Ungheria, il cuore oscuro dell’Europa

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Orban con Berlusconi – Foto: giornalettismo.it

L’opposizione lo ha ribattezzato Viktator, i partiti nazionalisti lo amano, l’Europa lo censura e lo teme: ma il primo ministro Viktor Orban continua per la sua strada. Alle elezioni del 2010 il suo partito ha ottenuto più dei due terzi dei seggi in Parlamento potendo così cambiare la Costituzione. Promesso, mantenuto. Dal primo di gennaio del 2012 la nuova Costituzione è entrata in vigore. Un misto di revanscismo nazionalista (nella bandiera è ritornata l’aquila di Santo Stefano), di nostalgie della grande Ungheria (con la cittadinanza estesa a tutte le minoranze magiare oltreconfine), di chiusura (con il restringimento dei diritti delle minoranze etniche e religiose), di autoritarismo autarchico (stretta sui media e sulle istituzioni finanziarie del paese). Subito in patria e soprattutto in Europa si è levato un coro di critiche.

Qualcuno tuttavia sostiene Orban. Quasi che mettere Dio nella Costituzione significasse una maggior attenzione all’altro e alla giustizia, cosa che l’adesione al Dio cristiano richiederebbe. Invece l’ideologia sottostante è sempre quella: usare la religione per il nazionalismo. Altro che tradizione. La realtà dei fatti ci descrive un’Ungheria attraversata, come altre nazioni soprattutto dell’est europeo, da pulsioni xenofobe che ci riportano direttamente alle croci di ferro e alle camicie brune degli anni 30.

Anche perché, dal punto di vista economico, la situazione reale del paese è invece disastrosa, anche per colpa dell’allegra e truffaldina politica finanziaria dei governi di sinistra. Ciò potrebbe dimostrare come Orban stia cavalcando una tigre di carta che alla fine dovrà fare i conti con gli odiatissimi “poteri forti internazionali” che però saranno quelli che potrebbero sganciare i quattrini necessari per salvare il paese dalla bancarotta. Tuttavia è difficile che l’intima visione del partito di Orban cambi perché riflette la maggioranza degli ungheresi. La questione riguarda i diritti umani.

In un comunicato del 16 gennaio 2012 Amnesty International ammoniva l’Unione Europea di seguire con attenzione e, se necessario, di prendere i necessari provvedimenti contro la deriva autoritaria che sta allontanando l’Ungheria dagli standard internazionali sul rispetto dei diritti umani.

Amnesty rimprovera all’analisi delle istituzioni europee sul caso Ungheria di essere “troppo focalizzata su difetti tecnici mentre ignora l’impatto profondamente negativo sui diritti umani generato dalla Costituzione e dalle altre nuove leggi”. Ai cittadini è reso più difficile accedere con ricorsi alla Corte Costituzionale ungherese e alla Corte di giustizia europea, alle minoranze sono preclusi alcuni diritti mentre è minacciata la libertà di espressione.

Su quest’ultimo argomento Amnesty pone la sua attenzione “sulla concentrazione del potere sui media assegnato all’autorità nazionale sui media e le comunicazioni. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la conseguente mancanza di imparzialità, poiché l’agenzia può avere un arbitrario controllo sulle questioni legate alla proprietà e alla licenza dei media. Nel dicembre 2011, l’autorità ha deciso di negare la licenza a Klubradio, una emittente radiofonica indipendente di informazione che era stata critica verso il governo. Questo provvedimento ha causato la fine delle trasmissioni dell’emittente dopo che i termini della precedente licenza erano scaduti”.

Una singola agenzia governativa ora ha il potere di mettere a tacere le voci critiche, una situazione, sostiene Amnesty, in contrasto con le norme dell’Unione Europea. Tuttavia l’Europa si è limitata ad aprire tre procedimenti d’infrazione secondo l’articolo 7 del trattato di Lisbona, un provvedimento più blando rispetto a quello che era stato comminato contro l’Austria quando, nel 1999, il partito xenofobo di Haider era entrato nel governo di centrodestra. Questa volta però si tratterebbe di una questione più grave, visto che stiamo parlando di cambiamenti nella Costituzione ungherese.

