I territori, sistemi vivi e complessi

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Di “territorio” se ne parla sempre. È una parola che appartiene a tutti; è cifra del linguaggio politico a prescindere dai colori, della progettazione tecnica, del discorso comune. È mio, ma anche nostro… il territorio. Cos’è? Generalmente è considerato lo sfondo delle nostre azioni, la dotazione di risorse da attivare per sviluppare progetti. Si potrebbe provare a considerarlo un attore partecipante al processo di trasformazione del pianeta? È l’Agenda 2030 dell’ONU che ispira questa domanda e la riflessione che ne consegue sulle possibili connessioni tra territori e pianeta. Anche il progetto World Social Agenda è quest’anno coinvolto nell’esplorazione delle possibili risposte al quesito attraverso un diretto coinvolgimento del mondo scolastico nell’attivazione di percorsi investigativi. 

Sfogliando le prime pagine del documento onusiano “Trasformare il nostro mondo”, quello che contiene l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, si nota immediatamente che uno degli obiettivi prioritari è quello di proteggere il pianeta dalla degradazione in modo da consentire all’umanità di “vivere in armonia con la natura”. Le azioni da intraprendere per raggiungerlo riguardano la promozione del consumo e della produzione consapevoli, la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’adozione di misure di contenimento del cambiamento globale. Esse chiamano in causa le abilità e le responsabilità delle persone. “L’esaurimento delle risorse naturali e gli impatti negativi del degrado ambientale, compresi desertificazione, siccità, degrado del territorio, scarsità di acqua e perdita della biodiversità si aggiungono e incrementano la lista delle sfide che l’umanità deve fronteggiare. Il cambiamento climatico è una delle sfide più grandi della nostra epoca e il suo impatto negativo compromette le capacità degli stati di attuare uno sviluppo sostenibile. (…) La sopravvivenza di molte società e dei sistemi di supporto biologico del pianeta è a rischio”. 

Ciò su cui viviamo è evidentemente molto di più di una semplice superficie ad altezze variabili corredata di un’abbondante dotazione di risorse che attendono di essere valorizzate. È molto di più del “territorio sfondo”: superficie neutra ad uso e consumo di tutti, oggetto di pratiche più o meno ambiziose. È molto di più della “bestia da soma” sulla quale “caricare” le attese dell’universo antropico fin troppo vocate al depauperamento più che alla sostenibilità.

Ciò in cui viviamo è invece un sistema complesso in cui ogni frammento della superficie è a sua volta una frazione di complessità: sono i territorio che abitiamo, “opere d’arte” come le definisce l’architetto piemontese Alberto Magnaghi. Il territorio è la più straordinaria opera d’arte che l’uomo sia stato in grado di realizzare. È un processo che si manifesta a partire da un progetto, che nasce e si realizza a partire da scelte che selezionano risorse, le attivano, se ne prendono cura attraverso il gioco delle possibilità animato da logiche di potere.È il territorio “attore” che merita rispetto, ascolto, cura; un’entità complessa nei confronti della quale si esprimono pratiche di controllo e di possesso a tutti i livelli: simbolico, pratico, organizzativo. Non ci sono dubbi che sia la possibilità di controllare praticamente la realtà quella che alletta maggiormente l’umanità. Essa rappresenta la più grande espressione della capacità dell’uomo di domare la natura, la sfida delle sfide. In essa si concretizza il volere dell’homo faber che necessita di fare ordine, di organizzare la complessità. 

Da questa operazione nascono pezzetti di territorio che chiamiamo “strutture territoriali” come ci ha insegnato il geografo Angelo Turco. Sono tessere di un puzzle dotato di confini, sostenute da regole che ne determinano l’ordine all’interno, dotate di elementi che le differenziano da ciò che sta fuori, dove probabilmente le regole sono diverse e l’ordine ha altre forme. Sono tessere mai isolate, sempre connesse attraverso legami ad intensità differente, con altre tessere.

