Indipendentismo e crisi, un mix pericoloso per l’Europa

Stampa

Spagna, Catalogna, Europa: i matadores finiscono a terra – Foto: diariodelweb.it

Per comprendere la rinascita del nazionalismo catalano è essenziale capire da dove vengano i problemi con cui ci stiamo confrontando oggi. Abbiamo già parlato delle spinte identitarie, ma forse l’evolversi della situazione verrà decisa da altri parametri. Da un punto di vista economico la Catalogna produce oltre il 15% del PIL spagnolo; come e più di tante altre regioni autonome in Europa (Alto Adige, Scozia, Baviera), la Catalogna è una forza economica. Si tratta di una regione che fornisce un contributo fondamentale all’economia spagnola; l’equivalente della Lombardia per l’Italia, del Baden-Württemberg per la Germania, e del Rodano-Alpi per la Francia.

Per questa ragione, molto osservatori ritengono che quella della secessione sia una minaccia calcolata. Lo scopo finale delle élite catalane non è quello di ottenere l’indipendenza, ma un nuovo patto fiscale che riduca la quota ora pagata da Barcellona a Madrid. Tale quota, che oggi ammonta all’8% del PIL catalano, vorrebbe essere abbassata fino al 4% dalla maggior parte delle persone che hanno sfilato l’11 settembre. Uno sviluppo di questo tipo peraltro non escluderebbe una futura indipendenza; anzi, in un certo senso ne creerebbe le basi, sancendo una maggiore indipendenza fiscale della Catalogna e aumentandone l’autonomia dal resto del Paese.

Si tratterebbe di una mossa che Mariano Rajoy vorrebbe assolutamente evitare, per di non sacrificare alcune pedine che fino a poche settimane fa sembrava impensabile poter perdere. In questo momento, infatti, la libertà di movimento di Rajoy è limitata dai piani di austerity voluti dall’UE e dalla Germania, che di fatto rendono impossibile ogni sconto alla Catalogna delle banche insolventi. Come spiega Business Insider, “L’economia della regione è cruciale per la Spagna e il governo spagnolo ha un bisogno disperato delle tasse provenienti dalla Catalogna. Modificando l’attuale patto fiscale, l’obiettivo di bilancio fissato dal governo per il 2012 diventerebbe insostenibile; e senza l’attuale contributo della Catalogna, l’economia e le finanze spagnole finirebbero per collassare”.

La partita a scacchi, vista in questi termini, diventa un gioco molto pericoloso per la stabilità economica del continente europeo. Moltissime persone spingono per l’indipendenza della Catalogna, ma pochi ci credono fino in fondo. Il vero obiettivo, come abbiamo visto, sarebbe piuttosto un nuovo patto fiscale con Madrid; ma tale patto fiscale è reso impossibile dal contesto economico in cui si trova la Spagna oggi. Quindi, per paradosso, nonostante in pochi lo vogliano davvero, l’opzione dell’indipendenza - una strada, peraltro, non contemplata dalla costituzione spagnola - potrebbe diventare quasi obbligata. Consapevole dei pericoli di questo gioco sul filo, il Re Juan Carlos in persona qualche settimana fa ha fatto un appello all’unità nazionale per superare questo momento di difficoltà. Si è trattato di uno sviluppo piuttosto insolito per la politica spagnola, dovuto al disperato tentativo del re di evitare uno stallo dal quale sarebbe davvero difficile uscire.

Il problema è che molti investitori si sono già accorti del paradosso che si sta facendo largo. A prescindere dalla soluzione che Madrid e Barcellona troveranno, si preannuncia un periodo di forte instabilità economica, che con ogni probabilità è acuito dalla convocazione delle elezioni per il rinnovo del governo catalano, annunciate per il 25 novembre prossimo. Giocando sui tempi stretti e la fresca memoria dell’11 settembre catalano, il risultato sarebbe quasi sicuramente un plebiscito per tutti i partiti secessionisti. Come abbiamo imparato recentemente, l’instabilità non piace non solo agli spagnoli, ma neppure agli investitori di mercato. Nel momento in cui il gioco aggressivo dell’indipendentismo catalano mettesse in scacco matto il governo di Madrid, questi ultimi potrebbero definitivamente perdere la (poca) fiducia che hanno nella capacità del governo spagnolo di garantire stabilità all’economia del Paese.

Vista in questi termini, la sfida lanciata dalla Catalogna diventa un (ennesimo) dilemma da risolvere a livello europeo. Solo che questa volta le dimensioni del problema sono tali che neppure un intervento a bazooka della Banca Centrale Europea potrebbe salvare i fragili equilibri in gioco. Le conseguenze, non solo quelle economiche, sarebbero pesantissime per tutta l’Europa.

Lorenzo Piccoli

Ultime notizie

Cocktail artico… al veleno

24 Giugno 2019
Le inquietanti conseguenze dello scioglimento dei ghiacci. (Anna Molinari)

La seconda vita dei libri, nelle mani dei senza dimora

23 Giugno 2019
I volontari della Ronda della carità distribuiscono (oltre a panini e bevande) fumetti, romanzi e riviste. 

Niente sta scritto vince Il Premio Cinema degli Italian Paralympic Awards

22 Giugno 2019
Il documentario Niente sta scritto riceve il Premio Cinema agli Italian Paralympic Awards 2019, gli “Oscar” dello sport paralimpico. (Raffaella Bonora)

L’Africa sempre più dimenticata

21 Giugno 2019
Gli ultimi dati sull’informazione che danno i telegiornali italiani sul Sud del mondo sono sconfortanti. Ma gli utenti possono fare qualcosa. (Piergiorgio Cattani)

Brasile in piazza contro Bolsonaro e poi il ‘Moro della vergogna’

21 Giugno 2019
Primo sciopero da quando Bolsonaro è Presidente, contro l’aumento dell’età pensionabile e contro l’economia che non riparte. E poi lo scandalo di Sergio Moro, ‘il Moro della vergogna’, giudice a ma...