Sintetizza la notizia il sito Lettera43: “La Commissione europea, ha annunciato il presidente della Commissione, «ha aperto tre procedure d’infrazione contro l’Ungheria per aver varato leggi», quella sui media, quella sulla giustizia e quella che limita l’indipendenza della banca centrale, in contrasto con il diritto Ue. Bruxelles ha anche chiesto chiarimenti urgenti sull’indipendenza dei giudici.

Barroso ha spiegato che il lancio delle procedure di infrazione contro l’Ungheria riguardano l’indipendenza della Banca centrale, l’età pensionabile dei giudici e l’indipendenza dell’Autorità per la privacy. Le procedure, ha spiegato Barroso, «sono il risultato di una solida analisi giuridica». Aggiungendo che è stato chiesto al governo ungherese di dare spiegazioni, «speriamo di avere risposte», ha detto Barroso, «cosa che non è successa finora». «Siamo determinati a che le leggi europee siano rispettate nello spirito e nel merito», ha aggiunto, spiegando di non volere che «il sospetto» resti sul governo di un Paese «che è a pieno titolo parte dell’Unione europea». Inoltre ha annunciato che il 24 gennaio è fissato un incontro a Bruxelles con il primo ministro Orban”.

Intanto il 19 gennaio Viktator si è presentato al Parlamento Europeo in veste di imputato. I toni sono stati accesi e polemici da quasi tutti gli europarlamentari.

“Che ci sia un rinnovamento è vero, ma un rinnovamento può andare nella direzione giusta o in quella sbagliata- ha sottolineato il capogruppo dei verdi Daniel Cohn-Bendit. “E noi diciamo che lei sta andando nella stessa direzione del signor Chavez e del signor Castro e di tutti quei governi totalitari e autoritari che noi combattiamo insieme”.

Il primo ministro ungherese ha evitato completamente le domande dei deputati e rivendicato l’appartenza alla famiglia cristiana europea per giustificare il suo nazionalismo. “Abbiamo sentimenti cristiani, pensiamo che il sentimento di appartenenza ad una nazione sia un valore importante come il valore della famiglia- ha dichiarato Orban. “Forse ci sono molte persone in quest’assemblea che la pensano diversamente, ma credo che questo sia una valore europeo e che siamo liberi di rappresentarlo”.

A difenderlo il leghista Mario Borghezio che in un intervento in aula tra l’altro ha affermato: “Presidente Orban, oggi noi patrioti ci sentiamo qui tutti Ungheresi. Venga da noi in Padania, dove sarà accolto come un eroe, perché noi apprezziamo chi difende la propria sovranità”!

Quasi nessuno in Italia segue il volgare esponente leghista. Anzi si stanno organizzando manifestazioni di solidarietà con i giornalisti ungheresi. Un sit in davanti all’ambasciata ungherese si è svolto l’11 gennaio, promosso dalla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana). Il presidente Roberto Natale ha affermato che la mobilitazione è avvenuta da “cittadini europei, indipendentemente dalla tessera professionale che abbiamo in tasca. Non è accettabile uno scarto così vistoso tra la reattività che provocano le ferite di ordine finanziario e il tono blando, dimesso, delle reazioni che suscitano gli attacchi alle basi della convivenza democratica. È uno scarto, uno “spread” che brucia almeno quanto quello fra i titoli italiani e tedeschi. Chiediamo perciò al governo ungherese di rispettare la libertà dei media, e al governo italiano di mettere il tema della democrazia a Budapest fra gli argomenti che il Presidente Monti tratterà nei suoi numerosi incontri europei di questo mese. Se l’Europa vuole essere cosa viva, se pensa di poter essere qualcosa di più delle sole regole di mercato, la questione ungherese è un’occasione decisiva per farlo capire. No al bavaglio, anche ungherese”

Piergiorgio Cattani

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