Per capire l’attore-territorio è necessario entrare dentro la tessera, chiedersi perché è nata, di quali elementi si compone, come funziona, quali principi la rendono “ordinata”. Ogni tessera ha vita propria e relazioni più o meno strette con quelle vicine. L’organizzazione (di cose, di tempi, di spazi, di persone, di attività, ecc.) è tenuta insieme dal senso che si è data. Ogni tessera, come ogni essere vivente, delle finalità e dei compiti da svolgere in connessione con altri che possono anche cambiare nel tempo; farà di tutto per continuare ad esistere trasformandosi. È lo scopo della vita. Èlo scopo del territorio. Èuna faccenda complessa perché questa questione della sopravvivenza e della gestione della complessità ha a che fare con il potere. 

Se ne sono resi conto gli studenti e le studentesse di Padova e provincia che stanno lavorando al progetto World Social Agenda dedicato appunto all’Agenda 2030 e ai suo obiettivi di sostenibilità ambientale e socio-territoriale. La loro missione è quella di investigare alla scala locale problematiche connesse con la gestione del territorio: tra le altre, questioni legate all’acqua, all’energia, all’inquinamento e all’uso del suolo partendo però dagli attori, da quegli enti e organizzazioni che prendono le decisioni. Se in partenza il lavoro “sull’ambiente” appariva quanto di più neutrale potesse esistere… “chi metterebbe mai in discussione la necessaria sostenibilità delle risorse ambientali e del pianeta” si dicevano gli studenti, cammin facendo questa presunta neutralità ha ceduto il passo alla consapevolezza che ogni attore coinvolto è portatore di una logica e di un progetto di mondo. Gli attori sono resistenti, necessitano di chiarimenti prima di aprirsi, temono la diffusione di informazioni e di notizie, sono vigili: precauzioni legittime che mirano a salvaguardare il processo di presa di decisione perché la questione della “gestione del territorio e dell’ambiente” è politica, complessa e delicata. Siamo sul banco di prova: non solo gli studenti che hanno un compito da perseguire, ma l’intero pianeta. Noi, a tutte le latitudini. 

Con che predisposizione potremmo guardare a questa richiesta di responsabilità? Partendo dall’assunto che i territorio che abitiamo sono opere altamente complesse. Pertanto, gestire la complessità comporta necessari sforzi di conoscenza, adattamento, dialogo tra attori, tempo e la capacità di porsi e porre delle domande. Da questo ne potrebbe conseguire un impegno di presenza nella presa delle decisioni o meno ambiziosamente nei processi che precedono la presa di decisione, quelli in cui si può ancora incidere nel mostrare altre vie possibili. Stare nel territorio, quindi, guardando all’ambiente come quell’insieme di opportunità e vincoli che non attendono semplicemente di essere valorizzati o bypassati. Stare nel territorio e con il territorio, coltivando gli incontri, abbracciando le diverse istanze, costruendo connessioni, condividendo opportunità e limiti intrinseci al processo decisionale è primordiale e vitale per assicurare la nostra sostenibilità

Sara Bin

(1976) vive in provincia di Treviso e lavora a Padova. É dottore di ricerca in geografia umana; ricercatrice e formatrice presso Fondazione Fontana onlus dove si occupa di progetti di educazione alla cittadinanza globale e di cooperazione internazionale; è docente a contratto di geografia politica ed economica; ha insegnato geografia culturale, geografia sociale e didattica della geografia. Collabora con l’Università degli Studi di Padova nell'ambito di progetti di educazione al paesaggio e di formazione degli insegnanti. Ha coordinato lo sviluppo e l'implementazione dell'Atlante on-line in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, del'Università e della Ricerca. Dal 2014 fa parte del gruppo di redattori e redattrici di Unimondo. Ha svolto attività didattica e formativa in varie sedi universitarie, scolastiche ed educative ed attività di consulenza nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Tra i suoi principali ambiti di ricerca e di interesse vi sono le migrazioni, la cittadinanza globale, i progetti di sviluppo nell’Africa sub-sahariana, lo sviluppo locale e la sovranità alimentare. Ha svolto numerose missioni di ricerca e studio in Africa, in particolare in Burkina Faso, Senegal, Mali, Niger e Kenya. E' membro dell'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e presidente della sezione veneta

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