I paradisi contesi dell’Oceano Indiano

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Quando si pensa alle isole Seychelles e alle isole Mauritius si pensa subito a paradisi tropicali da raggiungere per vacanze da sogno. Spesso non si sa la precisa collocazione di questi arcipelaghi, confondendo zone lontanissime tra loro e popoli con storia, cultura, sensibilità completamente differenti. Conoscere qualcosa di più di questi mondi lontani non significa soltanto cercare qualche curiosità ma avventurarsi nelle questioni decisive che caratterizzeranno il nostro futuro: i problemi ambientali, la convivenza in una società etnicamente complessa, il rapporto tra le potenze internazionali e i piccoli Stati magari molto importanti dal punto di vista geostrategico.

Le isole in questione sono collocate al largo del Madagascar, appartenenti al continente africano disseminate su una superficie marina di circa un milione di kilometri quadrati: le isole sono numerosissime, tutte di piccole dimensioni, popolate complessivamente da 2 milioni di persone. A livello politico le Seychelles e le Mauritius sono Stati indipendenti, mentre l’arcipelago di Reunion è formalmente territorio francese d’oltremare.

Mauritius è la nazione con le maggiori sorprese: è l’unico Stato africano ad essere considerato da agenzie e organizzazioni internazionali come una piena democrazia, possiede un economia dinamica che la Banca Mondiale a rifinito come la migliore del continente nero, è riuscita a gestire positivamente le varie componenti etniche. Degli 1,2 milioni di abitanti infatti il 68% sono indiani o originari del sudest asiatico, il 27% creoli o africani, il 3% cinesi e il resto formato dai discendenti dei colonizzatori inglesi e francesi. Dopo la formale indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1968, Mauritius ha adottato un sistema istituzionale con pesi e contrappesi ben equilibrati, distribuendo il potere tra il presidente della Repubblica e il primo ministro ma anche garantendo un ruolo all’opposizione. Il multipartitismo e l’alternanza di governo secondo uno stile inclusivo della varietà delle componenti sociali differenziano sostanzialmente l’arcipelago dagli Stati limitrofi – a cominciare proprio dalle Seychelles – vittime di colpi di Stato e dittature. Insieme con Botswana e Gambia tiene regolari e libere elezioni, fornendo un esempio per tutta l’Africa. Secondo l’Economist Intelligence Unit anche l’economia funziona bene, con tassi di crescita attorno al 4%.

Tutto bene dunque? Non sembra, anzi negli ultimi mesi una complicata vicenda politica ha portato alle dimissioni del Presidente e a un vuoto istituzionale senza precedenti. Di converso si segnalano provvedimenti governativi che hanno colpito la libertà di stampa, anche se, secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, le isole sono uno dei cinque Stati africani a godere di piena libertà di opinione (l’Italia, a causa dei vari conflitti di interessi tra politica e media, è ancora un paese in cui l’informazione è “parzialmente libera”).

Le notizie più significative che provengono da questi, ai nostri occhi, sperduti arcipelaghi riguardano ancora una volta le ambizioni di India e Cina nell’oceano indiano. Riporta l’analista Amit Kumar: “durante la sua visita nel febbraio 2009, il presidente cinese Hu Jintao ha concesso alle Mauritius 260 milioni di dollari per ampliare l’aeroporto delle isole. In aggiunta, ha siglato un accordo per aprire la strada a un prestito di 5,9 milioni senza interessi. Nonostante la crisi economica le relazioni economiche e commerciali si sono consolidate negli anni recenti. Negli ultimi 5 anni il commercio tra Mauritius e Cina è almeno triplicato. Le importazioni dalla Cina sono anch’esse triplicate, raggiungendo ora 11,4% delle importazioni.” L’influenza dell’India sta invece diminuendo anche se Nuova Delhi, fin dal 1974, sorveglia, insieme alla marina delle isole, la Zona economica esclusiva di Mauritius. Nello stesso viaggio del 2009 Hu visitava anche Mauritius, benché la visita sia stata soltanto un primo approccio per future relazioni.

Il confronto è anche di tipo militare e coinvolge una regione fondamentale per l’Asia del sud, l’Africa orientale e persino il Medio Oriente, se pensiamo che dalla base americana posta sull’isola Diego Garcia sono partiti i bombardieri per la prima guerra del Golfo e per il conflitto in Afghanistan. La Cina intrattiene rapporti militari soprattutto con le Seychelles, come riporta il numero di maggio 2012 di Nigrizia: “L’annuncio del ministro degli affari esteri seicellese Jean Paul Adam è del 2 dicembre scorso: il suo governo ha deciso di invitare Pechino a installare una base militare nell’arcipelago. [Essa] costituisce l’ultimo tassello del dispiegamento della marina militare cinese nella Regione, iniziato nel gennaio 2009 attraverso la partecipazione a operazioni antipirateria, con fregate equipaggiate di missili e con navi che trasportano forze speciali”. È evidente che India e Stati Uniti vedono molto male questa estensione dell’influenza cinese anche se tollerano la presenza della Repubblica popolare nella spedizione internazionale di pattugliamento di quell’area di Oceano colpita dalle scorribande dei pirati della Somalia.

Insomma il quadro strategico è complesso quasi come il meticciato etnico delle isole che, guarda caso, corrisponde a grandi linee con gli equilibri della popolazione mondiale, con gli asiatici e gli africani a rappresentare quasi tre quarti dell’umanità.

Piergiorgio Cattani

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