Missionari

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"A che serve un prete se non a dare speranza?" (Mario Canciani)

 

Introduzione

I missionari sono sacerdoti, religiosi e religiose o laici e laiche dediti all’annuncio e alla diffusione di una religione in aree diverse dalla propria terra d’origine. Sono così chiamati perché hanno una “missione” da compiere, che è appunto quella di diffondere la propria fede religiosa presso persone che ancora non la conoscono.

L’invio di missionari è praticato da diverse religioni e, per brevità di spazio, cercheremo di rappresentare la Missione di sole tre religioni monoteiste diffuse in Europa concentrandoci, poi, sulla religione cattolica. Naturalmente organizzazioni missionarie sono arte anche di altre religioni monoteiste e diverse sette.

L'Esercito della Salvezza (in inglese; Salvation Army) è la principale organizzazione missionaria protestante di origine metodista a livello mondiale, dopo la Chiesa Cattolica, fondata nel 1865 da William Booth a Londra con lo scopo di diffondere il Cristianesimo e portare aiuto ai bisognosi. Nel 1887 l'Esercito della Salvezza arrivò in Italia. L'Agenzia Avventista di Soccorso e di Sostegno allo Sviluppo, ADRA, che è legata alla Chiesa cristiana avventista del settimo giorno è presente in oltre 120 paesi e assiste ogni anno oltre 15 milioni di persone. Nell'Africa centro-orientale, il Congo è un Paese con una significativa presenza avventista.

L'Islam si è diffuso rapidamente dalla Penisola arabica insieme agli esploratori, i mercanti e le carovane oltre che durante le successive conquiste militari della Spagna, dell'Ifriqiya e del Vicino Oriente. Nell'epoca considerata aurea dell'Islam, i numerosi movimenti eterodossi hanno cercato senza requie di convincere i musulmani ad abbracciare la loro peculiare visione dell'Islam. In particolare furono attivi, tra l'VIII e il XII secolo, gli Ismailiti, coordinati da un capo-propagandista (dāʿī al-duʿāt) che risiedeva al Cairo. Altri tipi di missionari/propagandisti di notevole rilevanza storica e dottrinale per i temi sociali che trattavano furono quelli kharigiti. Nel XX secolo alcuni governi musulmani (innanzi tutto l'Arabia Saudita) hanno cominciato a fornire fondi ad organizzazioni islamiche per l'apertura di scuole islamiche e moschee anche in paesi a maggioranza non-musulmana. I fondi sono utilizzati anche per promuovere lo sviluppo economico.

Infine, tra le grandi religioni, è da ricordare l'ebraismo. Recentemente, i membri del movimento American Reform (Ebraismo riformato), hanno dato inizio ad un programma per convertire al Giudaismo, gli sposi non ebrei nei matrimoni misti e i non ebrei interessati al giudaismo. La loro ragione è che, dato il grande numero di perdite dovute all'Olocausto, i nuovi venuti devono essere cercati e accolti. Questo approccio è stato ripudiato dal Giudaismo ortodosso e dagli ebrei conservatori come irrealistico e pericoloso. Sostengono che questi sforzi facciano credere che il giudaismo sia una religione aperta a tutti e facile da osservare, quando l'essere ebrei comporta molte difficoltà e sacrifici.

«Le statistiche realizzate in occasione della Conferenza di Edimburgo 2010 stimano in circa 400 mila il numero globale dei missionari di tutte le confessioni cristiane. L’ultima edizione della Guida delle missioni cattoliche - pubblicata dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli nel 2005 - parlava di 158 mila missionari cattolici (85 mila sacerdoti, 28 mila religiosi non sacerdoti e 45 mila suore). Pur tenendo presente che nel conto mancano i laici (conteggiati nel totale di un milione 650 mila catechisti, quasi tutti locali), significa che la maggioranza dei missionari nel mondo oggi sono non cattolici». Tra questi ultimi, sono soprattutto gli evangelici, ma un numero rilevante (circa 60 mila) è costituito anche dai missionari mormoni (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni). In Italia, tuttavia, il termine “missionari” è messo in relazione soprattutto con il cattolicesimo ed è dei missionari cattolici che tratterà questa guida.

