Venezuela: chiusa Catia tv, libertà di espressione a rischio

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Catia Tv, una delle maggiori televisioni comunitarie del Venezuela, è stata chiusa. Responsabile di questo atto è uno dei principali oppositori del presidente Chavez, il Sindaco di Caracas ed ex-giornalista, Alfredo Pe㱀a. Secondo Alainet si ripete quanto avvenuto durante il colpo di stato contro Chavez condotto nell'aprile 2002 dai militari di estrema destra, che chiusero i media comunitari imponendo l'ordine dei grandi monopoli mediatici sostenitori del Golpe e avversari di Chavez. Gran parte della cittadinanza di Caracas si sta mobilitando a sostegno di Catia Tv, che ha trasmesso legalmente dal 2002 fornendo un servizio informativo libero ed indipendente.

Il Programa Venezolano de Educaci㳀n-Acci㳀n en Derechos Humanos (Provea) ha condannato l'intervento delle autorità di Caracas che, secondo il Provea, rappresenterebbe una vera e propria violazione dei diritti di espressione e informazione sanciti dagli articoli 57 e 58 della Costituzione. La chiusura di Catia Tv riacutizza in Venezuela le polemiche sulla libertà di espressione, nell'ambito di un dibattito che poco tempo fa si concentrava sulla normativa proposta dal governo Chavez. Una proposta di legge che, secondo Human Rights Watch, imporrebbe controlli estremamente severi sulle trasmissioni radiofoniche e televisive. Questa situazione testimonia come la polarizzazione della politica venezuelana stia colpendo seriamente la libertà di espressione.

La libertà di comunicazione e informazione rappresenta un tema che le organizzazioni della società civile vorrebbero fosse affrontato in maniera approfondita dal World Summit on Information Society in programma a Ginevra il prossimo dicembre. A questo scopo la Apc (Association for Progressive Communications), la Apc Wnsp (Apc's Women's Networking Support Programme) e la campagna Cris (Communication Rights in the Information Society) hanno pubblicato le loro proposte nell'ambito del processo preparatorio del Wsis.

Fonti: Alainet, Human Rights Watch, Ict Development Agenda.

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