Mondiali in Brasile: dove è la festa?

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Festa mondiale? – Foto: news.gr.msn.com

La partita inaugurale dei Mondiali di calcio in Brasile, quella tra la Seleçao e la Croazia, sarà giocata tra meno di due settimane: il 12 giugno. Sarà allora, in un’atmosfera festosa, che celebreremo il rapidissimo progresso economico e sociale del Brasile. Quando nel 2007 il Brasile fu scelto come il Paese che avrebbe ospitato la Coppa del Mondo FIFA 2014 l’allora presidente Luis Inácio “Lula” da Silva godeva di un radicato consenso popolare e l’economia era in fase di espansione. Il Brasile era pronto a diventare una grande Potenza globale e i Mondiali di calcio del 2014 sembravano l’occasione ideale per la consacrazione finale.

Tuttavia, anche se il tripudio della competizione nasconderà quello che è venuto prima, non dovremmo dimenticare il percorso tormentato e a tratti disastroso che ha accompagnato il Brasile fino al calcio di inizio di questi Mondiali. Oggi, a pochi giorni dal calcio di inizio, quindi ben al di là della data di scadenza iniziale fissata per dicembre 2013, la metà degli stadi della competizione devono ancora essere completati. Tanto che qualche mese fa il presidente della Fifa, il discusso Sepp Blatter tuonò: “nessun Paese è mai stato così indietro con la preparazione come il Brasile”. Più recentemente Blatter è andato oltre, aggiungendo che “non si può rendere felici tutti quanti, è ovvio. I brasiliani sono un po’ scontenti perché è stato promesso loro molto. Il Brasile è di fatto la sesta economia mondiale, e quando alla presidenza c’era Lula, egli disse: il paese sarà migliorato, ma per questo occorre anche la volontà di un popolo che lavora, e questa società che Lula voleva creare si è divisa”. Un altro portavoce Fifa è andato meno per il sottile e ha detto che i brasiliani “avrebbero bisogno di un bel calcio in culo”. Più raffinato, ma sulla stessa linea il messaggio di un recente articolo dell’Economist, che ha ironizzato sull’improduttività dei lavoratori brasiliani, “gloriosamente improduttivi”.

Il problema va ben oltre la competizione sportiva. Numerosi osservatori hanno rilevato che esiste un forte disavanzo tra la domanda delle famiglie e la limitata offerta di prodotti e servizi nel Paese. La crescita di inizio secolo ha stimolato un forte consumo di beni, che tuttavia non è corrisposto a un aumento adeguato della produzione. La prima conseguenza di questa differenza tra offerta e domanda è stata un forte aumento dell’inflazione del real, la moneta nazionale. Secondo i dati dell’OCSE e della Banca Mondiale, Il Brasile è tra i paesi con il maggior tasso d’inflazione del Sud America, inferiore solo a Paesi come l’Argentina e il Venezuela. Le conseguenze sul più lungo termine rischiano di essere ancora peggiori. Intanto pochi giorni fa l’agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s (S&P) ha declassato il Brasile da BBB a BBB-, appena un livello sopra lo status di “Junk”, spazzatura.

Il governo brasiliano spera ancora che la Coppa del Mondo di calcio aiuti il Paese a tornare sotto una luce positiva. Per evitare una figuraccia su scala globale, il governo ha tuttavia dovuto intensificare gli investimenti, nonostante inizialmente si era prospettato che la maggior parte delle spese sarebbe stata coperta da fondi privati. Alla fine invece il settore pubblico ha pagato il 99% dei costi dell’organizzazione per una spesa finale di oltre 15 miliardi di dollari, una cifra pari a oltre quattro volte tanto quella dei precedenti Mondiali in Sudafrica.

Non c’è da sorprendersi, dunque, se una parte consistente della popolazione brasiliana è contraria ai Mondiali. Le mobilitazioni contro l’organizzazione dell’evento, sotto lo slogan “Não vai ter Copa!” (No alla Coppa del Mondo), sono iniziate già nel 2013 in corrispondenza con la Confederations Cup giocata in Brasile. Da allora, i movimenti sociali non si sono fermati e spesso hanno paralizzato intere città. Le proteste potrebbero intensificarsi ora che la Seleçao ha iniziato a prepararsi per la competizione: questi giorni sono stati poco incoraggianti per coloro che confidavano in un graduale sgonfiamento delle proteste con l’avvicinarsi della Coppa.

Il governo di Dilma Rousseff, la cui popolarità è in costante calo e ormai prossima a scendere sotto il 35% a pochi mesi delle elezioni di ottobre, ha risposto al dilagare delle proteste con una nuova legislazione anti-terrorismo, che mobiliterà oltre 170.000 persone tra poliziotti e membri dell’esercito durante la manifestazione sportive. Si tratta del 22 per cento in più del Sud Africa nel 2010, circostanza nella quale pure la mobilitazione delle forze dell’ordine era stata sontuosa. La “Presidenta” si gioca gran parte delle sue possibilità di rielezione al primo turno proprio sul successo dell’evento.

Secondo Raquel Rolnik, rappresentante delle Nazioni Unite per il diritto all’abitazione, in Brasile si sta prendendo come scusa la Coppa del Mondo del 2014 per cambiare la struttura e l’organizzazione dello stato e delle città brasiliane senza una previa discussione pubblica. Anche Amnesty International ha denunciato che 150mila persone sono state sfrattate dalle loro case per permettere la costruzione degli stadi dei Mondiali di calcio, mentre città come Porto Alegre, Rio de Janeiro e San Salvador de Bahia hanno ridotto l’estensione e il numero delle zone di preservazione ambientale permanente per fare spazio alle nuove infrastrutture. Aggiungiamo a questo i problemi legati ai diritti civili, compressi per accelerare l’organizzazione dell’evento: molte Ong non sono preoccupate dell’aumento della prostituzione durante i Mondiali – sui media hanno recentemente ricevuto attenzione i corsi di inglesi gratuiti per le prostitute di Mina Gerais in vista dell’evento - e hanno denunciato che l’accelerazione dei lavori è stata resa possibile da risparmi eccessivi sui materiali e sulle regole di sicurezza, che sono costate la vita a otto lavoratori morti sui cantieri negli ultimi sette mesi.

Tra pochi giorni staremo festeggiando l’inizio dei Mondiali di calcio, celebrando un altro grande successo per una manifestazione planetaria. Proviamo, allora, a ricordarci anche del percorso catastrofico che ha permesso al Brasile di presentarsi a questo appuntamento.

Lorenzo Piccoli

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