Stop alla cementificazione, buone nuove dal ministro Catania

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L’agricoltura oltre gli spot – Foto: bepubblicitario.it

Durante le trasmissioni delle gare delle olimpiadi di Londra tutti avranno visto lo spot televisivo della Wind in cui i comici Aldo, Giovanni e Giacomo impersonano dei contadini impacciati e ignoranti, incapaci di parlare l’italiano. La pubblicità funziona ed è divertente, anche se, come sempre accade nelle gag del trio, è basata su stereotipi e luoghi comuni. Che però non sono piaciuti al ministro delle Politiche agricole, Mario Catania. Queste alcune sue dichiarazioni recenti riportate dalle agenzie di stampa. “«Mi fa davvero girare le scatole quello spot pubblicitario di una compagnia telefonica che sta passando in questi giorni – riporta Lettera43 – perché purtroppo vedo con fastidio che continua ad esistere lo stereotipo dell’agricoltore come soggetto marginale», ha detto il ministro a margine della firma del referendum per la difesa del suolo agricolo nel territorio comunale di Roma. «Non capisco come si possa concepire una roba del genere», ha aggiunto. «In questo Paese c’è stata una sottocultura dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione molto pesante e marcata».

Catania ha riconosciuto però che il clima sta cambiando: «Abbiamo vissuto una fase di 30-40 anni in cui per i giovani lavorare in agricoltura era considerato scandaloso e repellente, oggi c’è un nuovo e diverso atteggiamento».

«Bisogna costruire di meno e riqualificare i patrimoni edilizi, soprattutto nelle periferie urbane degradate». Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, intervenendo a Campo de’ Fiori alla raccolta di firme dei referendari del comitato «Roma Sì Muove». Gli attivisti, chiedono un referendum consultivo per dare uno stop al cemento nella capitale e ridurre il consumo del suolo: è questa una delle otto consultazioni popolari proposte dal comitato «Roma Sì Muove» su diritti, ambiente, trasporto pubblico e riduzione dei costi della politica”.

Va dato atto al ministro di lavorare alacremente, anche in sede legislativa, contro la cementificazione del territorio che è uno dei peggiori mali che colpiscono il paese. In particolare, come scrive la cronaca del Corriere nell’edizione di Roma, “Il ministro ha sottoscritto il quesito numero 6, con il quale si chiede che «Roma Capitale adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a predisporre e attuare, attraverso la revisione delle previsioni edificatorie del Piano Regolatore Generale e le conseguenti misure di salvaguardia, un piano straordinario finalizzato allo stop del consumo di territorio e al recupero qualitativo ed energetico del patrimonio edilizio e dei tessuti urbani esistenti»“.

Plaude al ministro la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, che in una nota del 6 agosto scrive: “Mentre la cementificazione avanza a ritmi frenetici, facendo prevedere tra vent’anni un consumo di suolo superiore ai 70 ettari al giorno, l’agricoltura continua a perdere terreno, avendo dovuto rinunciare solo negli ultimi dieci anni a 1,9 milioni di ettari, una superficie pari all’intera regione del Veneto. Ma perdere terreno agricolo vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall’estero nel capitolo alimentare e, dall’altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico rurale che vale 10 miliardi di euro l’anno.

Ecco perché il disegno di legge presentato di recente dal ministro Mario Catania e le iniziative correlate come la firma oggi del referendum per la difesa del suolo agricolo nel territorio del comune di Roma trovano tutto il nostro appoggio e il nostro sostegno, andando nella direzione da noi auspicata da anni. L’estensione della superficie agricola - spiega la Cia - è legata direttamente alla sicurezza alimentare. Ed è per questo che il consumo di suolo coltivato rischia di riflettersi sulle cifre dell’approvvigionamento alimentare in Italia, dove a tutt’oggi si arriva a coprire il fabbisogno di cibo di tre cittadini su quattro. Dovendo ricorrere alle importazioni per coprire questo deficit produttivo. D’altra parte, però, gli italiani credono nell’agricoltura e l’88 per cento di loro si dichiara preoccupato per l’abbandono delle campagne e per la crisi del settore che ha perso più di 11 mila imprese dall’inizio dell’anno”.

“Se da una parte cresce la domanda di cibo, dall’altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata - continua la Cia - sia a livello nazionale che a livello globale, dove le stime di Fao e Ocse per i prossimi dieci anni parlano di un rallentamento della crescita produttiva mondiale, che passerebbe dal più 2% medio annuo attuale a un incremento dell’1,7% nel prossimo decennio. Un dato che preoccupa se pensiamo alla costante crescita demografica che ci porterà nel 2050 a superare la soglia dei 9 miliardi di abitanti nel Pianeta”.

La LIPU invece sottolinea la validità della proposta di legge che il ministro Catania dovrebbe portare a breve nel Consiglio dei ministri. “È un notevole passo avanti, etico, sociale, culturale verso l’arresto del consumo del suolo e la perdita di biodiversità nel nostro Paese. Se il Disegno di legge quadro sarà approvato in Consiglio dei ministri e poi dal Parlamento, potrà avviare quel fondamentale processo di riqualificazione ambientale e della qualità della vita dei cittadini, necessari per costruire in modo responsabile il futuro dell’Italia. È questo l’immediato commento del presidente LIPU, Fulvio Mamone Capria, presente all’incontro con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, che ha illustrato alle associazioni ambientaliste presenti il testo del disegno di legge elaborato per frenare l’edificazione dei suoli agricoli.

«Siamo convinti – ha aggiunto Mamone Capria – che, con alcuni miglioramenti nel testo, le norme proposte sul tetto all’estensione massima di superficie edificabile, l’abrogazione delle disposizioni per i Comuni di coprire le spese correnti con gli introiti ottenuti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione e il vincolo decennale per i terreni agricoli che abbiano fino ad oggi ottenuto aiuti comunitari e statali, siano necessarie per porre immediate ed urgenti misure contro la cementificazione selvaggia delle nostre campagne». La LIPU, attraverso la Rete rurale nazionale del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha lanciato, tra i vari allarmi, quello della preoccupante diminuzione di specie di uccelli tipici degli ambienti agricoli. Un crollo, per alcune di esse, che si spinge fino al 30-40%, causato anche dalla diminuzione di terreni agricoli in aree pianeggianti.

«Ci muoveremo da subito per migliorare la bozza di testo su alcuni aspetti puntuali ma importanti – ha aggiunto Mamone Capria – e per dargli sostegno affinché venga riscritto il modello di sviluppo del nostro Paese, partendo dallo stop alle urbanizzazioni selvagge che causano degrado e perdita di biodiversità, ma rilanciando un grande progetto di riqualificazione “green”, che possa portare anche benefici economici al Paese. Ma è necessario – ha rilevato il presidente LIPU - puntare su una cosa: il nostro patrimonio agricolo, ambientale e paesaggistico non può più essere compromesso da modelli e stili di vita sbagliati»“. [PGC]

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