Grecia. La nuova schiavitù infantile denunciata dall’Unicef

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Domani 16 aprile, anniversario della morte di Iqbal Masih, il bambino di 12 anni ucciso nel 1995 dalle mafie tessili del Pakistan perché ne aveva denunciato gli sfruttamenti, ricorre la Giornata mondiale contro la schiavitù infantile, una piaga che coinvolge nel mondo più di 400 milioni di bambini. Secondo i dati diffusi da molte organizzazioni umanitarie, i minori rappresentano ancora oggi più del 10% del potenziale di manodopera mondiale risultando tra le prime e principali “vittime” del Pil. Un problema attuale che impegna la comunità internazionale ad un lavoro costante e che martedì a Ginevra vedrà l’ennesimo “Meeting of the Child Labour Platform” dell’Onu riunito per moltiplicare gli approcci integrati nella lotta a tutela di un’infanzia troppo spesso oltraggiata e sfruttata.

In questo delicato contesto una particolare minaccia sembra colpire i minori in Grecia, dove “La grave crisi economica ellenica rischia di fare vittime soprattutto nella parte più giovane della popolazione, mettendone a rischio, con la denutrizione causata dalla povertà, lo sviluppo psico-fisico e quindi il suo stesso futuro”. A lanciare questo allarme è il rapporto “La Condizione dell’Infanzia in Grecia 2012” redatto dal Comitato greco dell’Unicef e dall’Università di Atene. Secondo questa attendibile ed aggiornata analisi, capace di fotografare il grado di efficacia della legislazione greca e delle politiche relative al miglioramento delle condizioni di sostentamento dei bambini come previsto dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, “sono ormai 439.000 i bambini che vivono al di sotto della soglia di povertà, malnutriti e in condizioni malsane in famiglie che rappresentano il 20,1% del totale dei nuclei famigliari". In un terzo dei casi (33,4%) si tratta di nuclei familiari composti da un unico genitore e dove per soglia di povertà “si considera il reddito minimo che una famiglia di quattro persone deve guadagnare ogni mese per pagare affitto e generi di prima necessità, come alimenti, trasporti, vestiario e istruzione” cioè un reddito non inferiore a 470 euro mensili.

Di questo quinto di famiglie greche sotto la soglia di povertà, per l’Unicef, il 21,6% ha una dieta povera di proteine animali, il 37,1% non ha un adeguato riscaldamento in casa, il 27,8% vive in abitazioni umide o troppo secche ed addirittura il 23,3% in quelle che sono definite senza mezzi termini “cattive condizioni ambientali”.

 Così in questi ultimi anni “il 28,7% dei nuclei famigliari con bambini e il 34,7% con adolescenti si sono trovate in chiare condizione di povertà o esclusione sociale”.

Il rapporto cita, a sostegno di queste percentuali, anche diversi casi di svenimenti di bambini in classe proprio a causa della denutrizione minorile, un dato che vede la Grecia toccare nel 2012 la più alta percentuale di bambini sottopeso tra tutti i paesi Ocse. Alcuni di questi casi vennero alla ribalta della cronaca greca ancora lo scorso dicembre, quando Maria Iliopoulou, direttrice del brefotrofio di Atene, denunciò in poche settimane circa 200 casi di neonati denutriti perchè i loro genitori non erano in grado di alimentarli come dovuto. La donna affermò inoltre che gli insegnanti delle scuole intorno all’istituto da lei diretto facevano ogni giorno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni più indigenti ed il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come “propaganda”, cifre alla mano si è visto costretto a riconoscere la gravità del problema distribuendo agli alunni delle famiglie meno abbienti buoni pasto con cui ora possono acquistare la colazione dal refettorio delle scuole.

Non può stupirci quindi se la ricerca dell’Unicef si conclude citando una stima secondo cui in Grecia vi sarebbero oltre 100.000 minorenni che lavorano per contribuire al magro bilancio famigliare, un dato che avvalora, secondo un’indagine della Rete greca per la lotta alla povertà (Eapn), l’ipotesi che a causa dell’evolvere della crisi la Grecia potrebbe presto registrare un 30% della popolazione sotto la soglia di povertà.

Il dato è stato di recente confermato anche da uno studio della Fondazione per la Ricerca economica e industriale (Lobe) per la quale la cifra reale della povertà percepita tocca e forse già supera, è il 25%, ovvero un greco su quattro. In altre parole, degli 11,2 milioni di greci, 2 milioni e 800 mila non hanno abbastanza di che vivere dal momento che secondo l’Istituto nazionale di statistica (Elstat), “oltre 400.000 nuclei familiari sono rimasti negli ultimi mesi senza alcun reddito, perchè nessuno dei componenti lavora più”, mentre “oltre 60.000 famiglie hanno fatto ricorso al tribunale chiedendo il consolidamento dei loro debiti, perchè non sono più in grado di pagarli nemmeno a rate”.

Per il giornalista greco Nicola Nellas, intervenuto pochi giorni fa a Radiovaticana “Il Paese ha passato la Pasqua ortodossa nel segno della sobrietà e guarda alle elezioni politiche di maggio con un crescente scetticismo”. Un termometro di questo stato del paese, oltre al drammatico incremento dei suicidi (l’ultimo dei quali giustificato dal biglietto “non voglio lasciare debiti ai miei figli”) è proprio il clima da “catastrofe sociale” che mette a repentaglio il benessere dei minori ben fotografato dall’Unicef. Per Nellas “L’ottanta per cento delle storie di emarginazione e povertà minorile riferite dall’Unicef riguarda per il momento bambini che vengono dal Pakistan, dall’India, in genere extracomunitari che hanno sempre minori possibilità di essere aiutati”. Tuttavia ha concluso Nellas “Lo stile di vita di tutti i greci è cambiato, perché lo stipendio base è oggi intorno ai 450 euro e si riflette tutti moltissimo prima di spendere”, anche, immaginiamo, quando a farne le spese è l’ultima delle voci che si vorrebbe tagliare: il pasto dei propri figli.

Alessandro Graziadei

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