Tre killer si aggirano per l’Europa (e per l’Italia)

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Vignetta: Ilcittadinomb.it

Lo avevamo già detto e ridetto. Torniamo a dirlo. Tre killer si aggirano per l’Europa (e per l’Italia)E non si tratta di Salah Abdeslam, il super-ricercato per le stragi del 13 novembre a Parigi (a quanto pare già in Siria) in compagnia di qualche suo sedicente complice. Si tratta delle micro polveri sottili o particolato (PM2.5), del biossido di azoto (NO2) e del’ozono troposferico (O3), ai quali lo studio Air quality in Europe — 2015 report dell’Agenzia europea dell'ambiente (Aea) attribuisce più di 400mila morti premature all’anno nella sola Europa, riconducibili a malattie cardiovascolari, polmonari e non ultimo al cancro. Numeri da genocidio, ancor prima che da ecocidio, che hanno anche un forte impatto sulle risorse degli Stati europei, se è vero che ogni anno “l’aria sporca” ci costa circa 1.600 miliardi di dollari.

Il rapporto Eea presentato lo scorso 30 novembre esamina l’esposizione della popolazione europea agli inquinanti atmosferici e fornisce una panoramica di qualità dell’aria sulla base di dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio ufficiali di tutta Europa, dimostrando che “la maggior parte degli abitanti delle città continuano ad essere esposti agli inquinanti atmosferici a livelli ritenuti non sicuri dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)”. “Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo con la qualità anche l’aspettativa di vitaha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea. Per l’Agenzia europea nel 2013, l’87% degli abitanti delle città nell’Unione europea sono stati esposti a livelli particelle di inquinamento che superavano gli standard di qualità dell’aria definiti dall'Organizzazione mondiale della sanità, più rigorosi di quelle dell'Ue. “Se l'Unione europea dovesse adottare gli standard dell'Oms, - ha avvertito l'Agenzia - le concentrazioni di particelle inquinanti calerebbero di circa un terzo ed i decessi prematuri scenderebbero a 144.000”. Vite oggi sacrificate in nome di un sistema economico e produttivo capace di tutelare solo il profitto.

L’Eea ha spiegato che “gli inquinanti più problematici che riguardano la salute umana sono il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposferico e che “le stime di impatto sulla salute associati all’esposizione a lungo termine al PM 2,5, il più pericoloso, mostrano che questo inquinante è stato responsabile per 432.000 morti premature in Europa nel solo 2013”, un livello simile a quello stimato negli anni precedenti. Gli impatti stimati dell'esposizione a NO2 e O3 sono invece rispettivamente di circa 75.000 e 17.000 decessi prematuri. In questo quadro l'Italia è il Paese dell'Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita per l'inquinamento dell'aria e nel solo 2012 ha registrato 84.400 decessi riconducibili all’inquinamento. In particolare nel Belpaese le morti premature da PM2,5 sono state 59.500, quelle da O3 sono stimate in 3.330 e i morti causati dell’NO2 sarebbero 21.600. Per quanto  riguarda la triste classifica dei decessi da PM2,5 l’Italia è, quindi, in testa insieme alla Germania, seguite dalla carbonifera Polonia (44.600) e dalla nucleare Francia (43.400). L’Italia fa peggio di tutti anche per mortalità dovuta a O3 (seconda è ancora la Germania con 2.100 decessi) e all’NO2, distaccando molto la Gran Bretagna che si ferma a 14.100 decessi.

L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri è la Pianura Padana: Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. L’attività industriale, il riscaldamento degli immobili e il traffico automobilistico lungo le principali autostrade sono un inevitabile e ingombrante causa di questo pericolosissimo tipo di inquinamento. E se consideriamo la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, ed esce dalla pianura investendo altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, e Cagliari. 

Come se non bastasse, oltre ad un problema di decrescita e stili di vita, malattie e decessi causati dall'inquinamento hanno un forte impatto sulle risorse degli Stati europei. Un nuovo studio dell’Oms Europa e Ocse, presentato il 12 novembre durante una tre giorni ad Haifa, in Israele, ed incentrato sul costo economico degli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico, ci ricorda che solo le morti richiedono all’eurozona un esborso di oltre 1.400 miliardi dollari. A questo va aggiunto un altro 10% che è da imputare al costo di malattie da inquinamento atmosferico (cardiovascolari, respiratorie, ictus…). Il tutto si traduce in un totale di circa 1.600 miliardi dollari. In non meno di 10 stati dell’Unione, questo costo è pari o superiore al 20% del PIL nazionale. L’Italia per i decessi causati dall’inquinamento atmosferico spende  97miliardi di dollari l’anno, circa il 4,7% del Pil, ed è una magra consolazione sapere che cinque anni prima questa cifra raggiungeva addirittura il 5,7% del nostro prodotto interno lordo. 

A quanto pare quindi “Frenare gli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico paga dividendi. Le prove che abbiamo forniscono ai decisori di tutti i Governi un motivo valido per agire. Se diversi settori si incontrano su questo, non solo si salveranno più vite, ma si otterranno risultati che valgono somme strabilianti di denaro”, ha affermato il dottor Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa. È tempo di trovare delle soluzioni e non consola sapere che c’è chi è messo peggio. Alla vigilia della conferenza di Parigi sul clima, la capitale cinese soffocava: la visibilità era di poche centinaia di metri, le rilevazioni del livello d'inquinamento dell'aria toccavano livelli di guardia e una quantità di particelle PM2,5, considerate dannose per la salute, a quota 391 per metro cubo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera quello di 25 particelle per metro cubo il livello massimo sopportabile dall'organismo umano e 10 il livello auspicabile. Sarà questo anche il nostro destino?

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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