“Un mostro senza freni”: la FIFA di Joseph Blatter

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 Joseph Blatter - Foto: Ibtimes.co.uk

La FIFA riuscirà a superare anche l'ultima inchiesta di oggi? A guardare il passato la scommessa è semplice: ce la farà. Neppure l'FBI sarà in grado di sciogliere il groviglio di interessi che ruota intorno alla potentissima federazione.

Si terranno, venerdì 29 maggio, le elezioni del presidente della FIFA, Fédération Internationale de Football Association, l’organismo che gestisce il calcio professionistico mondiale. A contendersi la vittoria sono rimasti solo due candidati: il 39enne Ali bin Al-Hussein, terzo figlio del re di Giordania Hussein, attuale vicepresidente della FIFA oltre che presidente della federazione giordana; e Sepp Blatter, 79enne dirigente svizzero, presidente della FIFA in carica da quattro mandati e diciassette anni. Tutto sembra indicare che sarà quest’ultimo a confermarsi vincitore.

Gli altri tre contendenti che si erano candidati con l’intenzione di sfidare Blatter si sono sfilati nel corso degli ultimi mesi, criticando il sistema elettivo e la gestione della campagna elettorale da parte della FIFA, cioè di Blatter stesso. A febbraio si è ritirato Jerome Champagne, un ex dirigente FIFA francese; e la settimana scorsa si sono fatti da parte Michael van Praag, presidente della federazione olandese, e Luis Figo, ex calciatore di fama internazionale. Quest’ultimo ha dichiarato che “questo processo elettorale è tutto tranne che un'elezione, è un plebiscito per consegnare il potere assoluto a un uomo”. Non solo Figo: in molti, inclusi gli ex calciatori Michael Platini e Diego Armando Maradona, hanno criticato Blatter per non aver organizzato un dibattito pubblico fra i candidati. Il presidente uscente è anche l’unico tra i candidati a non aver reso noto il suo programma elettorale: a chi gli chiedeva ragione di questa scelta ha risposto di fare parte della FIFA da quarant’anni e di esserne presidente da 17: “non farò campagna elettorale, questo è il mio programma”. E così anche sui suoi rivali: “Sono il presidente, non un candidato. Perciò non voglio parlare di loro”. Non è tuttavia solo per via della sua insopportabile tracotanza che Sepp Blatter è dipinto come uno dei più abietti personaggi pubblici in circolazione da gran parte della stampa e dei media internazionali.

L’immagine controversa di Sepp Blatter risale alla sua prima elezione, nel 1998. All’epoca lo svizzero sconfisse Lennart Johansson, un vice presidente della FIFA che aveva fatto della trasparenza finanziaria il punto di forza della sua campagna ed era appoggiato dalle federazioni europee e africane. Blatter, invece, era invece sostenuto da Mohamed bin Hammam del Qatar e pare che intense operazioni di lobbying prima del voto avessero incluso offerte fino a $50,000 ai delegati africani. Blatter vinse a sorpresa con 111 voti contro gli 80 di Johansson e ha replicato alle insinuazioni sul suo coinvolgimento rispetto alle presunte mazzette versate all’hotel Meridien Montparnasse con un laconico: “Io non ero presente, quindi non posso essere stato io”. Oggi, dopo le recenti critiche per discutibile gestione dei Mondiali in Brasile, è di nuovo il piccolo Paese del Golfo a proiettare un’ombra lunga sul presidente della FIFA, la cui amministrazione è accusata per la scarsa trasparenza con cui ha assegnato i Mondiali del 2022 al Qatar. L’anno scorso un’inchiesta del Sunday Times svelò che i Mondiali fossero stati assegnati in seguito alla corruzione da parte di un alto dirigente della FIFA. Le accuse del Sunday Times e le pressioni esterne portarono la FIFA a condurre un’inchiesta interna sulla vicenda, il cui risultato è stato ritenuto non rilevante dal comitato etico della stessa FIFA che non ha voluto renderlo pubblico. Nel frattempo i lavori per preparare i Mondiali più costosi della storia continuano nonostante le migliaia di morti tra gli operai coinvolti e le critiche delle NGO internazionali che denunciano le gravi violazioni di diritti umani in corso. Nelle sue ultime uscite pubbliche, Blatter ha mantenuto la sua posizione sui Mondiali in Qatar e non sembra intenzionato a fare marcia indietro.

