Isole: speranze di biodiversità da tutelare

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Forto: Gds.it

Nel 2018 avevamo raccontato il percorso di sostenibilità intrapreso da Tilos, una piccola perla greca del Dodecaneso che ha puntato sullo sviluppo energetico rinnovabile annunciando che entro il 2019 si alimenterà “solo con eolico e solare”.  Un traguardo raggiunto grazie al progetto europeo Tilos Horizon che prevede lo sfruttamento dell’energia solare e eolica attraverso un importante parco di pale eoliche, pannelli solari e sistemi di accumulo che sono già entrati nella prima fase di sperimentazione. Sempre a partire da quest’anno altre 26 isole hanno ufficialmente avviato una transizione energetica pulita grazie al programma dell’Unione europea denominato Clean Energy for EU Islands Secretariat. La prima fase vedrà impegnata l’italiana Salina (nelle Eolie), le Isole Aran (Irlanda), l’arcipelago di Cres-Lošinj (Croazia), Sifnos (Grecia), Culatra (Portogallo) e La Palma (Spagna) che svilupperanno programmi di transizione energetica entro quest'estate, mentre altre 20 isole dell’Unione europea attueranno il passaggio alle rinnovabili entro l’estate del 2020. In modo analogo anche Hahajima, una delle isole del piccolo arcipelago di Ogasawara in Giappone è destinata a dare vita entro il 2022 alla prima comunità nipponica alimentata dalla sola energia solare. Ma le isole si stanno rivelando non solo un laboratorio per lo sviluppo della sostenibilità energetica, ma anche per la biovidersità! 

Perché? Sebbene le isole del nostro Pianeta occupino solo il 5% della superficie terrestre sono un tesoro di biodiversità e giocano un ruolo chiave per la conservazione proteggendo una diversità naturale e culturale che è stata plasmata dall’isolamento e da condizioni ambientali spesso eccezionali e molto delicate. Le specie indigene sia di fauna che di flora sono però molto vulnerabili alla perdita di habitat e subiscono l’azione antropica, i cambiamenti climatici e soprattutto l’aggressione di specie invasive. L’estinzione più grave di vertebrati, infatti, si è verificata proprio sulle isole tanto che attualmente il 39% delle specie insulari è in pericolo. Lo studio Globally important islands where eradicating invasive mammals will benefit highly threatened vertebrates” pubblicato su Plos One  da un preparato gruppo di 54 esperti mondiali di associazioni ambientaliste, istituti scientifici e università, tra i quali anche gli italiani Piero Genovesi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e Paolo Sposimo di Nemo, un gruppo di naturalisti, biologi e forestali che offre servizi specialistici agli Enti pubblici e ai privati, ha ribadito come “L’eradicazione di specie invasive sulle isole è una azione di conservazione che può dare un forte contributo per ridurre la crisi della biodiversità che sta colpendo tutto il Pianeta”. Per Genovesi “investire limitati fondi per la conservazione nelle isole fornisce un utile elevato sul capitale investito”, visto che dal 1500 ad oggi hanno registrato il 75% di tutte le estinzioni e forniscono rifugio a tantissime  specie di uccelli, mammiferi, anfibi e rettili classificati come “criticamente minacciati” nella Lista Rossa dell’Iucn

Per il team di ricercatori coordinato dai biologi della conservazione di Island Conservation Coastal and Conservation Action Laboratory dell’Università di Santa Cruz“L’eradicazione di mammiferi invasivi dalle isole rappresenta un potente mezzo per eliminare una minaccia chiave per le specie insulari, impedire le estinzioni e conservare la biodiversità. Questo studio rappresenta una preziosa valutazione globale dei luoghi dove esistono queste opportunità future di conservazione e fornisce supporto al processo decisionale su dove e come si deve intervenire per evitare le estinzioni”. Lo studio, infatti, mette in evidenza le opportunità di recupero ambientale in varie aree critiche del mondo, tra le quali: l’Isola di Floreana dell’Arcipelago delle Galapagos, in Ecuador, dove l’eradicazione di predatori invasivi come gatti selvatici e ratti permetterebbe la reintroduzione di 13 specie estinte localmente e la tutela del Petrello delle Galapagos, una specie di uccello marino che depone le uova in tane, ed è dipendente da quest’isola per poter nidificare. A Goug Islnd, nel Territorio britannico di Tristan da Cunha, sito Patrimonio dell’Unesco, permetterebbe la nidificazione di un specie come l’Albatro di Tristan, il Fringuello di Gough e il Petrello di Schlegel, specie attualmente a rischio a causa della predazione del topo domestico. Nell’Isola Alejandro Selkirk, nel remoto arcipelago cileno di Juan Fernandez, l’eradicazione di capre e gatti selvatici e dei roditori invasivi eliminerebbe delle minacce chiave per la perdita di habitat e la predazione del Rayadito di Masafuera, un piccolo uccello canterino, endemico di questa isola remota. Anche in Italia questo tipo di intervento ha portato a risultati straordinari. L’eradicazione di ratti realizzata a Montecristo e in altre isole del nostro Paese ha permesso di proteggere specie molto minacciate come la Berta minore e in contesti come le aree protette, in particolare nelle piccole isole, gli interventi di eradicazione realizzati hanno prodotto un risultato immediato ed importante per il miglioramento della conservazione di specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche.

Secondo Genovesi, che è anche presidente dell’Invasive species specialist group dell’Iucn, “Attraverso la Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite e gli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, la comunità globale ha concordato di fermare la perdita di biodiversità e di evitare le estinzioni entro il 2020. L’eradicazione di specie aliene invasive come principalmente gatti, ratti, serpenti, lucertole e maiali dalle isole fornirebbe un primo contributo significativo verso il raggiungimento di questo obbiettivo importante". Ma non basta. "È essenziale informare meglio e di più tutti i settori della società, e Ispra, in collaborazione con Federparchi, diversi parchi nazionali, LegambienteRegione LazioUniversità di Cagliari, Nemo e Tic, coordina il progetto Life Asap proprio sulla comunicazione in materia di specie invasive a turisti ed opinione pubblica”. Oggi, quindi, lavorare per conservare gli habitat insulari è una priorità per la conservazione della natura e un’opportunità unica che va perseguita e comunicata se vogliamo tutelare l’ambiente e il nostro patrimonio di biodiversità.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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