Le dieci crisi umanitarie “silenziose”: ecco le più ignorate dai media

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Immagine: Care.ca

Sono in Africa nove su dieci delle cosiddette “crisi dimenticate”, eventi drammatici che hanno coinvolgono milioni di persone, come siccitàconflitti, epidemie, malnutrizione e che tuttavia sono totalmente (o quasi) ignorate dai media dell’informazione.

Sono i risultati del rapporto “Suffering in Silence: the 10 most under-reported humanitarian crises of 2019” che analizza le dieci crisi che hanno ricevuto meno attenzione da parte dei media nel 2019. L’analisi è stata condotta dall’organizzazione internazionale CARE e si riferisce alla copertura mediatica sul web a livello internazionale. Le ricerche e le analisi hanno prodotto un database di oltre 2,4 milioni di articoli pubblicati nel 2019, che hanno permesso di identificare quali crisi umanitarie hanno avuto minor attenzione mediatica a livello globale. 

Le crisi meno note sono vere e proprie catastrofi umanitarie “silenziose” che colpiscono milioni di persone. Le crisi di cui in assoluto si parla meno sono quelle in Madagascar, Zambia e Repubblica Centrafricana, con appena 3.000 articoli in totale (di cui 612 sul Madagascar, 976 sulla Repubblica Centrafricana e 1.377 sullo Zambia) sui 2,4 milioni monitorati. 

Le popolazioni di Madagascar e Zambia sono colpite dalla siccità e quasi 3 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza alimentare. Il Madagascar ha il quarto tasso più alto al mondo di malnutrizione cronica: un bambino su due al di sotto dei cinque anni soffre di arresto della crescita. In Zambia l’insicurezza alimentare dovuta a eventi meteorologici estremi, a parassiti o epidemie non è una novità; tuttavia qui, secondo il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, le temperature stanno aumentando del doppio rispetto tasso globale, con effetti disastrosi sulle colture alimentari. In Repubblica Centrafricana, nel cuore dell’Africa un brutale conflitto ha ridotto in povertà assoluta 2,6 milioni di persone, che hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria. Violenti scontri e attacchi contro i civili hanno costretto un cittadino su quattro a fuggire dalla propria casa. Più di 600.000 persone sono sfollate all’interno del proprio paese e quasi 594.000 persone hanno cercato rifugio nei paesi vicini come il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo e il Ciad, tutti paesi che a loro volta lottano con alti tassi di povertà.  

Tra le 10 crisi dimenticate vi è anche quella del Burkina Faso (appena 8mila articoli sui 2,4 milioni monitorati)Il paese è colpito al contempo da siccità e dall’escalation di violenza di stampo terroristico. Circa 5,2 milioni di persone – oltre un quarto della popolazione – hanno estremo bisogno di aiuto, in un paese che fino a pochi anni fa era considerato un’oasi di stabilità in un’area tumultuosa.

In East Africa, le crisi in Kenya e Etiopia sono tra le più raccontate rispetto alla media delle crisi dimenticate, con quasi 17.000 articoli. Comunque troppo pochi. In Kenya, intrappolate nel mezzo di inondazioni e siccità, oltre 1,1 milioni di persone vivono senza regolare accesso al cibo e oltre 500.000 bambini sotto i cinque anni hanno bisogno di cure per la malnutrizione. Le condizioni secche in tutto il Kenya hanno causato il deterioramento delle condizioni del bestiame e della produttiva agricola, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e la riduzione di acqua. Secondo le stime internazionali, la produzione agricola si sarebbe dimezzata.

In Etiopia, circa 7,9 milioni di persone soffrono di un grave livello di malnutrizione, soprattutto le donne in gravidanza e in allattamento, i neonati e gli anzianiL’Etiopia ha dovuto affrontare molteplici sfide nel 2019: si è verificata una siccità nelle parti orientale e sud-orientale del paese, inondazioni localizzate e significative esigenze umanitarie e di recupero degli sfollati interni, dei rifugiati, dei rimpatriati e delle comunità di accoglienza.

Appena 3.000 articoli hanno raccontato la crisi in Eritrea, dove la metà di tutti i bambini sotto i cinque anni è ridotta agli stenti a causa della malnutrizione. 

Di Corea del Nord si è parlato moltissimo in passato, ma poco o nulla si è detto in merito al fatto che dietro le porte chiuse a chiave, quasi 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria per soddisfare le elementari esigenze alimentari, sanitarie, idriche e igieniche. Le Nazioni Unite stimano che il 43% della popolazione sia denutrita, in quanto la produzione agricola soffre della mancanza di attrezzature moderne, situazione aggravata dalle sempre più frequenti siccità e inondazioni.

Quasi totalmente assente dai media è il Burundi: appena 1.500 articoli hanno raccontato la crisi umanitaria in cui versano 1,7 milioni di persone che lottano cronicamente per nutrire le loro famiglie. Con una prolungata insicurezza politica, alti livelli di povertà e preoccupazioni in materia di diritti umani, la situazione umanitaria in Burundi rimane fragile. La decima crisi silenziosa è quella del Bacino del Lago Ciaduna crisi dalle molte facce: 10 anni di conflitti e violenze, povertà, fame, sfollamenti e il drammatico abbassamento del livello delle acque del lago, hanno portato a quasi 10 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria. 

Come sottolineano i redattori del Rapporto: “Succede che sui nostri media questi drammi di intere popolazioni siano raccontati con un trafiletto di dieci righementre si consumano fiumi di inchiostro per fomentare un dibattito sulla presunta crisi migratoria. Sarebbe invece più utile parlare di più e meglio di questi eventi avversi e dei drammi che milioni di persone stanno affrontando per capire le ragioni profonde dei flussi migratori, in particolare quelli provenienti dall’Africa”.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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