I vestiti? Qui costano soltanto un abbraccio

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«Le vie del quartiere di Santa Teresa a Pirri, nella periferia di Cagliari, sono strette e silenziose. Grandi palazzi di cemento dell’edilizia popolare si intervallano a piccole case in cui vivono insieme generazioni di famiglie. Al centro di questo labirinto di strade appare una grande struttura: luminosa, colorata e animata da voci di bambini che giocano, musica di band di ragazzi che provano gli accordi della loro nuova canzone, balli caratteristici sardi, senegalesi e di ogni parte del mondo». Le parole sono di Alessia Gilardo, della Fondazione Domus De Luna che ha a lungo promosso e - con il sostegno della Fondazione Con il Sud - reso finalmente vivo il progetto «Futuro ExMè»: in quello che tanti anni fa era stato un Mercato rionale (di qui il nome Ex-Mè, in un gioco di parole dove «me» è anche pronome, quello che io ero e non sono più) del capoluogo sardo per poi diventare, una volta abbandonato, luogo di spaccio e di crimine e di dimenticanza, così come «dimenticati - continua Alessia - erano i ragazzi e le famiglie che vivevano nella zona». Ora non più. Anzi. 

Quella che in questi giorni sta finendo non è del resto la prima estate di vita di ExMè. Di solito non un periodo facile per le famiglie delle periferie, quando le scuole chiudono e i soldi per far qualcosa non ci sono. Così nel quartiere Santa Teresa l’arrivo del Campus estivo accompagnato non solo dalle sue piscine gonfiabili colorate e giochi ma anche da gruppi di aiuto per fare i compiti delle vacanze era stata una manna già l’anno scorso per i circa 80 tra bambini e ragazzi iscritti. E quest’anno le iscrizioni sono state più di cento. Gestite con l’aiuto dei ragazzi del progetto alternanza scuola-lavoro. Ma quella del Campus è soltanto una delle cose fatte. In tutto, nel corso di quest’anno, i giovani coinvolti nelle numerose attività di ExMè sono stati più di settecento. Per corsi di musica e canto, danza, sport, doposcuola. O semplicemente per stare in un posto accogliente, seguito da persone che si occupano di te, dove puoi stare con amici. 

Ma un posto anche per famiglie, dove trovare una soluzione a problemi contingenti tipo il bisogno di un vestito nuovo o la ricerca di un passeggino da scambiare con una bici, come nella «Non Bottega» di Nonna Tina, abitante storica del quartiere che nel cortile dell’ExMè organizza il ritiro e la distribuzione di vestiario e cose varie per quelli a cui servono: un posto che lei ha chiamato «Ti abbraccio» perché chi non ha niente da scambiare può prendere ciò di cui ha bisogno offrendo come pagamento anche solo quello, un abbraccio. Un abbraccio e basta. E poi ci sono le iniziative organizzate secondo un calendario che di mese in mese si è fatto sempre più fitto: dalla Festa della cioccolata avanzata alla Festa senegalese, dai laboratori di rap e breakdance (come il grande raduno di band arrivate da tutta la Sardegna a inizio estate) e riciclo creativo (con l’Art Festival che richiama writers da tutta Italia e da fuori per far rivivere gli spazi urbani lasciati a se stessi) fino all’apertura dello Sportello del cittadino a cui gli abitanti del quartiere possono chiedere consulenza e aiuto nelle circostanze più varie. «Il nome ExMè - scrive Alessia - significa proprio questo: il luogo dell’ex-mercato ma anche il posto da dove si ricomincia, dove si saluta l’ex-me stesso, quello di una vita passata a cui dire addio, per ripartire e riappropriarsi della costruzione del proprio domani». Una «alternativa alla cultura della strada», come è stata definita. Selezionata fin quasi dal suo nascere come uno dei Segnali di Futuro ospitati a suo tempo dalla Triennale di Milano.

Paolo Foschin da Corriere.it

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