Una vita (con la fauna) selvatica #2

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Foto: I.ytimg.com

Prima parte.

L’autostrada TransCanada è una barriera importante per il movimento degli animali e taglia tutta la Bow Valley: sono serviti oltre 20 anni per recintarla e costruire strutture di attraversamento per gli animali... ma ha funzionato! La mortalità degli animali selvatici per incidenti stradali è diminuita dell’80% e, su queste strutture, sono stati documentati oltre 100.000 passaggi. Questo ci dice chiaramente una cosa: che la sfida di creare e mantenere uno spazio confortevole sia per le persone sia per gli animali in zone dove coabitano grizzly e puma con innumerevoli attività umane non è semplice o immediata da risolvere, ma è possibile. Questo vale particolarmente per i corridoi, che vengono spesso utilizzati anche dalle persone soprattutto per attività ricreative come passeggiate nei boschi, allenamenti di corsa o escursioni in bicicletta: uno studio di un anno e mezzo ha raccolto a Canmore oltre 1 milione e mezzo di immagini che hanno come soggetto persone e animali, racconta Melanie Percy, ecologista di Kananaskis.

Il risultato è che il 94% dell’utilizzo di queste aree è da parte delle persone. Nel 61% dei casi si tratta di persone a passeggio con un cane e di queste il 60% non lo tiene al guinzaglio: quello che questi dati ci dicono è che occorre ridurre la pressione sulla fauna selvatica ed educare l’uomo. “Così come in città si controlla il traffico prima di attraversare o così come gli sciatori si accertano del rischio valanghe prima di mettere gli sci ai piedi”, molti hanno voglia di “fare la cosa giusta”, ma non sempre sanno quale sia. Occorre educare le persone alle zone migliori da utilizzare per le proprie attività ricreative, sapendo che ci sono aree che, in alcuni periodi, è meglio evitare di frequentare. Il fatto che la valle si stia popolando implica inoltre che spesso le persone facciano attività ricreative in orari in cui gli animali non se lo aspettano – per esempio nelle ore notturne, nelle quali gli animali tendono a muoversi con maggior frequenza – e aumentano così il disturbo alle abitudini delle molte specie che abitano tutta la foresta, proprio nel momento in cui si sentono più al sicuro. Questo comporta, quindi, la contemporanea riqualificazione ambientale della zona, recuperando sentieri che erano stati abbandonati e riducendo la densità di quelli che invece attraversano aree sensibili, per rendere così queste zone più permeabili agli animali, dando loro lo spazio di cui hanno bisogno per muoversi nella valle e aumentando così le possibilità di una convivenza di successo. 

Si tratta evidentemente di un processo che va di pari passo con il cosiddetto “condizionamento negativo”, programma d’avanguardia che qui viene messo in campo grazie al lavoro delle guardie forestali, che “insegnano” agli animali dove possono o non possono andare e ne monitorano il comportamento. I grizzly mangiano fino a 20 salmoni al giorno, una quantità che, in bacche, equivale a stare chini sui cespugli per ore, concentrati a nutrirsi e fare provviste. Se un ciclista per caso si avvicina, per gli animali rappresenta un fastidio inaspettato, che può contemporaneamente mettere in pericolo l’uomo ed essere causa di incidenti o inseguimenti per allontare “l’intruso” che interrompe la loro missione per nutrirsi.

Ecco perché è di fondamentale importanza incentivare parallelamente attività di comunicazione e sensibilizzazione che raggiungano più persone possibili e trasmettano buone pratiche per la frequentazione responsabile delle foreste: dallo spray antiorso alla conoscenza delle abitudini della fauna selvatica, in special modo dei grandi carnivori, qui si crede profondamente nel potenziamento dell’attenzione verso l’ambiente circostante, come dimostrano le proposte e le attività di Wildsmart, un pluripremiato programma di conservazione proattiva valido come riferimento in termini di sicurezza, sensibilizzazione ed educazione, che si traduce in una meravigliosa opportunità di vivere tra gli animali selvatici, cercando di trovare con loro il giusto equilibrio. Che i bambini trovino i cervi nel cortile della scuola diventa parte della loro routine quotidiana, diventa cultura. E questo è il futuro, riassunto nelle parole di un padre che, a passeggio nel bosco con le sue due bimbe, commenta: “What would life be like if we were not the centre of the universe?”. Cosa potremmo fare di diverso se non fossimo davvero, come pensiamo, il centro dell’Universo? Sarebbe davvero così difficile cambiare qualcosa?

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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