Il cibo come dialogo interculturale

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Foto: Facebook.com

Non conosci realmente qualcuno finché non ci mangi insieme” recita un detto arabo: il cibo è entrato nei proverbi popolari perché è parte delle nostra dimensione umana e, con un linguaggio universale, può mettere allo stesso tavolo persone tra di loro sconosciute, di varie provenienze e culture. 

Il cibo come dialogo interculturale è al centro di un progetto attivo in Piemonte – “Le Ricette del dialogo. Cibi e storie per l’intercultura e l’integrazione”– promosso dall’associazione LVIA, Slow Food e vari altri enti del territorio regionale (cooperativa del commercio equo e solidale Colibrì, Renken Onlus, associazioni della diaspora africana Asbarl e Panafricando e le istituzioni Città di Torino e Regione Piemonte) con il finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Si parte dalla premessa che l’unica ricetta possibile per la società multiculturale di oggi non è l’“alzare muri” ma il “dialogare”, costruendo ricette sociali che valorizzino la diversità, creino lavoro e diffondano inter-cultura. Si tratta di trovare una formula, delle ricette, per conoscersi e interagire tra persone diverse. Da questo punto di vista, il cibo è un elemento che può aiutare perché unisce le persone. 

Le Ricette messe in campo dal progetto per promuovere inclusione e intercultura sono diverse, e hanno tutte in comune la cultura del cibo come veicolo di dialogo. Le scuole (900 studenti di 17 istituti dalle elementari alle superiori) hanno iniziato il loro percorso a settembre scorso a Terra Madre, dove hanno conosciuto tante comunità dal mondo, partecipato a laboratori, assaggiato cibi inusuali e stuzzicato la curiosità con la conoscenza delle culture tradizionali, scoprendo insieme a nuovi cibi, nuovi modi di vivere.«Adesso siamo in una fase di co-progettazione dei percorsi educativi con gli insegnanti. L’idea è declinare i temi del Cibo e dell’Intercultura nelle diverse materie scolastiche e poi passare all’azione sul territorio, dove saranno gli studenti a sensibilizzare famiglie, associazioni e istituzioni», spiega Ester Graziano, referente di LVIA per le attività educative. 

Non poteva inoltre mancare la partecipazione degli Chef, che in questo caso sono cuoche di origine africana, asiatica e sudamericana. Tra queste, il collettivo Ricette d’Africa: un gruppo di cuoche africane attive a Torino da svariati anni nell’organizzazione dilaboratori culinari, dove i partecipanti possono vivere uno spazio di socialità in cui sperimentare come “a tavola” si superino stereotipi e pregiudizi. Hawa Camara, una giovane donna originaria della Guinea Conakry, è una cuoca del collettivo e testimonia: «Il cucinare insieme tra persone di origine e cultura diversa permette di interagire oltre la parola, anche se non si parla la stessa lingua. Passando del tempo insieme e cucinando, ti rendi conto che abbiamo tante cose in comune. Quello che tu cucini, l’altro lo personalizza in base alle proprie abitudini e gusti ma in fondo a tavola siamo tutti uguali e la diversità nell’utilizzare gli ingredienti arricchisce la cucina e la cultura». 

Il progetto vuole anche dare alle persone di origine straniera immigrate in Piemonte, degli strumenti per crearepiccole economie nel mondo del food e al contempo promuovere la conoscenza e la mescolanza tra culture, intorno ad un tavolo. Abderrahmane Amajou di Slow Food spiega: «Si sono concluse le formazioni a 74 migranti per costruire un curriculum che valorizzi la loro diversità e le loro qualità nel mondo del lavoro. Le formazioni hanno trattato i temi della stagionalità dei prodotti ma anche elementi normativi per organizzare eventi e avviare piccole attività economiche». Con l’accompagnamento di Slow Food, alcune di queste persone svilupperanno il proprio “ristorante in casa”, organizzando cene etniche e sociali per farsi conoscere meglio, partendo dalla tavola. Ana Ponce Paredes, di origine peruviana (e torinese da anni), ha preso parte alle formazioni. Dal 2012, fa parte della rete “Indovina chi viene a cena? A casa di una famiglia straniera per conoscersi a tavola”, un’iniziativa promossa dalla Rete Italiana di Cultura Popolare, nata a Torino e oggi diffusa in circa 90 Comuni d'Italia, con un circuito di oltre 150 case private che hanno scelto di aderire. All’interno di questo circuito, Ana ospita delle serate conviviali all’insegna del cibo e della cultura peruviana.«L’incontro ruota intorno al cibo ma il cuore dell’esperienza è raccontare, attraverso i piatti, la cultura, la storia e le tradizioni del mio paese di origine, ascoltarne la musica, far conoscere la mia famiglia. Apro la mia casa. L’accoglienza ed il buon cibo sono caratteristiche della mia comunità latino-americana».Attraverso il corso curato da Slow Food nel progetto “Le Ricette del Dialogo”, Ana vorrebbe acquisire migliori strumenti per incrementare questa attività, con la consapevolezza di non realizzare semplicemente un progetto gastronomico ma di creare un pretesto per incontrarsi, superare barriere, paure e preconcetti che ci allontano uno dall'altro.

La migrazione non è un’emergenza ma una caratteristica del nostro secolo. Coinvolgere con creatività fasce sempre più ampie di popolazione sui temi dell’intercultura non significa essere “buonisti” ma stare al passo con i tempi in una società globale.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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