 

La storia

L’origine del termine risale al verbo latino mittere, che vuol dire “mandare, inviare”, in riferimento all’invio, da parte di Gesù Cristo, dei suoi apostoli ad annunciare il Vangelo. «E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”» (Mt 28,18-20).

Se, dunque, possiamo far coincidere la nascita del “concetto” di missione con il mandato che Cristo dà ai suoi apostoli di diffondere il messaggio evangelico, si ritiene che il vocabolo missione abbia fatto la sua comparsa nel Medioevo ad opera degli Ordini Mendicanti. È certo, però, che sono stati i gesuiti a promuovere l’uso del termine intorno alla metà del 1500. Fu infatti sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, a redigere le Costituzioni dell’Ordine, aggiungendo ai classici tre voti di povertà, castità e obbedienza, quello di obbedienza al Papa “circa missiones”. In forza di tale voto, i gesuiti si mettono a disposizione del Papa per qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa.

Nel 1622 papa Gregorio XV istituisce la Congregazione de Propaganda Fide (che dopo il Concilio Vaticano II assume anche l’attuale denominazione di Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli), dicastero che ha il compito specifico di favorire «la propagazione della fede nel mondo intero, con la specifica competenza di coordinare tutte le forze missionarie, di dare direttive per le missioni, di promuovere la formazione del clero e delle gerarchie locali, di incoraggiare la fondazione di nuovi Istituti missionari ed infine di provvedere agli aiuti materiali per le attività missionarie».

Sin dall’inizio della sua fondazione, la Congregazione de Propaganda Fide si impegna nell’ambito specifico della missione ad gentes (alle genti): la prima evangelizzazione dei territori non cristiani (implantatio Ecclesiae, dall’espressione latina che significa “impiantare, fondare la Chiesa”), che corrisponde alla fondazione di una piccola o grande comunità in una zona dove la Chiesa non è ancora presente. A tale fase segue la cura pastorale dei cattolici che costituiscono una minoranza in ambienti non cattolici, cioè la fase di consolidamento della Chiesa locale, che, crescendo, si struttura in prefettura apostolica, vicariato apostolico e, infine, diocesi.

Dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli dipendono, nell’esercizio della loro attività, le Pontificie Opere Missionarie (POM). Sorte in Chiese di antica cristianità per sostenere l’opera dei missionari fra i popoli non cristiani, sono oggi un’istituzione della Chiesa universale e di ogni Chiesa particolare. Si suddividono in quattro rami distinti che perseguono lo scopo comune di promuovere lo spirito missionario mediante l’informazione e coscientizzazione sulle missioni, la promozione delle vocazioni missionarie, la raccolta e distribuzione di sussidi ai missionari.

I quattro rami delle Pontificie Opere sono:

  • Propagazione della Fede. Promuove la cooperazione missionaria nelle comunità cristiane, cura le vocazioni missionarie e raccolta di aiuti, specialmente con iniziative durante il mese missionario di ottobre.
  • San Pietro Apostolo. Si occupa della formazione del clero locale nelle Chiese di missione, soprattutto con aiuti finanziari.
  • Santa Infanzia o Infanzia missionaria. Vuole risvegliare e sviluppare nei bambini e negli adolescenti una coscienza missionaria universale, interessandoli ai bisogni spirituali e materiali dei loro coetanei di altre Chiese, specialmente quelle più in difficoltà.
  • Unione Missionaria. S’impegna nella «sensibilizzazione e formazione missionaria dei sacerdoti, religiosi e religiose, che devono, a loro volta, curarla nelle comunità cristiane; essa, inoltre, mira a promuovere le altre opere, di cui è l’anima».

Nel 1926, su richiesta della Pontificia Opera della Propagazione della fede, fu introdotta da papa Pio XI la Giornata Missionaria Mondiale come “giornata di preghiere e di propaganda per le missioni” da celebrarsi “in uno stesso giorno in tutte le diocesi, le parrocchie e gli istituti del mondo cattolico”. In genere la si celebra la terza domenica di ottobre.

