Aveva una gamba sola e si aiutava con un semplice bastone...

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“Ho visto un uomo camminare sotto il sole rovente d’Africa. I suoi movimenti lenti e attenti trasudavano un’immensa fatica. Si muoveva sulla terra arida tra pietre e sterpaglie. Aveva una gamba sola e si aiutava con un semplice bastone. Ho pensato all’infinita difficoltà della sua vita quotidiana, visibile in ogni movimento, in ogni muscolo tirato, ad ogni passo”. (... dai miei appunti di viaggio in Etiopia) 

Oltre 1 miliardo di persone, 1 persona su 7 nel mondo, soffre di una qualche forma di disabilità. Di queste, circa l’80% vive nei paesi a basso reddito non ha i mezzi per curarsi o un supporto per vivere la propria vita al meglio delle possibilità. 75 milioni di persone avrebbero bisogno di una sedia a rotelle ma solo tra il 5 e il 15% vi hanno accesso (rapporti Banca Mondiale e Organizzazione Mondiale della Sanità).

I più vulnerabili sono i bambini. Nei paesi poveri, uno su tre in età scolare soffre di una disabilitàLa povertà, infatti, può pregiudicare la salute fisica e mentale anche in modo permanente: un bambino denutrito, con una scarsa istruzione, uno scarso accesso alle cure, che non ha acqua pulita, come può diventare un adulto sano? Le disuguaglianze sono una causa importante dei problemi di salute e, a sua volta, la condizione di disabilità è causa di disuguaglianze e discriminazioni.

Secondo i dati raccolti dall’organizzazione no-profit Handicap International, attiva con la Campagna #School4all – Scuola per tutti, nei paesi a basso e medio reddito 32 milioni di bambini disabili non hanno accesso all’istruzione, e sono quindi esclusi da ogni possibilità di apprendimento, di partecipare alla vita della comunità e di socializzare con i coetaneiLo testimonia Mohammed, un operatore di Handicap International che nella sua città, Timboctou in Mali, tutti i giorni inforca la motocicletta per andare ad incontrare i genitori dei bambini disabili, che spesso non sanno come affrontare la situazione dei propri figli. «I bambini disabili che non frequentano la scuola ci vengono segnalati dopo molteplici incontri con le comunità, con i leader religiosi e i genitori. L’istruzione è un diritto e vorrei che questi bambini avessero gli stessi diritti degli altri. Quando un bambino è identificato, può essere indirizzato verso una scuola che partecipa ai nostri progetti, nella quale riceve un supporto ed un accompagnamento. Le famiglie in questo modo sono rinfrancate e i bambini possono socializzare con i coetanei, e grazie a questa relazione crollano i pregiudizi diffusi». 

Un’altra categoria di persone tra le più vulnerabili, ovunque ma soprattutto nei paesi più poveri, è quella delle persone affette da disabilità mentale. In Guinea, lo testimoniano gli operatori dell’ong locale FMG, come Amadou, che vive nella città di Conakry: «Da noi il malato mentale finisce spesso a vivere in strada. Nel paese abbiamo solo un servizio di psichiatria e penso che a livello nazionale non ci siano più di una dozzina di psichiatri specializzati. Nelle credenze popolari queste persone sono portatrici di una qualche maledizione e si pensa che possano essere trattati solo dai guaritori tradizionali o dai marabù». Il lavoro iniziato da questa Ong con il supporto della cooperazione italiana e delle ong italiane LVIA e CLMC, consiste nel garantire le cure mediche e l’inserimento sociale di queste persone ma, soprattutto, sottolinea Amadou, «è una lotta contro la discriminazione. Dimostriamo che la disabilità mentale è una malattia come le altre e che, come tale, può essere curata».

La presa di coscienza della necessità di uno sviluppo capace di includere le persone disabili è sempre maggiore nella comunità internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili, approvata poco più di dieci anni fa, nel dicembre del 2006, è stata ratificata da 177 paesi ed un numero crescente di donatori internazionali sta integrando il tema della disabilità nei programmi di aiuto internazionale. Ma, malgrado i passi avanti in alcuni paesi, molto resta da fare per migliorare il quotidiano delle persone disabili. Pregiudizi e mancanza di accesso ai servizi sono aspetti che accomunano, seppur in misura molto diversa, tutti i paesi del mondo.

«La mia vita ruota intorno ai miei due bambini. Mi vedono semplicemente come la loro mamma, non come una persona sulla sedia a rotelle. Ma non durerà molto, perché gli sforzi che compio per partecipare alla loro vita sono limitati dalla mancanza di accessibilità alla scuola, ai parchi, ai negozi ed agli incontri sportivi. Gli altri genitori mi vedono come una persona diversa; una madre, ad esempio, ha rifiutato che mio figlio giocasse col suo perché temeva che non avrei potuto sorvegliarli in modo adeguato». Samantha, testimonianza estratta dal Rapporto Mondiale sulla disabilità, OMS e Banca Mondiale 2012.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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