"Tutti i figli che volete": la Cina in angoscia per l’invecchiamento della popolazione

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Foto:  Asianews.it

Sotto la spinta di attivisti e demografi, con l’angoscia per il crescente invecchiamento della popolazione, la Cina sta pensando di togliere ogni barriera al numero dei figli che una coppia può avere. Secondo indiscrezioni di Bloomberg, del 21 maggio scorso, una commissione di ricerca del Consiglio di Stato sta studiando le ripercussioni sociali sulla possibile fine della politica di contenimento delle nascite nel Paese. Questo ridarebbe alle coppie il diritto di avere tutti i figli che vogliono, un diritto loro sottratto dalla fine degli anni ’70.

Nel 1979, con Deng Xiaoping, è stata imposta nel Paese la legge del figlio unico. Applicata con radicale e spietata metodicità, la legge ha portato a violazioni di diritti umani, multe esose, sterilizzazioni e aborti forzati per decenni. A causa della preferenza di figli maschi – soprattutto nelle campagne – la legge ha causato anche uno squilibrio nel rapporto fra maschi e femmine, con genitori che ricorrevano ad aborti selettivi di feti femminili. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) mancano circa 40 milioni di donne nel bilancio fra maschi e femmine, alimentando il commercio di donne e mogli dalla Corea del Nord, dal Vietnam e dalla Cambogia.

La drastica diminuzione delle nascite ha portato all’invecchiamento della popolazione e alla riduzione della forza-lavoro. Per questo, nel 2013 il governo ha dapprima permesso di avere due figli alle coppie in cui almeno uno dei partner era un figlio unico; poi, oltre due anni dopo, non registrando alcun incremento significativo, ha concesso che ogni coppia potesse avere due figli. Ma anche questo non ha prodotto risultati importanti perché molte coppie hanno dichiarato di non volere più di un figlio perché essi costano molto come tempo e denaro. Nel 2017, anche con questo allargamento, vi sono state meno nascite dell’anno precedente: 17,23 milioni al posto di 17,86 milioni (nel 2016).

Intanto l’invecchiamento della popolazione si è accresciuto: secondo l’Ufficio nazionale di statistiche, nel 2017 la popolazione al di sopra dei 65 anni ha raggiunto i 158,31 milioni, ossia l’11,4%. Dieci anni prima essa era il 7%. Per l’Oms, una società comincia ad invecchiare proprio quando gli ultra65enni superano il 7% dell’intera popolazione. Nello stesso tempo, la forza lavoro – in un’età compresa fra i 16 e i 59 anni – si è ridotta di più di 5 milioni di unità, aprendo uno scenario di incrementi nelle spese sanitarie e di pensione e di diminuzione di persone che possano sostenere lo sviluppo economico come è avvenuto finora.

Nel coro di coloro che vorrebbero la cancellazione di ogni limite nell’avere figli, vi è l’imprenditore e studioso James Liang. Nel suo ultimo libro, The Demographics of Innovation (La demografia dell’innovazione, 2018), egli mostra che l’invecchiamento della popolazione influenza la capacità di inventiva, di creatività e di sviluppo economico. Per questo egli spinge la Cina a togliere i limiti al numero di figli per coppia e a sostenere le spese per ogni nuovo nato con bonus alle famiglie. Il rischio, per Liang, è che la Cina si fermi.  Per Liang, la crisi economica in cui versa il Giappone attuale è dovuta proprio alla demografia e all’invecchiamento della popolazione.

Nel 2050, la Cina avrà oltre 480 milioni di ultra sessantenni (il 34,9%). E intanto, nel 2017 il tasso di fecondità delle donne cinesi è stato di 1,2: il più basso del mondo. Sono in molti a pensare che anche con una cancellazione dei limiti sulle nascite, non vi sarà un’inversione di tendenze. Chen Jian, già capo di una commissione dell’Ufficio per il controllo della popolazione, afferma che “togliere ogni limite alle nascite avrà pochi effetti sul declino delle nascite in Cina”. Forse, egli dice “è ormai troppo tardi”.

Da: Asianews.it

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