Aria pulita: da bisogno a diritto!

Stampa

Respirare aria pulita è uno dei bisogni umani fondamentali. Ma è anche un diritto? Attualmente no. Per questo la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) ha inviato il 20 aprile al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti una lettera aperta di 76 associazioni europee che si occupano di sanità, ambiente, società civile, coltivazioni biologiche e benessere degli animali a proposito dell'apertura dei negoziati sulla Direttiva Europea in materia di limiti nazionali alle emissioni di inquinanti atmosferici. La negoziazione sulle modifiche alla Direttiva Europea, denominata Nec, è iniziata a fine aprile nell’Unione europea e rappresenta oggi l’unica opportunità di impostare una politica comune per l'aria pulita e per salvare, letteralmente, migliaia di vite ogni anno. 

A quanto pare ogni anno l’inquinamento dell’aria causa oltre 400.000 morti premature nei soli paesi dell’Unione Europea. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente l’Italia ha addirittura il record di morti per smog con 59.500 decessi prematuri per il Pm2,5 e  3.300 per l’Ozono e 21.600 per gli NOx nel solo 2012 e i dati più recenti non sembrano migliorare. I dati  scientifici di Mal’Aria di città 2016, per esempio,  il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico e acustico, ha confermato che “Anche il 2015 per l’aria respirata nei centri urbani è stato un anno da codice rosso, segnato da un’emergenza smog sempre più cronica”. Legambiente ha fatto anche notare che queste stime potrebbero crescere esponenzialmente se come valori limite di riferimento per gli inquinanti si prendessero quelli consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “in base a questi valori dell’Oms, la percentuale di popolazione in ambiente urbano esposta a concentrazioni di polveri sottili dannose per la salute salirebbe dall’attuale 12% a circa il 90% e per l’Ozono si passerebbe dall’attuale 14-15% al 97-98%”.   

Non sono i soliti dati degli ambientalisti-allarmisti, ma ci riguardano tutti, visto che i danni alla salute della popolazione si traducono in costi economici sostenuti della collettività e dovuti alle cure sanitarie. La spesa per la sanità pubblica in Europa direttamente connessa all’inquinamento dell’aria è stimata fra i 330 e i 940 miliardi di Euro annui, equivalenti a circa il 3-9% del PIL dei paesi dell’Unione e nel Belpaese si stimano spese comprese tra i 47 e 142 miliardi l’anno (usando dati riferiti ancora al 2010). La scarsa qualità dell’aria contribuisce, infatti, all'incremento di spese croniche proprio per via di malattie croniche degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, quali asma, allergie, broncopneumopatia cronica ostruttiva (COPD, nella sigla inglese), cancro al polmone, ritardi nella crescita dei neonati e dei bambini. Ma la qualità dell'aria impatta molto anche su altre malattie croniche come diabete, malattie del fegato, obesità, leucemia infantile e sul benessere psicofisico generale. Per non parlare dell’ambiente, la biodiversità e i raccolti, tanto che la perdita di prodotti agricoli dovuta sempre all’inquinamento è stata stimata in circa 3 miliardi di Euro l’anno.

Alla luce di questi dati allarmanti secondo Giulietta Pagliaccio presidente della Fiab “La Commissione Europea ha avanzato proposte che potrebbero aiutare a contrastare la gravità e la pervasività dell'inquinamento dell’aria, considerata un’emergenza di salute pubblica. Accogliamo per questo con favore la proposta migliorativa proveniente dal Parlamento Europeo, in particolare il richiamo ad agire in fretta”. Tuttavia nella lettera inviata dalla Fiab a Galletti a nome della rete delle associazioni europee si sottolinea anche che “Siamo seriamente preoccupati che il Consiglio Europeo voglia indebolire l’impianto della direttiva, causando 16.000 morti premature in più l’anno”. Nel suo discorso al Consiglio dei Ministri dell’Ambiente del 16 Dicembre 2015, il Commissario Europeo all'Ambiente Karmenu Velia ha stimato che "ogni punto percentuale in meno rispetto al target proposto della riduzione del 52% di emissioni comporterà un enorme costoni termini di vite umane ed Euro". Eppure esistono un gran numero di deroghe introdotte dal Consiglio Europeo alla Nec, che rischiano di rendere inefficace l’intera Direttiva, minandone l’intento di ridurre l’inquinamento dell’aria e quindi di riuscire ad evitare le malattie croniche e le molte morti premature che affliggono il vecchio continente. “Respirare aria pulita è però uno dei bisogni umani fondamentali. Ogni cittadino europeo ha il diritto di crescere, vivere e lavorare in un ambiente che promuove la sua salute, anziché attentarviha spiegato la Fiab.

Per questo prosegue il la lettera a Galletti “Noi, insieme alle sottoscritte associazioni ed organizzazioni che si occupano di sanità pubblica, ambiente, società civile, Le chiediamo di appoggiare 5 priorità durante i prossimi negoziati: Introdurre l'impegno a ridurre le emissioni fino al 52% degli impatti sulla salute come proposto dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo, in particolare senza nessun indebolimento degli impegni di riduzione delle emissioni di ammoniaca e PM2.5; Introdurre obiettivi vincolati per il 2025 come richiesto dal Parlamento Europeo; Rigettare la flessibilità non necessaria come gli adattamenti degli inventari delle emissioni, dei fattori di emissione e le medie calcolate su tre anni, che non sono giustificati e diluirebbero il livello di ambizione della Direttiva; Mantenere l'obbligo di riduzione delle emissioni da gas metano nella direttiva come modo di abbattere il livello dell'ozono al suolo e infine sostenere le disposizioni che consentano l'accesso pubblico alle informazioni, al fine di consentire la partecipazione dei cittadini alla formulazione dei programmi nazionali di contrasto all'inquinamento e consentire loro di agire in giudizio qualora un Governo non rispettasse la Direttiva".

È chiaro che se si vuole trasformare l’aria pulita da bisogno a diritto occorre mettere in campo subito un'azione forte a livello europeo. “Ogni ritardo comporterà ancora inutili morti precoci, aumenterà l'impatto sulla salute pubblica e continuerà ad incidere sui costi sostenuti per la sanità pubblica” ha concluso la Fiab. Il rischio è quello di finire per comprarla in bottiglia l'aria pulita, come accade in Cina!

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

Ultime notizie

Il vino della pace nella cantina dove lavorano cristiani e musulmani

19 Ottobre 2019
A Betlemme in Palestina i salesiani hanno aperto l’azienda viti-vinicola per avvicinare i popoli. (Luciano Ferrero) 

“Il luogo più simile al Tibet che esista in Europa”

19 Ottobre 2019
Così Fosco Maraini, il grande etnografo ed esploratore italiano, definì l’altopiano di Castelluccio negli anni trenta. (Matthias Canapini)

Imboscate e petroliere in fiamme: lo Yemen senza tregua

19 Ottobre 2019
L'incubo della “guerra per procura” yemenita non sembra conoscere fine, né il suo dramma umanitario avere un minimo di sollievo. (Michele Focaroli)

Una svolta per il Kashmir indiano?

18 Ottobre 2019
Il territorio a maggioranza musulmana riapre scuole, confini e comunicazioni, ma continua la disobbedienza civile della popolazione. (Alessandro Graziadei)

Ecuador: la vittoria degli indigeni non convince

17 Ottobre 2019
È finita la violenza ed è tornata la pace. Almeno fino alla stesura del prossimo decreto. (Marco Grisenti