Le elezioni in Catalogna

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L’allenatore del Bayern Monaco Pep Guardiola sarà candidato alle elezioni regionali della Catalogna del 27 settembre - Foto: Theguardian.com

Domenica 27 settembre si terranno le elezioni regionali per rinnovare il parlamento e il presidente della Catalogna. Il voto si svolgerà in un clima di grande tensione perché oltre ad eleggere i 135 membri del parlamento, i cittadini catalani saranno indirettamente chiamati a esprimersi sull’ipotesi di indipendenza per la regione. Votare per la coalizione del presidente uscente, Artur Mas, vorrà dire essere favorevoli all’indipendenza; votare per i suoi avversari vorrà dire essere contrari. Gli ultimi sondaggi mostrano che le due coalizioni sono molto vicine.

Le elezioni si sarebbero dovute svolgere nel 2016 ma Artur Mas ha deciso di anticiparle, sciogliendo il parlamento regionale in estate dopo gli eventi dell’ultimo anno. Mas era stato eletto nel 2012 promettendo di convocare un referendum per l’indipendenza della Catalogna, una regione con una forte identità storica, una lingua propria – il catalano, appunto–, un’economia tra le più ricche della Spagna e una forte autonomia politica. Nonostante le istanze per la Catalogna indipendente esistano ormai da decenni, la maggior parte dei catalani ha storicamente preferito vivere in una regione autonoma all’interno della Spagna piuttosto che in uno stato indipendente e separato dal resto dello Paese. Le spinte indipendentiste, tuttavia, si sono fortemente acuite nel 2009, quando la Corte Costituzionale spagnola aveva rigettato gran parte della nuova costituzione regionale approvata dal parlamento e dai cittadini catalani in un apposito referendum. I sostenitori dell’indipendenza sono andati poi progressivamente aumentando negli ultimi quattro anni, da quando Mariano Rajoy ha vinto le elezioni nazionali nel 2011. Sotto il suo governo conservatore il dialogo istituzionale tra Spagna e Catalogna «si è ridotto al minimo» e ora «è in un vicolo cieco». Nella regione è sempre più diffusa la percezione che il governo spagnolo abbia ripetutamente punito la Catalogna con leggi e sentenze ingiustamente punitive.

Agli occhi di un osservatore distratto sembra impossibile che i catalani possano decidere di lasciare la Spagna, imbarcandosi in un percorso pieno di incertezze, sia politiche che economiche. Secondo gli ultimi sondaggi, tuttavia, i cittadini catalani che vorrebbero la secessione dalla Spagna sono ormai quasi lo stesso numero di quelli che sono contrari. Un giornalista italiano ha usato una citazione di Raymond Aron per spiegare come mai in così tanti sono pronti a votare per una Catalogna indipendente: «se pensiamo che la gente non sia disposta a sacrificare i propri interessi alle proprie passioni, ci sbagliamo di grosso». 

Questa sarà, di fatto, la seconda volta in un anno che i cittadini catalani sono chiamati ad esprimersi sull’indipendenza della regione attraverso uno strumento alternativo al referendum. Artur Mas non è mai riuscito a organizzare un voto popolare sull’indipendenza catalana perché né il governo spagnolo né la Corte costituzionale lo hanno consentito. Nel 2014, un mese dopo il referendum sull’indipendenza della Scozia nel Regno Unito, Mas ha convocato una consultazione ufficiosa in Catalogna. Anche questa è stata tuttavia dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale in una sentenza che ha ulteriormente esacerbato gli animi dei catalani. (Alla consultazione ha partecipato circa il 35 per cento dei catalani, l’80 per cento dei quali si è espressa per l’indipendenza della Catalogna). Mas ha quindi deciso di trasformare le prossime elezioni in una sorta di referendum implicito sull’ipotesi di indipendenza catalana.

In una recente intervista sui quotidiani italiani, Artur Mas ha spiegato che avrebbe voluto un referendum con un mandato chiaro: sì o no all’indipendenza. «L’abbiamo chiesto e Madrid non l’ha mai concesso. Così, per rispettare le legge utilizziamo l’unico strumento che abbiamo: le elezioni. Abbiamo formato una coalizione di partiti diversi che vogliono l’indipendenza, se vinceremo allora andremo avanti con il processo di separazione dalla Spagna».

Le principali coalizioni che si presenteranno alle elezioni del 27 settembre sono tre: “Junts pel sì” (“Uniti per il sì”), “Catalunya Sí que es Pot” (“Catalogna, si può fare”) e Ciutadans, la versione regionale di Ciudadanos, un partito nazionale centrista nato in Catalogna nel 2006. “Junts pel sì” è una coalizione che unisce sia conservatori che indipendentisti con posizioni di sinistra: la coalizione ha come obiettivo l’indipendenza, a prescindere dalle differenze politiche tra i partiti che ne fanno parte. Di questa lista fa parte anche il presidente uscente, Artur Mas; e tuttavia il candidato presidente sarà Raul Romeva, un politico più di sinistra rispetto al conservatore Mas. “Catalunya Sí que es Pot” è una coalizione che unisce partiti di sinistra ed è vicina a Podemos, il partito di sinistra fondato nel 2014 da un gruppo di attivisti e ricercatori universitari. “Catalunya Sí que es Pot” è sostanzialmente contrario all’indipendenza dalla Spagna, ma favorevole piuttosto a un un aumento dell’autonomia regionale.

Il sistema elettorale catalano è proporzionale e anche senza la maggioranza dei voti “Junts pel sì” potrebbe ottenere la maggioranza in parlamento. Mas ha fatto sapere che secondo lui la maggioranza in parlamento sarebbe sufficiente per intraprendere la strada verso una “dichiarazione unilaterale d’indipendenza” della Catalogna: questo significherebbe dichiarare l’indipendenza sulla base del consenso di meno della metà della popolazione. In caso di secessione dalla Spagna, la Catalogna potrebbe dover essere espulsa almeno temporaneamente dalla zona euro e dall’Unione Europea; oltre, ovviamente, a escludere il Barcellona dalla Liga calcio spagnola – cosa quest’ultima che sembra preoccupare molto alcuni giornalisti nostrani.

Su questo sito abbiamo scritto molti articoli sull’indipendentismo catalano, paragonandolo talvolta a quello di altre regioni del mondo, comprese Scozia e Quebec. Abbiamo osservato come il tono del dibattito spagnolo è stato, negli ultimi anni, decisamente più aspro rispetto a quello degli altri casi. Tutte le parti in causa nel processo catalano hanno ripetutamente mostrato una scarsissima disponibilità al compromesso. Questa situazione fa supporre che comunque vadano le elezioni, la situazione produrrà ulteriori incertezze e tensioni istituzionali. 

Lorenzo Piccoli

Sono Lorenzo e scrivo per il portale Unimondo.org dal 2012, più o meno da quando mi sono trasferito a Firenze per iniziare un dottorato di ricerca pagato dal Ministero degli Esteri Italiano presso l'Istituto Universitario Europeo. Sono approdato in Toscana dopo esser cresciuto tra Trento e altre città molto pittoresche: studiando ho trascorso un semestre al Trinity College di Dublino in Irlanda, un altro semestre alla University di Victoria in Canada, e poi lavorando ho vissuto per un anno a Bruxelles in Belgio e per qualche mese a Edimburgo in Scozia. Per il mio dottorato mi occupo di cittadinanza e nazionalismo. Provo a trattare gli stessi temi quando scrivo per Unimondo.  

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