Il donatore di sangue: volontario, responsabile e non remunerato

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Che cosa si esaurirà prima in questo mondo, il petrolio o il sangue? Si domanda in uno dei suoi celebri aforismi Hasier Agirre.  La domanda ci fa pensare a quanto sangue verrà ancora versato in guerre che hanno il petrolio come mandante. Ma rileggendola oggi in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue, potremmo dire con certezza il petrolio, perché se l’oro nero estratto è una fonte energetica “finita”, il sangue donato in modo responsabile e non remunerato è ancora una fonte di vita potenzialmente “infinita”. Istituita nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Croce Rossa Internazionale e la Federazione Internazionale Organizzazioni Donatori di Sangue (Fiods) in occasione dell’anniversario della nascita di Karl Landsteiner, il biologo austriaco che ha scoperto i gruppi sanguigni,  la Giornata mondiale del donatore di sangue ha assunto negli anni un significato sempre più profondo, rappresentando un’occasione per ribadire a livello globale l’importanza di compiere un gesto semplice, ma fondamentale come quello del dono.

Non è un caso se dal 2004 a oggi il numero di donazioni nel mondo è cresciuto del 25%, passando da 80 a 107 milioni, con un forte incremento soprattutto nel Sud-est asiatico e in Africa. Ma la strada da fare, ha ricordato l’Associazione Italiana Volontari Sangue (Avis), è ancora molta. “Di tutte queste donazioni, infatti, la metà si concentra ancora nelle aree più sviluppate del pianeta, dove vive solo il 15% della popolazione globale.  In questi Paesi le donazioni ogni 1.000 abitanti sono 39,2, mentre nelle nazioni a medio reddito si attestano a 12.6, per poi scendere a 4 nelle regioni più povere”. Inoltre, ha aggiunto l’Avis “solo in 41 Paesi si producono medicinali plasmaderivati ottenuti attraverso il frazionamento del plasma raccolto sul proprio territorio, mentre gli altri 110 Paesi importano questi farmaci dall'estero”.

 A destare maggiore preoccupazione sono però i dati che testimoniano come ancora oggi più della metà del sangue e degli emoderivati raccolti in ben 73 Paesi provengano da parenti o da donatori retribuiti.

Le principali manifestazioni promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si terranno per l’occasione a Colombo, nello Sri Lanka, ma come ogni anno anche le molte realtà italiane ed internazionali impegnate nella raccolta del sangue si faranno portavoce, con numerosi eventi ed attività di una giornata speciale, che serve a ricordarci che ogni giorno, silenziosamente ma attivamente, migliaia di persone donano qualcosa di sé (tempo, risorse o, in questo caso, sangue) per gli altri e che la stragrande maggioranza di questi donatori lo fa non per un estemporaneo buonismo, ma come gesto consapevole, periodico e duraturo. Quest’anno il tema scelto per la Giornata: Sangue sicuro per salvare le madri, si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di garantire sempre e ovunque l’accesso al sangue e ai suoi componenti alle neo madri, per prevenire i decessi provocati da complicazioni legate al parto. “Ogni giorno circa 800 donne muoiono per complicazioni della gravidanza o al parto - ha ricordato la Federazione Italiana Associazioni Donatori Sangue (Fidas) -. Quasi tutte queste morti si verificano nei paesi in via di sviluppo. Più della metà di loro si verificano nell’Africa sub-sahariana e quasi un terzo in Asia meridionale dove il rischio di mortalità materna è più alto soprattutto tra le ragazze adolescenti sotto i 15 anni di età”.

Tuttavia, l’accesso al sangue e agli emoderivati, nonché il loro uso razionale e sicuro, rimangono sfide importanti anche nel vecchio continente, dove la strada da fare è ancora tanta per raggiungere i tre principi fondamentali della donazione: “il perseguimento dell’autosufficienza di sangue, la protezione della salute dei donatori e dei beneficiari e il divieto di commercializzazione delle sostanze di origine umana, sostenendo l’esigenza di donazioni volontarie e non retribuite”. In questa direzione vanno le iniziative come quella presa in Italia dal Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue (Civis) in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale che in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue ha promosso con il video “Colora la vita, dona il tuo sangue”, la donazione di sangue tra i 15.000 volontari di servizio civile. “I giovani del servizio civile - ha commentato il portavoce di Civis, Vincenzo Saturni - rappresentano una risorsa per tutto il Paese e anche per le associazioni di volontariato del sangue. Abbiamo realizzato questo video per loro perché crediamo che la donazione di sangue sia un gesto importante di cittadinanza attiva, in linea con gli obiettivi del Servizio civile nazionale. Tra l’altro, negli ultimi anni molti giovani che hanno svolto attività di servizio civile nelle sedi delle associazioni sono diventati donatori di sangue e hanno proseguito la loro attività di volontariato anche dopo aver concluso i 12 mesi di servizio”.

Lo stesso spirito anima la nuova campagna 2014 RED(ON)O per la donazione di sangue realizzata dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Sangue (Cns), l’ente preposto a coordinare il sistema trasfusionale nel nostro Paese. “La donazione non deve restare un gesto isolato, emotivo, ma può essere un’abitudine di vita, sempre monitorata dai medici preposti ed effettuata presso i Centri Trasfusionali o le strutture autorizzate convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale” ha affermato il Cns nella nota di lancio della campagna. Il Cns attualmente conta su una compagine di circa 1.700.000 donatori, ma se il ricambio generazionale non avverrà con i giusti ritmi, l’autosufficienza raggiunta dall’Italia negli ultimi anni, grazie all’incessante opera di sensibilizzazione e reclutamento svolta dalle 4 principali associazioni e Federazioni di volontariato che operano nel nostro Paese (Avis, Croce Rossa, Fidas, Fratres) potrebbe andare persa.

Da chiunque arrivi è importante ricordare che il sangue donato permette a numerosi malati di ricevere i componenti sanguigni di cui hanno bisogno, cioè globuli rossi, piastrine o plasma, a seconda delle loro necessità. 
Le trasfusioni di globuli rossi e piastrine servono a curare malattie come la leucemia e a lottare contro le emorragie accidentali. Tutti i componenti sanguinei sono inoltre preziosi durante gli interventi chirurgici, per bloccare gravi emorragie, oppure per isolare certe proteine a fini terapeutici. A noi non resta che pensarci. Donarlo è facile e c’è sempre un gran bisogno, visto che anche in Europa, i donatori di sangue rappresentano tra lo 0,4 e il 6, 4% della popolazione adulta, una cifra piuttosto modesta se pensiamo che ogni persona sana, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, può potenzialmente diventare un donatore di sangue.  

Alessandro Graziadei

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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