A livello nazionale, in Italia la direzione delle POM è coordinata dalla Fondazione Missio, nata nel 2005 come «organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di sostenere e promuovere, anche in collaborazione con altri enti e organismi, la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla missione ad gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese» (Statuto, art. 2). Missio raccoglie e coordina inoltre l’esperienza di organismi sorti a servizio della missione in tempi e modalità differenti: il Centro Unitario per la cooperazione missionaria tra le Chiese (CUM) di Verona, nato come Comitato ecclesiale italiano per l’America Latina (CEIAL), destinato ai soli missionari per l’America Latina, divenuto poi con successive tappe punto di riferimento per la formazione sia dei missionari partenti, sia del personale apostolico non italiano operante in Italia; l’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese istituito presso la Segreteria generale della CEI. Tutti questi organismi agiscono oggi unitariamente nell’ambito di Missio per sviluppare i tre aspetti operativi della pastorale missionaria: l’animazione, la cooperazione e la formazione.

 

Principali istituti missionari

Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo sono nati in Italia quattro istituti missionari ad gentes: Pime, Comboniani, Saveriani, Consolata.

Il Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), nato nel 1926 dalla fusione del Seminario Lombardo per le Missioni Estere di Saronno (1850) e del Pontificio Seminario dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Roma per le Missioni Estere (1871), invia in missione sacerdoti e laici con lo scopo esclusivo della missione alle genti, primo annunzio e fondazione della Chiesa locale nei territori loro affidati da Propaganda Fide, soprattutto in Asia. L’Istituto conta oggi circa 550 membri e lavora, oltre che in Italia, in 17 Paesi del mondo.

La congregazione dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù (Mccj) deve il loro nome al primo vescovo dell’Africa centrale, Daniele Comboni, che la fonda nel 1867. Sono attualmente circa 1.600 sacerdoti e laici che si dedicano all’evangelizzazione e alla promozione umana in particolare in Africa, ma anche negli altri continenti. In Italia i Comboniani sono soprattutto impegnati nella formazione missionaria per i giovani e nel servizio agli immigrati.

Guido Maria Conforti, che nel 1895 fonda la congregazione dei Missionari Saveriani, è uno dei protagonisti della rinascita dello spirito missionario nella Chiesa tra la seconda metà del XIX e la prima parte del XX secolo. Il nome dell’istituto deriva da san Francesco Saverio, gesuita e missionario, considerato il patrono di tutte le missioni. I primi missionari saveriani partono per la Cina nel 1899. Il loro carisma, espresso nelle Costituzioni, è «di proclamare il Regno là dove non è ancora riconosciuto».

I Missionari della Consolata, infine, si definiscono «una famiglia di persone, sacerdoti e laici, che si impegnano a portare il Vangelo nel mondo». Sono le parole di Giuseppe Allamano, che nel 1901 fonda a Torino l’istituto e, l’anno seguente, invia in Kenya i primi quattro missionari. Oggi i missionari della Consolata sono circa 900, si dedicano particolarmente all’animazione missionaria e sono presenti in diversi Paesi di Africa, America Latina, Asia ed Europa.

Pochi anni dopo la fondazione di questi istituti esclusivamente missionari nascevano anche i loro rispettivi rami femminili: le Missionarie dell’Immacolata (Pime), le Missionarie Comboniane, le Missionarie Saveriane, le Missionarie della Consolata. Più recente, invece, la nascita di comunità di missionarie laiche, come la CML, legata al carisma del Pime. Attualmente più numerose dei missionari, le missionarie - religiose e laiche - sono particolarmente impegnate in ambito sanitario (ospedali, case di cura, dispensari, ecc.) ed educativo (scuole, corsi di formazione professionale, ecc.).

