Venezuela: referendum anti-Chavez e influenze Usa

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In Venenzuela parte oggi fino a domenica la fase di verifica delle firme raccolte dall'opposizione per convocare il referendum revocatorio del mandato presidenziale di Hugo Chavez. Gli anti-chavisti riuniti nel 'Coordinamento democratico' (Cd) basteranno circa 500.000 sottoscrizioni oltre a quelle già convalidate dal Consiglio nazionale elettorale (Cne), circa 1 milione e 900.000, per poter convocare la consultazione popolare il prossimo 8 agosto. Circa 45.000 soldati sono stati mobilitati per impedire che si verifichino disordini. Rimane la denuncia di Human Rights Watch dello scorso aprile rispetto alla sistematica violazione dei diritti dell'uomo commessa da parte delle forze di polizia venezuelane indiscriminatamente verso più cittadini, sia oppositori del governo che non.

Il Sottosegretario di Stato per l'America Latina, Roger Noriega ha affermato che il governo di Washington considera che l'opposizione ha presentato firme sufficienti per convocare il refereundum revocatorio presidenziale ed ha avvertito che gli Stati Uniti useranno "le possibilita' multilaterali che abbiamo" per far pressione in modo che si realizzi la consulta. Le dichiarazioni di Noriega hanno causato un forte scontro diplomatico che ha portato il vice-presidente del Venezuela José Vicente Rangel a minacciare l'uscita degli Stati Uniti dai membri del gruppo dei 'Paesi amici' del Venezuela, di cui fanno parte anche Messico, Spagna, Cile, Brasile, Portogallo e Messico. Il vice di Chavez ha aggiunto che il governo potrebbe peraltro non accettare in qualità di osservatore il capo della missione dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa), Fernando Jaramillo - chiamato con gli esperti del 'Centro Carter' a monitorare il processo - perché considerato vicino agli 'anti-chavisti'. Il segretario generale dell'Osa, César Gaviria, atteso oggi a Caracas insieme all'ex-presidente americano Jimmy Carter, non ha replicato, limitandosi a confermare Jaramillo.

Secondo alcuni funzionari pubblici del Venezuela ed associazioni di giuristi americani di origine venezuelana, gli Stati Uniti stanno utilizzando un'organizzazione para-governativa creata durante l'amministrazione Reagan e finanziata fortemente da parte del Congresso per trasferire un milione di dollari l'anno verso gruppi che si oppongono al presidente Hugo Chavez. Il nome di quest'organizzazione è National Endowment for Democracy (NED) e da quanto risulta da documenti resi pubblici recentemente sono svariati i soggetti che godono di questi aiuti. Si tratta di agricoltori, imprenditori, avvocati, ex-militari, sindacalisti, tutti accomunati nel contrastare la politica di Chavez. Nonostante le assicurazioni da parte dei funzionari del NED, le polemiche ed il fragore suscitato dalle ultime rivelazioni sono forti ed in molti ritengono che gli Stati Uniti stiano tentando di rovesciare un governo del Sud America liberamente eletto. Molti dei gruppi attualmente beneficiari dei fondi, secondo le affermazioni dell'ambasciatore venezuelano all'organizzazione degli Stati Americani, hanno "partecipato attivamente al colpo di stato nell'Aprile 2002 e nel sabotaggio dell'industria petrolifera del 2003". La cooperazione economica che sta nascendo tra il Venezuela e l'Argentina con l'entrata di Caracas nel Mercosur è forse la vera novità che spaventa gli Stati Uniti. [AT]

Altre fonti: Equilibri, Human Right Watch

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