#Laterradeifuochibrucia e il #Governochefa?

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Foto: Unimondo.org

C’è ancora qualcuno che crede che si “brucia l’immondizia perché i napoletani non fanno la differenziata”. Ma in realtà a bruciare sono le tonnellate di rifiuti tossici scaricati illegalmente e lasciati a marcire all’aria aperta in questa terra che una volta era la “Campania Felix”. Per questo padre Maurizio Patriciello ci riprova e lancia un appello sui social “#Laterradeifuochibrucia e il #Governochefa?” per invitare Renzi a prendere dei provvedimenti urgenti sulla questione "Terra dei Fuochi" dove solo in queste settimane di gran caldo sono decine i roghi dolosi e tossici appiccati a rifiuti di ogni tipo e provenienza mentre i cittadini, che quotidianamente respirano il tanfo mafioso e illegale delle discariche abusive date alle fiamme, fanno i conti con problemi di salute e decessi. 

Padre Maurizio,  parroco nella Terra dei Fuochi, già un anno fa aveva scritto una lettera a Renzi: “Tra i tuoi gravosi impegni devi trovare un momento per ritornare nella Terra dei fuochi“, si leggeva nella lettera. “Te lo chiedo a nome di milioni di persone maltrattate, esasperate, ingannate. Anche questa notte, infatti, non hanno dormito. Le loro case erano invase da fumi, fetori, veleni di ogni tipo. Anch’io sono rimasto sveglio e con in corpo una rabbia immensa”. Ma dopo un anno, nonostante Governo del “fare”, non è cambiato niente. La gente continua a morire di tumori causati dall’inquinamento nel silenzio imbarazzante delle istituzioni. Ecco perché padre Maurizio ci riprova e sui social e ha lanciato un appello per richiamare l’attenzione del premier Renzi sulla questione Terra dei Fuochi.  “Renzi la Terra dei Fuochi brucia e il governo che fa?” è lo slogan che si legge in centinaia di foto condivise su Facebook e Twitter.

Del resto ad un anno e mezzo dalla legge approvata il 6 febbraio 2014 e contenente “disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo di due aree del Paese fortemente compromesse dal punto di vista ambientale: l’Ilva di Taranto e la Terra dei Fuochi della Campania”, anche Legambiente ha ricordato che poco è stato fatto per migliorare le condizioni ambientali di un territorio martoriato e con tante questioni ancora irrisolte. Certo in mezzo c’è stata l’importante, per quanto limitata e perfettibile Legge sugli Ecoreati del 19 maggio scorso, ma senza effetti sulla già tragica situazione di questa area di Campania dove in 57 Comuni ci sono ancora 1.335 siti potenzialmente inquinati su cui non sono state fatte ancora analisi dirette. Anche le bonifiche rimangano una chimera: nella maggior parte dei casi tali operazioni non sono neanche iniziate. “Fino ad oggi non sono state previste le attività di risanamento delle falde fortemente contaminate e nelle aree agricole, presenti in aree potenzialmente inquinate e vicine ad impianti di smaltimento rifiuti, non sono state attivate procedure di analisi e caratterizzazione” ha spiegato Legambiente.

Secondo una ricerca condotta dall’Istituto superiore di sanità (Iss) ci sarebbe un eccesso di mortalità e di ospedalizzazione nella popolazione residente in 55 comuni della Terra dei Fuochi  per diverse patologie tumorali ed eccessi di bambini e ragazzi ricoverati per lo stesso motivo. “Nell’ultimo anno sulla Terra dei fuochi abbiamo assistito ad una strisciante operazione di sottovalutazione del problema e di ingiustificata rassicurazione - ha spiegato Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente - che ha rallentato pesantemente tutto il processo di risanamento. Serve uno sforzo straordinario che fino ad non c’è stato, a garanzia della salute di chi abita in quelle zone e per dare certezza a cittadini, produttori e consumatori”.

Del resto negli ultimi 23 anni sono stati smaltiti nella Terra dei Fuochi circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni  tipo: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, fanghi di depuratori industriali, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, rifiuti contenenti amianto, morchie di verniciatura e terre inquinate provenienti da attività di bonifica. Oltre 410mila camion carichi di rifiuti hanno attraversato mezza Italia terminando il loro tragitto dal nord della penisola nelle campagne del napoletano e nelle discariche abusive del casertano. A ciò si aggiunge anche il fenomeno dei roghi: nel 2014, secondo il monitoraggio degli incendi, curato dai Vigili del fuoco attraverso la cabina di regia che coinvolge le due Prefetture e le forze dell’ordine, nelle province di Napoli e Caserta sono stati complessivamente censiti 2.531 roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di lavorazione del pellame e di stracci. Seppur in diminuzione rispetto al 2012 (3.984 roghi) grazie all’attività di controllo e alla denuncia dei cittadini, il numero dei roghi censiti nel 2014 resta comunque un dato elevato e preoccupante che prosegue nel 2015 con poche varianti.

“Sulla Terra dei fuochi - ha aggiunto Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania - serve un’azione rivoluzionaria che restituisca chiarezza e trasparenza sullo stato di contaminazione di questo territorio, dei suoli e delle falde, che predisponga le adeguate misure di bonifica e di contrasto alle illegalità e che dia tutte le informazioni necessarie ai cittadini”. Accanto all’azione di denuncia serve però portare avanti anche un’azione di valorizzazione e di difesa di un territorio che può ancora rappresentare un modello agricolo virtuoso capace di regalare lavoro dignitoso e prodotti di eccellenza. Il #Governochefa?

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