Le città, come le persone, sono ciò che mangiano

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Immagine: Ecodallecitta.it

Il pianeta da nutrire è sempre più popoloso e la popolazione è sempre più urbana. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2007 lo scenario dello sviluppo globale è stato segnato dal superamento di un‘importante soglia simbolica: il sorpasso della popolazione rurale da parte di quella urbana. Nel 2014, la quota di popolazione urbana ha raggiunto il 54% e le stime prevedono un incremento fino al 66% nel 2050, che equivale ad oltre 6 miliardi di persone, sui 9 totali. Le città sono e saranno sempre più centrali nella vita dell’uomo e soprattutto impattanti sulle condizioni del pianeta. Non a caso, quando il fenomeno dell’urbanizzazione iniziò ad acquisire una dimensione rilevante, le Nazioni Unite fondarono, alla fine degli anni ’70, UN-HABITAT, un’organizzazione internazionale dedicata a monitorare e migliorare lo stato delle città e soprattutto a promuovere uno sviluppo urbano sostenibile dal punto di vista sociale, economico ed ambientale. 

Con l’avvicinarsi della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che l’ONU fissa al 16 ottobre di ogni anno, possiamo analizzare l’importanza delle città dal punto di vista delle “politiche del cibo”, come fa, ad esempio, l’Atlante del Cibo della Città Metropolitana di Torino, un progetto interateneo di ricerca-azione promosso dall’Università degli Studi di Torino, dal Politecnico di Torino e dall’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino. 

L’esperienza dell’Atlante del Cibo, come spiegato nel Rapporto 2018, nasce dalla constatazione di come nelle città già si concentri, e si concentrerà sempre di più, la maggior parte di quei consumatori le cui scelte individuali sono determinanti nel definire l’evoluzione del sistema alimentare. Oltre al fabbisogno alimentare crescente e alla capacità di influenzare i sistemi alimentari, le città sono i luoghi nei quali si localizzano i poteri e le decisioni in grado di indirizzare il sistema del cibo contemporaneo, definito sempre più globalizzato, industrializzato e “finanziarizzato”, governato da pochi attori economici e politici in grado di determinare le caratteristiche della produzione, della distribuzione e del consumo.

Al tempo stesso, però, le città sono i luoghi nei quali l’accesso al cibo è spesso problematico e dove esistono interi quartieri nei quali è impossibile reperire cibo fresco e di qualità, soprattutto per i soggetti culturalmente ed economicamente più deboli. Queste aree sono definite food desert, zone a basso reddito dove un gran numero di abitanti non possono permettersi di fare la spesa al supermercato o comunque di accedere a cibo di qualità. Le popolazioni urbane, inoltre, sono particolarmente vulnerabili di fronte ai possibili effetti di alcune dinamiche quali le variazioni dei prezzi delle materie prime ed i cambiamenti climatici. A questo proposito, possiamo ricordare la crisi alimentare del 2008 che si collegò alla crisi finanziaria mondiale e che colpì le popolazioni di diversi paesi del mondo, con rivolte in centinaia di città, a causa dell’impennata dei prezzi del cibo:il cibo c’era ma era diventato troppo caro acquistarlo. 

Proprio a partire dalla presa di coscienza di questa debolezza, le città rappresentano anche le arene politiche e culturali dei “movimenti del cibo”che per primi hanno colto le molteplici connessioni fra il cibo e tutte le altre attività umane, mettendo a fuoco come il cibo rappresenti il punto di partenza per rivoluzionare i paradigmi dominanti, non solo alimentari.Concetti come sovranità, giustizia e sicurezza alimentare nascono, si sviluppano e vengono diffusi proprio in seno a movimenti come La Via Campesina Slow Food, per citarne due fra i più noti. Un ruolo fondamentale nella costruzione di nuovi modelli alimentari emerge anche dalle variegate attività che ricadono sotto l’ampia definizione di Alternative Food Network, che negli ultimi anni si sono moltiplicate anche in Italia: Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)mercati dei contadinivendita diretta e altre forme di Agricoltura Civica sono alcune delle reti e delle pratiche che si pongono in aperta rottura rispetto alle dinamiche e ai valori della Grande Distribuzione Organizzata, proponendo nuovi valori legati alla produzione e al consumo alimentare, come l’equità e il concetto di giusto prezzo anche per i produttori, ma soprattutto ricostruendo legami di prossimità fisica e relazionale.

Più recentemente, accanto alle forme di reazione attivate “dal basso”, si stanno diffondendo a livello internazionale, e da qualche anno anche in Italia, sperimentazioni legate alle “politiche urbane del cibo”in cui le città, con i loro governi, si configurano come attori dei sistemi alimentari con la promozione di strategie alimentari integrate. In quest’ottica, l’Atlante del Cibo analizza, mappa e comunica il sistema del cibo della Città Metropolitana di Torino, proponendosi come strumento partecipato e inclusivo d’indagine, e allo stesso tempo di progetto, a sostegno delle future politiche del cibo di questo territorio. L’Atlante del cibo è un lavoro in continua evoluzione che cerca di ottenere un sistema di dati organizzati sul “sistema cibo” ed estrarre informazioni sul rapporto cibo/città, sulla cui base elaborare proposte per un sistema del cibo più sostenibile e resiliente. I dati raccolti finora sono inseriti all’interno della piattaforma www.atlantedelcibo.it, in cui i contenuti (cartografia, grafiche e infografiche, testi, video, ricerche) sono fruibili e in parte aggiornabili anche attraverso forme di mappatura partecipata. 

Il Rapporto 2018 sopra citato, contiene una serie di schede che fotografano la relazione cibo/città in modo olistico: dalle filiere, all’imprenditoria giovanile; dall’agricoltura biologica, all’allevamento; dalla PAC, alle tradizioni sostenibili; dall’agricoltura urbana, alla disponibilità di aree verdi, all’accessibilità alimentare e molto altro, per contribuire ad attivare sul territorio un processo d’innovazione culturale, un terreno nel quale possono crescere nuove idee e modelli di business orientati alla sostenibilità.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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