L’Italia che resiste: noi ci siamo

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Immagine: Facebook.com

Dove sta andando a finire l’Italia? Quale è la direzione in cui ci stiamo velocemente muovendo? L’abbiamo già detto tante volte: i modelli dell’attuale governo sono Trump, Bolsonaro, Orbàn. Hanno teorizzato una democrazia illiberale. Sappiamo ciò che significa. Non democrazia. Con tutte le sfumature possibili, dalla tendenza autocratica fino alle posture dittatoriali. Lo descrive benissimo in un’intervista il sociologo Domenico De Masi. Coloro che si professano “sovranisti” (parola strana utile per addolcire e confondere) non sono altro che “nazionalisti”. Questo termine ci fa già più paura. Perché nazionalismo implica conflitto, guerra. La storia è inequivocabile su questo punto. Allora si tende a rimuoverlo. 

Il nazionalismo implica la visione di un mondo gerarchico dove comanda il più forte. Può esserlo militarmente. Oppure può vantarsi una supremazia culturale, etnica financo razziale. Sogna una identità omogenea, odia qualsiasi minoranza giudicata a prescindere sovversiva. Ben presto impone una gerarchia tra le persone, contravvenendo a un principio fondamentale della democrazia almeno dal dopoguerra in poi, quello dell’uguaglianza dei diritti per ogni individuo, senza distinzione. Quando si lavora invece per una società divisa, in cui gruppo “viene prima” degli altri, accade di ritrovarsi su una strada senza ritorno. 

Non possiamo permetterlo. Non possiamo stare a guardare. Il trattamento riservato ai migranti non solo affonda la nostra umanità ma diventa prova generale per quanto potrà accadere ad altri: Rom, emarginati senza fissa dimora… avversari politici? Anche in questo caso la storia insegna: una volta che ci sono individui divisi per categoria secondo una classifica “razziale”, tutto può accadere.

Per questo Unimondo aderisce all’iniziativa “L’Italia che resiste” in programma per il 2 febbraio in numerose città italiane. La mobilitazione avverrà in molti modi, soprattutto intorno agli edifici che ospitano le amministrazioni comunali.Associazioni, soggetti politici, sindacati, semplici cittadini vogliono esserci non solo per resistere ma per evidenziare che un’alternativa è possibile. Si comincia a costruirla partendo dalla piazza, ritrovandoci con fiducia e positività. 

Si legge per esempio nel volantino che ha lanciato la manifestazione a Trento. “La nostra aspirazione è quella di far passare il concetto che ci sono migliaia di normali cittadini intenzionati a contrastare le politiche del governo che vanno riportando nel nostro paese razzismo e xenofobia”. E ancora: “Manifestiamo per restare umani e chiediamo a ciascuno di sentirsi come una cellula di un grande organismo carico di dignità e di solidarietà. È l’ora di assumersi una responsabilità in prima persona e di contarci. Dobbiamo mettere davanti a tutto l’esigenza di costruire un grande movimento di resistenza civile che riscatti l’Italia, portando con sé valori positivi di uguaglianza e di integrazione, mettendo al bando ogni rancore, che divide e non risolve alcun problema. Non ci si può rassegnare a questo declino, alle pratiche ignobili contro la vita e la dignità dei migranti”.

Anche noi non possiamo stare fermi a guardare l’incattivirsi della politica. Questo ci fa più paura. Gli operatori della comunicazione di solito non dovrebbero fare politica attiva. Dovrebbero giudicarla fornendo ai cittadini per giudicarla a loro volta. Questo in un tempo normale. Che non è il nostro. Sono in gioco i fondamenti della Repubblica, i principi della nostra Carta costituzionale. Tra cui la libertà di stampa, oggi a rischio. Soltanto quei diritti e quei doveri sanciti nella Costituzione possono garantirci sviluppo e benessere economico, civile, sociale, ambientale.Chi mette in discussione quei principi fondamentali ci condanna all’irrilevanza internazionale, al conflitto contro tutti, a un pericolosissimo degrado culturale. Non vogliamo svegliarci in un’Italia non democratica. Per questo ci schieriamo. 

Piergiorgio Cattani

Nato a Trento il 24 maggio 1976, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere Moderne (1999) e poi in Filosofia e linguaggi della modernità (2005) presso l’Università degli studi di Trento, lavora come giornalista e libero professionista. Scrive su quotidiani e riviste locali e nazionali. Fa parte della Fondazione Fontana Onlus dal 2010. Dal 2013 è direttore del portale Unimondo. È attivo nel mondo del volontariato e della cultura come presidente dell’ “Associazione Oscar Romero”. Ha scritto numerosi saggi su tematiche filosofiche, religiose, etiche e politiche ed è autore di libri inerenti ai suoi campi di interesse. 

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