Mentre queste storie, come pure recenti sospetti di corruzione, hanno trasformato Sepp Blatter in uno dei personaggi vilificati dalla stampa internazionale, il presidente uscente sembra avere in pugno la riconferma alla guida della FIFA. Come è possibile?

La vittoria di Blatter posa su due pilastri. Primo, la gestione finanziaria. Negli ultimi quindici anni l’amministrazione Blatter è riuscita ad aumentare a dismisura le entrate della FIFA, trasformando, per stessa ammissione del presidente, in “un mostro senza freni … [dotato di] un potere meraviglioso e allo stesso tempo spaventoso”. In un’inchiesta di Bloomberg intitolata “Un campionato tutto suo: come fa Blatter a controllare il gioco del calcio” ha raccontato fra le altre cose che “Nei quattro anni fiscali che si sono conclusi nel dicembre del 2014, la FIFA ha avuto entrate di 5,72 miliardi di dollari dalla vendita dei diritti televisivi e dalle sponsorizzazioni da aziende come Coca-Cola e Adidas. Di questi, 358 milioni sono andati alle squadre, mentre i Mondiali hanno avuto spese in carico alla FIFA di circa 2,22 miliardi di dollari (il Brasile ne ha spesi circa 10). In generale nello scorso decennio, a causa dell’aumento delle proprie entrate, la FIFA è stata in grado di accumulare una riserva di 1,52 miliardi di dollari, partendo praticamente da zero”. I capi di governo alla guida di un Paese con un’economia solida sono soliti avere vita facile alle elezioni: simili principi probabilmente valgono anche per le elezioni del principale organo di governo del calcio mondiale.

Grazie alle risorse finanziarie di cui dispone la FIFA, nel corso degli anni Sepp Blatter ha plasmato un sistema per che gli dona un controllo virtuale praticamente assoluto su queste elezioni. Secondo il Wall Street Journal uno dei principali programmi di sviluppo della FIFA, il Goal programme – attivo dal 1999 – consente alle singole “piccole” federazioni di fare richiesta per ottenere un finanziamento legato al calcio per un massimo di 500mila dollari a progetto - quest’anno il tetto verrà alzato a 600mila dollari. Dal 1975, quando Blatter ricopre cariche dirigenziali, sono entrate a far parte della FIFA 68 nuove federazioni, ciascuna con il diritto di voto alle elezioni presidenziali. Ciascuna di queste nuove federazioni può fare richiesta per ottenere finanziamenti, e il Wall Street Journal suggerisce che più un paese è piccolo e più ha delle possibilità di ottenerli: cosa che inevitabilmente li porterà ad appoggiare Blatter e la sua dirigenza, che li hanno concessi. Il trucco è riassunto da Bloomberg: “È un sistema puramente elettorale: la maggior parte dei soldi viene assegnata a piccole federazioni di paesi con una scarsa diffusione del calcio e nessuna speranza di partecipare ai Mondiali, come le Cayman o Montserrat”. Questi Paesi hanno diritto a un voto alle elezioni presidenziali alla pari di tutti i membri FIFA.

Alcuni Paesi occidentali si lamentano di un indebito vantaggio di Blatter su qualsiasi avversario nel voto di oggi. Molte associazioni nazionali di calcio europee temono che il loro voto presumibilmente segreto non rimarrà tale. Ma Blatter non sta nemmeno ascoltando: per lui, il milione di abitanti di Trinidad e Tobago sono tanto importanti quanto i 65 della Francia e senz’altro più importanti delle migliaia di testate della stampa occidentale che criticano in maniera più o meno implicita. Spregiudicato, calcolatore e sempre sulla cresta dell’onda: il Financial Times lo ha chiamato “un genio”, il Daily Mail “un compiaciuto gnomo ipocrita di Zurigo”, il Guardian "il principale dittatore non omicida del secolo scorso”. Nel 2011, prima di vincere la sua quarta elezione, Blatter aveva promesso che sarebbe stata l’ultima e che nel 2015 non si sarebbe ricandidato. Oggi invece tutto sembra indicare che l’uomo più odiato del calcio mondiale continuerà anche ad essere quello con maggior potere, almeno fino al 2019.

Lorenzo Piccoli

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