È l’era delle rinnovabili?

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Foto: Greenious.it

L’attuale economia basata sugli idrocarburi sembra inevitabilmente destinata a cedere il passo all’era delle energie rinnovabili nei prossimi 20 anni.  A dirlo questa volta non sono i “soliti ambientalisti allarmisti”, ma Wood Mackenzie, dal 1923 una delle più importanti società di analisi azionaria del Regno Unito, per la quale “Il punto di svolta della sostenibilità, quando il mondo passerà dall’età del petrolio e del gas all’età delle rinnovabili, arriverà entro il 2035, a meno di 18 anni da oggi”. Dal rapporto che esamina le forze che modellano la transizione energetica globale Thinking global energy transitions: the what, if, how and when”, da poco pubblicato proprio da Wood Mackenzie, emerge in modo chiaro che “Entro il 2035 circa il 20% del fabbisogno energetico globale sarà coperto da energia solare o eolica” e “per il 20% di tutte le miglia percorse globalmente da automobili, camion, autobus e biciclette si utilizzeranno motori elettrici anziché a benzina o diesel”. Il risultato sarà che entro il 2040, “la domanda di petrolio evitata dai veicoli elettrici (EVs) raddoppierà a quasi 6 milioni di barili al giorno”. 

Per Simon Flowers, presidente e analista capo di Wood Mackenzie, è chiaro che “Il pendolo sta iniziando a oscillare, i principali player lo riconoscono e nel prossimo decennio impegneranno una percentuale sempre maggiore di capitale nell’energia e in particolare nelle rinnovabili”. Un processo che, secondo Prajit Ghosh, responsabile della strategia globale, energia e fonti rinnovabili di Wood Mackenzie, porterà la transizione energetica globale a distruggere progressivamente lo status quo petrolifero “influenzando tutti gli aspetti dell’industria energetica e dei settori ad essa correlati. Le politiche governative, le nuove tecnologie e le compagnie che stanno adottando strategie più sostenibili per adattarsi e prosperare in questa nuova realtà energetica, porteranno a cambiamenti strutturali nell’offerta di combustibili fossili, nella domanda, nel mix energetico e nei prezzi”. Il rapporto, infatti, prevede che dopo il 2035, l’energia elettrica prodotta con le rinnovabili e il trasporto elettrificato cresceranno rapidamente, tanto che “La metà di tutte le nuove centrali elettriche costruite a livello globale saranno solari o eoliche o una combinazione ibrida”.

Alla Wood Mackenzie sono convinti che le nuove tecnologie, come per esempio l’abbassamento dei costi delle rinnovabili e le innovazioni di batterie e sistemi di stoccaggio energetico, favoriranno questo cambiamento. Il rapporto fa notare, infatti, che “Dal 2010 i costi del solare fotovoltaico sono scesi dell’80%, mentre allo stesso tempo tecnologie più mature, come l’energia eolica onshore, hanno visto i costi scendere di circa il 30%. I costi delle batterie sono ora inferiori dell’80% rispetto ai livelli del 2010, rendendo lo stoccaggio energetico nelle batterie una soluzione più economica”.  Contemporaneamente, “il miglioramento della tecnologia di stoccaggio delle batterie stesse sta contribuendo a rendere i veicoli elettrici più affidabili, offrendo una soluzione ai problemi di inquinamento atmosferico locale. Una maggiore attività di decarbonizzazione potrebbe richiedere che entro il 2035 dal 40 al 60% delle vendite di nuove auto siano elettriche”. E se i veicoli elettrici autonomi e il ride-sharing decolleranno davvero, raggiungere livelli ancora più alti di conversione energetica diventerà possibile in un tempo ancora più breve.

Per Ghosh anche se la transizione energetica “sembra meno la trama di un film di fantascienza e più di un piano possibile” ci sono ancora alcuni ostacoli da superare. Per esempio “I prezzi delle batterie potrebbero non scendere così velocemente come sperato, rallentando l’adozione di veicoli elettrici. Anche l’accettazione dei veicoli elettrici da parte dei consumatori e lo sviluppo di infrastrutture di ricarica adeguate e diffuse sono fattori da tenere in considerazione”. Un altro problema chiave è la lentezza dei Paesi a mettere in atto leggi o regolamenti che potrebbero facilitare la transizione quando non addirittura ostacolarla. Se le decisioni di Donald Trump di ritirare gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi e di rottamare così gli ambiziosi standard sulle emissioni dei veicoli approvati dalla precedente amministrazione Obama sono esempi eclatanti, il Belpaese non può certo vantare una maggior lungimiranza. Il nuovo Rapporto ASviS 2018  registra per il Goal 7 sull’energia pulita ed accessibile in Italia una situazione fondamentalmente statica tra il 2010 e il 2016. Il nostro Paese, infatti, dopo un iniziale miglioramento dell’efficienza energetica fino al 2012, è tornato ad attestarsi sui livelli del 2010. Le ragioni? Un incremento nel consumo di energia (+1,3%), il calo del contributo statale sulle rinnovabili (-4,3%), la mancanza di una riforma della Strategia energetica nazionale, basata ancora sul carbone come “combustibile di transizione” e infine la scomparsa della "questione energetica" all’interno del dibattito politico nazionale. 

Nonostante gli sviluppi disomogenei a livello regionale, in Italia l'uso di energie alternative è passato dal 22% (2010) al 33% (2017), un'incremento che però secondo ASviS è ancora insoddisfacente. Per questo il Rapporto propone di attuare una più seria Strategia energetica nazionale che introduca la Carbon Tax “che dovrebbe trovare il posto che merita nel ridisegno complessivo del sistema fiscale del Governo”, e punti al grid parity, "il momento in cui l’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili ha lo stesso prezzo dell’energia prodotta tramite fonti energetiche convenzionali"Un lavoro per niente facile e che per ora non sembra tra le priorità di questo Governo. Eppure nonostante le decisioni politiche globali e locali non siano sempre così felici Ghosh è fiducioso: “I prossimi 15 anni saranno fondamentali per studiare, preparare e pianificare la nuova transizione energetica”. Speriamo che qualcuno nel Governo tenga in considerazione il consiglio, visto che non arriva dalla solita ong buonista ed ecologista, ma da analisti azionari.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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