Non inseriti in alcun istituto religioso, ma legati alla propria diocesi di origine sono i missionari Fidei donum: presbiteri, diaconi e laici diocesani che vengono inviati a realizzare un servizio temporaneo di alcuni anni in un territorio di missione, dove già esista una diocesi, con una convenzione stipulata tra il vescovo che invia e quello che riceve il o i missionari. Attualmente i Fidei donum italiani sono circa 500. Negli ultimi decenni si è assistito all'invio di missionari Fidei donum anche da parte delle giovani Chiese verso Chiese sorelle del medesimo continente. Tale pratica è comune in Africa e si sta affermando in America Latina.

 

Missionari e cultura

I missionari, spinti dalla fede a compiere lunghi viaggi e a entrare in contatto con popolazioni e culture sconosciute nei propri Paesi d’origine, hanno spesso concretamente contribuito alla scoperta e alla conoscenza del mondo extraeuropeo. In passato, la curiosità esibita dai missionari nel raccogliere dati e tradizioni era senz’altro funzionale allo scopo prioritario di diffusione del messaggio evangelico, ma va rivelato come di fatto abbia assecondato anche altri scopi, contribuendo all’incontro fra l’Europa e il resto del mondo. Nell’ambito della geografia e della cartografia, ad esempio, si devono al carmelitano Giuseppe Sebastiani, nel XVII secolo, le prime accurate descrizioni e notizie geografiche sul Deccan meridionale, in India, mentre i missionari gesuiti in Cina, come Martino Martini, all’incirca nello stesso periodo, trasmettevano in Europa informazioni e dati sul grande impero cinese, Tibet compreso.

Anche in campo linguistico il contributo missionario alla conoscenza degli idiomi locali e alla codificazione di grammatiche e vocabolari non può certamente essere sottovalutato. Lo scopo principale, come si è sottolineato prima, è certamente la diffusione, grazie alla traduzione nelle lingue del posto, di testi biblici e catechetici, ma a ciò si affianca un prezioso lavoro di raccolta e trascrizione di un ricco patrimonio orale di proverbi, tradizioni e miti che in molti casi rischiava di andare perduto.

Per quanto riguarda il mondo dell’arte e dell’antropologia, «ai missionari - scrive Lucetta Scaraffia - si deve anche la conoscenza delle forme di arte indigena, grazie agli oggetti che essi portavano in Europa e che esibivano durante le loro conferenze itineranti finalizzate alla raccolta di fondi e di vocazioni. Oggetti che poi in parte erano venduti ai collezionisti - dai reperti portati dai missionari deriva infatti la moda dell’art nègre che tanto ha influenzato l’arte contemporanea - e in parte vennero esposti in musei ancora oggi esistenti. Musei che, nati come luogo in cui il visitatore toccava con mano le condizioni primitive di vita dei “selvaggi” da convertire alla vera religione e alla civiltà, sono oggi diventati oggetto di “percorsi interculturali”». Tra i principali musei missionari italiani citiamo: il Museo Africano di Verona, missionari comboniani; il Museo popoli e culture di Milano, Pime; Museo d’arte cinese ed etnografico di Parma, missionari saveriani; Museo etnologico missionario del Colle don Bosco (Asti), salesiani; il Museo e villaggio africano di Basella di Urgnano (Bg), Missionari passionisti; il Museo etnografico e di scienze naturali di Torino, Missioni Consolata. Altri musei missionari si trovano a Città del Vaticano, Padova, Monselice, Bologna, Lecce, Imola, Assisi.

 

Missionari giornalisti

Sono circa 40 le riviste missionarie edite oggi che fanno capo alla Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana). Tra le più diffuse Mondo e Missione, mensile del Pime, che è la più antica rivista missionaria italiana, fondata 141 anni fa; Nigrizia, mensile dei Comboniani, nota per la sua competenza sul continente africano; Missione Oggi, mensile di approfondimento e opinione dei Saveriani; Missioni Consolata, fondata nel 1899 dall’Istituto dei Missionari della Consolata; Popoli, mensile internazionale e missionario dei gesuiti italiani; Popoli e missione, delle Pontificie Opere Missionarie, espressione della Fondazione Missio.

