assemblea eletta democraticamente sulla base di una Costituzione che richiama tutti – e sottolineo tutti – i principi previsti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti della Persona. Una volta approvata, è stata poi promossa da una Corte Costituzionale che di quei principi dovrebbe essere garante.

C’è qualcosa che non torna, c’è qualcosa che non va. Se una legge del genere, in Italia, passa senza diventare oggetto di confronto sui valori fondanti della nostra vita quotidiana, della nostra Repubblica, significa che siamo rimasti senza alcuna garanzia. Vuol dire che la democrazia non è sufficiente a salvarci. Vuol dire che la stampa libera non basta. Vuol dire che le nostre coscienze di cittadini sono ammalate. E allora il problema non è Salvini, con le sue leggi, le sue foto con le armi in mano, le sue dichiarazioni da uomo e italiano vero. Il problema siamo più semplicemente tutti noi.

Raffaele Crocco da Atlanteguerre.it

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