Ma che cosa spinge i missionari a diventare giornalisti e, soprattutto, qual è il valore aggiunto del giornalismo missionario? «Missione è innanzitutto e soprattutto “comunicazione” di una buona notizia - spiega padre Giulio Albanese, comboniano e fondatore dell’agenzia internazionale Misna - che deve dare speranza in un mondo caratterizzato da profonde ingiustizie, ma anche da fermenti di speranza». Misna (Missionary Service News Agency) nasce nel 1997 per «dar voce a chi non ha voce» e per portare in superficie eventi e notizie che riguardano il Sud del mondo e che generalmente non trovano spazio nei tradizionali mezzi di comunicazione di massa. Corrispondenti di Misna sono le migliaia di missionari sparsi nel mondo che riportano informazioni su gruppi umani, conflitti, territori e fatti dimenticati e marginalizzati.

«Il giornalismo missionario - sostiene padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews - dice cose che altri non dicono; è meno condizionato da certi poteri forti. Inoltre, in nome della fede è più attento all’umano in tutti i suoi aspetti». AsiaNews è l’agenzia on line del Pime, nata nel 1986 e specializzata sull’Asia (società, culture e religioni), con un’attenzione particolare alla Cina e al mondo islamico.

Altra rilevante “voce” missionaria è l’agenzia Fides, nata il 5 giugno 1927, per volontà della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, come prima agenzia missionaria della Chiesa e tra le prime agenzie al mondo, al servizio dell’informazione e dell’animazione missionaria.

 

Martiri per fede e non solo

Oltre all’evangelizzazione i missionari si sono spesso preoccupati della promozione umana: secondo i dati di Propaganda Fide, grazie all’attività dei missionari sono state fondate nel mondo 42 mila scuole, 1.600 ospedali, 6.000 dispensari, 780 lebbrosari e 12 mila opere caritative e sociali, destinate soprattutto a non cattolici e non cristiani.

Tuttavia, la predicazione cristiana e le iniziative prese a favore delle fasce più deboli e oppresse delle popolazioni locali hanno spesso suscitato reazioni violente da parte di chi vedeva i propri interessi minacciati dalla loro presenza (fondamentalisti, boss locali, fazendeiros, malavita legata a multinazionali senza scrupoli, ecc.). Numerosi, nel corso dei secoli, sono stati i missionari “martiri”, cioè uccisi a causa della loro fede o per il loro impegno sociale a favore delle popolazioni locali. Quella di suor Dorothy Stang è certamente una tra le storie più emblematiche. «Missionaria statunitense - scrive il suo biografo Valentino Salvoldi - ha vissuto in Brasile, lavorando a fianco degli “ultimi della terra”, per difenderli dalle atroci ingiustizie dei latifondisti. È stata assassinata nel 2005 mentre si trovava ad Anapu, nello Stato brasiliano del Parà, Paese che detiene i record nelle deforestazioni, negli abusi dei diritti umani e nei crimini ambientali. S’impegnò con tutte le sue forze a sostegno di una Chiesa che fosse voce profetica di giustizia sociale. Lottò per difendere la foresta amazzonica dalla fame di soldi dei latifondisti, dove tutto si trasforma in distruzione, rapina, morte. A chi le chiese se nascondesse delle armi, rispose alzando la Bibbia, l’unica sua arma. Ed è stata crivellata di colpi di mitragliatrice proprio mentre mostrava la parola di Dio».

Senza risalire troppo indietro nel tempo, dal 1980 al 2011 circa mille missionari hanno perso la vita in terra di missione. Secondo i dati diffusi dall’agenzia Fides, nel solo 2011 sono stati uccisi 26 missionari: 18 religiosi, 4 religiose e 4 laici. Due gli italiani: padre Fausto Tentorio, missionario del Pime, freddato nell’isola di Mindanao (Filippine), Francesco Bazzani, laico volontario ucciso a Kiremba (Burundi). Nel 2009 in Amazzonia aveva anche perso la vita padre Ruggero Ruvoletto Ruvoletto, in precedenza direttore del Centro Missionario diocesano di Padova.

Per ricordare tutti i missionari che hanno perso la vita in modo violento, le Pontificie Opere Missionarie hanno istituito nel 1993 una Giornata di preghiera per i missionari martiri, scegliendo come data il 24 marzo, anniversario dell’uccisione in chiesa di Oscar Romero, vescovo di San Salvador, avvenuta nel 1980.

 

Nuova evangelizzazione

Le miriadi di sfide che, a partire dagli ultimi decenni, emergono in ogni ambito della società contemporanea toccano da vicino anche la fede, e in particolare l’evangelizzazione. Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris Missio (La missione del Redentore) del 1990, osservava: «Grandi ostacoli alla missionarietà della Chiesa sono le divisioni passate e presenti tra i cristiani, la scristianizzazione in paesi cristiani, la diminuzione delle vocazioni all’apostolato, le contro-testimonianze di fedeli e di comunità cristiane che non seguono nella loro vita il modello di Cristo. Ma una delle ragioni più gravi dello scarso interesse per l’impegno missionario è la mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l'altra”» (RM 36).

Ma non va dimenticato al riguardo anche il retaggio per la sovrapposizione operata per lungo tempo, soprattutto in ambito cattolico, tra la propagazione missionaria e l’attività colonizzatrice delle potenze europee: una “colpa” per la quale Giovanni Paolo II nella “Giornata del Perdono” del Giubileo del 2000 ha chiesto perdono ricordando come “in certe epoche della storia i cristiani hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza e non hanno seguito il grande comandamento dell'amore”. “Ci si riferisce – spiegava Commissione Teologica Internazionale – alle forme di evangelizzazione che hanno impiegato strumenti impropri per annunciare la verità rivelata o non hanno operato un discernimento evangelico adeguato dei valori culturali dei popoli o non hanno rispettato le coscienze delle persone a cui la fede veniva presentata, come pure alle forme di violenza esercitate nella repressione e correzione degli errori” (5.3).

A fronte di questa dolorosa vicenda appare oggi ancor più urgente la “via del dialogo” a cominciare da quello con le altre religioni mondiali: “Il dialogo – afferma Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio – non nasce da tattica o da interesse, ma è un’attività che ha proprie motivazioni. esigenze, dignità: è richiesto dal profondo rispetto per tutto ciò che nell’uomo ha operato lo Spirito, che soffia dove vuole. Con esso la chiesa intende scoprire i «germi del Verbo», «raggi della verità che illumina tutti gli uomini: germi e raggi che si trovano nelle persone e nelle tradizioni religiose dell’umanità” (RM 56).

Nell’attuale contesto globalizzato e secolarizzato, alla crisi di fede nelle Chiese di antica cristianità, corrisponde tuttavia un aumento di vocazioni e di fervore religioso tra le giovani Chiese. Sempre nella Redemptoris Missio Giovanni Paolo II insiste più volte sul dovere missionario delle giovani Chiese, fino a dire: «Siete voi oggi, la speranza di questa nostra Chiesa che ha duemila anni: essendo giovani nella fede, dovete essere come i primi cristiani e irradiare entusiasmo e coraggio» (RM 90).

Per quanto riguarda, invece, l’Occidente secolarizzato l’attuale pontefice Benedetto XVI ha più volte affermato l’esigenza impellente di una “nuova evangelizzazione” fino a istituire, il 21 settembre 2010, con la Lettera apostolica Ubicumque et semper, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Lo scopo è appunto, nelle parole del Pontefice, quello di «promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di “eclissi del senso di Dio”, che costituiscono una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo».

Bibliografia

Buono G., Tutta la Chiesa per la promozione della nuova evangelizzazione, ed. Pimedit, Milano, 2012.

AA.VV., Musei missionari, ed. Emi, Bologna, 2007

Salvoldi V., Martire del Creato, ed. Paoline, Milano, 2011

 

(Scheda realizzata con il contributo di Isabella Mastroleo)

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"Afriche" - 10 minuti con Padre Giulio Albanese